Erano soltanto in quattro nel settore ospiti dello stadio Romeo Menti. Quattro tifosi nerazzurri riusciti ad assistere a Juve Stabia-Pisa perché non residenti in Toscana, esclusa dalla trasferta a causa delle restrizioni imposte per la gara.
Tra loro c’era Matteo Ruggeri, pisano di nascita ma residente a Venezia da quando era bambino. Ha vissuto anche per 23 anni nella zona di Washington DC e oggi lavora in Italia, come consulente indipendente con partita Iva, per la stessa agenzia di viaggi con cui aveva collaborato a lungo negli Stati Uniti.
Con lui abbiamo ripercorso una trasferta particolare: il caldo soffocante, la paura per il malore di Rosen Bozhinov, la disponibilità del personale della Juve Stabia e la gioia per una vittoria attesa personalmente da quasi due anni.
A Castellammare di Stabia eravate soltanto in quattro nel settore ospiti. Raccontaci com’è andata.
"Eravamo io, un amico pisano residente a Trieste e due ragazze campane che non avevamo mai visto prima. Io e il mio amico ci siamo incontrati per puro caso all’ingresso dello stadio, dopo una vita che non ci vedevamo. Le due ragazze sono arrivate poco dopo. Devo dire che il personale della Juve Stabia è stato gentilissimo. Una persona è venuta a darci il benvenuto e, siccome il bar del settore ospiti non era stato aperto perché eravamo soltanto in quattro, ci hanno portato acqua per tutta la partita senza farci pagare nulla".
Il caldo si è percepito anche sugli spalti?
"Sì, faceva davvero caldissimo. Durante le interruzioni cercavamo un po’ d’ombra in un angolo del settore. Quando la partita riprendeva, però, tornavamo subito al nostro posto. Non volevamo abbandonarlo, anche per scaramanzia".
Cosa avete provato quando Rosen Bozhinov si è accasciato a terra?
"All’inizio non riuscivamo a capire cosa fosse successo. Poi abbiamo visto i barellieri arrivare di corsa e ci siamo resi conto che poteva essere qualcosa di grave. Abbiamo temuto anche un infarto. L’ambulanza era proprio sotto il nostro settore: lo ha caricato ed è partita a tutta velocità. Una mia amica da Roma ha iniziato ad aggiornarci e anche lo speaker dello stadio ha continuato a dare notizie, fortunatamente sempre più rassicuranti. Quando abbiamo saputo che Rosen stava meglio, abbiamo sperato che la partita potesse riprendere. Arrivando dal Nord Italia non era stata una trasferta semplice da organizzare. La cosa più importante, comunque, è che alla fine sia andato tutto bene".
Com’è stato seguire la partita praticamente da soli nell’intero settore?
"È stato strano, perché c’eravamo davvero soltanto noi quattro. Alla fine, però, è stato anche divertente, lasciando naturalmente da parte quanto accaduto a Bozhinov. Si era creata una bella atmosfera tra noi. Nel settore c’era anche uno steward napoletano, una persona gentilissima che ci ha fatto compagnia durante la partita".
Cosa avete provato dopo la vittoria?
"Ero molto contento. Ho visto una squadra solida e un allenatore che ha indovinato tutti i cambi. Alcuni giocatori sono davvero fortissimi. In difesa c’è ancora qualcosa da sistemare, ma mi sembra che il Pisa sia sulla buona strada. Sono fiducioso. Per me è stata anche una liberazione personale: l’ultima vittoria che avevo visto dal vivo era stata il 2-1 contro la Cremonese di due stagioni fa".
La tessera del tifoso serve ancora a qualcosa?
"Secondo me no. Nessuno di noi quattro aveva acquistato il biglietto attraverso la tessera del tifoso. Siamo entrati semplicemente perché non residenti in Toscana. Non ha alcun senso chiedere ai tifosi di sottoscriverla e poi vietare comunque le trasferte proprio a chi l’ha fatta. I biglietti sono già nominali e negli stadi ci sono telecamere ovunque. Tutto questo dovrebbe essere più che sufficiente".