Criticità nel reclutamento delle educatrici nei servizi per la prima infanzia. A sollevare il tema è la CUB Pubblico Impiego, che punta l’attenzione sulla situazione di alcune lavoratrici attualmente impiegate nei nidi comunali.
Secondo quanto riportato dal sindacato, ci sarebbero ancora educatrici precarie senza il titolo di laurea breve, oggi richiesto per partecipare ai nuovi bandi. Si tratta di personale con anni di esperienza che, in base alle norme introdotte dal 2024, rischia di non poter più accedere alle future selezioni.
“Nei giorni scorsi abbiamo appreso che al Comune di Pisa ci sono ancora educatrici precarie senza quei titoli di studio (laurea breve) oggi indispensabile per operare nei nidi” scrive la CUB, sottolineando come queste lavoratrici abbiano maturato un lungo percorso professionale all’interno del sistema educativo.
Il nodo riguarda il recente bando per il reclutamento a tempo determinato, sul quale il sindacato ha già evidenziato alcune criticità.
Al centro della richiesta c’è la possibilità di utilizzare strumenti già previsti dalla normativa, in attesa che le lavoratrici possano eventualmente conseguire i requisiti richiesti. “Al Sindaco di Pisa e alla Giunta Conti non chiediamo di operare al di fuori della legalità ma piuttosto di avvalersi di alcune norme in attesa magari che queste lavoratrici possano acquisire eventualmente i requisiti necessari” si legge nella nota.
Il sindacato chiede inoltre di continuare ad attingere dalle graduatorie esistenti e di non escludere il personale con maggiore anzianità. “Chiediamo invece di continuare ad attingere prioritariamente dalla vecchia graduatoria con incarichi destinati anche alle non laureate con anzianità di servizio”.
Una posizione che va letta anche in un contesto più ampio, segnato anche da carenze di organico nei servizi educativi. “Sarebbe opportuno verificare la possibilità di stabilizzazione di queste figure professionali e nel frattempo non chiudere la porta a lavoratrici esperte e stimate considerando che ad oggi tra il personale educativo permangono dei buchi di organico”.
Infine, la critica a una lettura rigida delle norme. “Nascondersi invece dietro a una lettura meccanica delle norme chiudendo la porta anche a soluzioni ponte non sarebbe una prassi rispettosa nei confronti di alcune lavoratrici”.