Dal 2012 ad oggi pisa ha perso un quarto dei suoi negozi: 311 attività di commercio al dettaglio che hanno chiuso i battenti nell'arco di 13 anni, con una media di 24 attività perse ogni anno.
E' quanto emerge dall'11esima edizione dell'Osservatorio della demografia d'impresa nelle città italiane realizzato a livello nazionale da Confcommercio sui cambiamenti del commercio e delle imprese.
Insieme al calo di attività commerciali e ambulanti spicca per la prima volta un trend negativo anche per i bar e i ristoranti nelle aree più periferiche, con un andamento più stabile nel centro storico. Preoccupante il calo di attività come ferramenta (- 47%), edicole (- 42%), media e grande distribuzione (- 42%), libri e giocattoli (- 38%), abbigliamento e calzature (- 30%), commercio ambulante (- 22%), profumerie, fiorai e gioiellerie (- 22%).
“Questi dati purtroppo non ci sorprendono: il commercio al dettaglio è colpito da un'emorragia costante che rischia di prosciugare i nostri centri -commenta il direttore generale di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli - una desertificazione alimentata dalla concorrenza spietata dell'online, da costi di gestione elevati e da una burocrazia asfissiante, con tutte le incertezze legate all'evolversi della guerra in Medio Oriente che prospetta un futuro ancora più inquietante. In questo contesto le famiglie, strette tra spese obbligate e necessità di risparmiare, riducono drasticamente gli acquisti, indebolendo ulteriormente il commercio tradizionale”.
Per invertire la rotta? Secondo il direttore dell'associazione di categoria serve una "legge d'emergenza" che "Preveda detassazione totale per 5 anni per le nuove aperture, decontribuzione sui contratti di lavoro e una semplificazione burocratica estremo, oltre a riequilibrare il peso fiscale che vede le imprese pagare il 70% contro il prelievo irrisorio sui giganti globali dell'online, mettere in campo interventi mirati per disciplinare l'offerta commerciale nei centri storici e incentivare l'utilizzo dei locali sfitti".
A Pisa, spiega Confcommercio, "Le maggiori criticità si registrano soprattutto in periferia, mentre almeno quantitativamente il centro storico tiene, anche se complessivamente la riduzione del commercio al dettaglio segna un arretramento del 18% rispetto al 2012".
In controtendenza i dati relativi al comparto ricettivo, che mostra segnali positivi seppur con differenze tra le varie tipologie strutture: il numero degli alberghi si è mantenuto sostanzialmente stabile, mentre per altre forme di alloggio (come vacanze, affittacamere, bed & breakfast e residence) dal 2012 sono quasi triplicate.
Nelle zone periferiche soffrono sia i bar (-32%) sia i ristoranti (-5% negli ultimi sei anni), mentre nel centro storico il calo risulta più contenuto.