Politica

Navicelli, "Port Authority non in grado di gestire 30 milioni"

La seconda commissione consiliare prende in esame la richiesta di Diritti in Comune e La Città delle Persone: "Società senza requisiti Anac"

La Port Authority non ha le qualificazioni Anac per progettare, affidare ed eseguire appalti pubblici. La denuncia è mossa dai gruppi consiliari di Diritti in Comune e La Città delle Persone, che per questo hanno presentato nella seconda commissione consiliare di controllo e garanzia un punto all'ordine del giorno che riguarda da vicino la società partecipata al 100% dal Comune.

Secondo Diritti in Comune, la lista rappresentata da Giulia Contini in Consiglio comunale, Port Authority non avrebbe infatti quei requisiti che il Codice degli appalti richiede agli enti per poter gestire le gare d'appalto. Tema di cui, appunto, deve occuparsi Anac, ovvero l'Autorità Nazionale Anticorruzione.

"Tale situazione limita la possibilità per la Port Authority di Pisa di operare come stazione appaltante, potendo farlo solo per importi modesti - hanno spiegato - non certo i 30 milioni di euro per la messa in sicurezza delle sponde del Canale dei Navicelli. È lo stesso deputato Edoardo Ziello che ha detto di aver fatto approvare un emendamento al decreto legge del 29 Giugno 2024 che prevede un contributo straordinario al Comune di Pisa di 10 milioni di euro annui per 2024, 2025 e 2026 con lo scopo di completare le opere di consolidamento delle sponde e di recupero funzionale del Canale. Ma l’emendamento non si ferma al contributo straordinario, ma impone al Comune come procedere alla realizzazione dell’intervento: attraverso la società partecipata Port Authority".

"E tutto questo senza tenere conto che la Port Authority non è in grado di gestire questo contributo, non possedendo quei requisiti di organizzazione e consistenza della struttura, competenze acquisite e professionalità dimostrata, necessari per ottenere la qualificazione Anac - hanno proseguito - la struttura di Port Authority, inoltre, è composta da un numero bassissimo di personale, tant’è che il Consiglio di amministrazione è stato ridotto da cinque a tre membri per non continuare a incorrere in violazioni delle normative vigenti sulle società partecipate".

"Insomma, affidare importanti funzioni quali la gestione di milioni di euro a una società in house con personale ridotto e privo delle necessarie competenze non è solo una scelta discutibile: è un atto di irresponsabilità politica - hanno concluso - il punto non è difendere uno schema organizzativo per principio, ma garantire che le risorse pubbliche siano gestite con serietà, competenza e nell'interesse pubblico".