Politica

Non si placano le critiche per la "Legge Montagna"

Proteste dal territorio contro la nuova legge Montagna, “Penalizza chi vive aree fragili”. La provincia di Pisa quasi tutta esclusa

La nuova classificazione prevista dalla Legge Montagna, entrata in vigore il 12 Settembre 2025, accende la protesta in provincia di Pisa. La norma, approvata dal Governo Meloni e formalizzata con il Dpcm collegato, ridefinisce i parametri per il riconoscimento dei comuni montani. Il risultato, per il nostro territorio, è pesante: restano fuori quasi tutti i comuni dell’area pisana e della Val di Cecina, ad eccezione del solo Castelnuovo Val di Cecina.

Calci, Buti, Volterra, Pomarance, Montecatini Val di Cecina, Monteverdi Marittimo: territori che per anni hanno usufruito di agevolazioni e strumenti fondamentali per garantire servizi essenziali a chi vive nelle aree più periferiche, ora rischiano un brusco ridimensionamento.

“Una vera e propria bastonata per la nostra provincia” ha detto Enrico Bruni, segretario provinciale dei Giovani Democratici, che ha parlato di un “attacco nei confronti delle nuove generazioni e del loro diritto a restare nei propri territori”.

Preoccupazione condivisa anche da Francesca Vasone, segretaria GD Lungomonte, “Solo negli ultimi anni Calci e Buti hanno ottenuto quasi un milione di euro per investimenti grazie alla classificazione montana. Cancellarla significa togliere risorse importanti per il dissesto idrogeologico, l’ambiente e le imprese locali”.

Il colpo, secondo la Cia Etruria, rappresenta un ulteriore passo indietro per la tenuta sociale dei piccoli centri. “Una legge incomprensibile che penalizza ulteriormente i comuni rurali già oggetto di spopolamento” ha dichiarato la presidente Cinzia Pagni. “Pensavamo che questa legge avrebbe riconfermato i comuni in difficoltà oggettiva. Invece no. Auspichiamo un dietrofront”.

Anche la politica locale è sul piede di guerra. Le parlamentari Pd Ylenia Zambito e Simona Bonafè, insieme al deputato Marco Simiani, hanno attaccato frontalmente l’Esecutivo: “Se confermate le indiscrezioni, sarà un colpo durissimo per sanità, scuola, viabilità, imprese. Una scelta che rischia di condannare questi territori a un lento declino”.

Zambito ha aggiunto,“Ci sono comuni che già faticano a garantire servizi scolastici e sanitari, e che ora potrebbero vedere chiusi plessi e tagliati presìdi fondamentali. È assurdo escludere territori che per conformazione e distanza dai centri urbani hanno esigenze specifiche”.

Il professor Rossano Pazzagli, dell’Università del Molise, ha criticato la ratio della nuova classificazione: “Una riclassificazione fatta a tavolino col righello, senza nessuna considerazione per le condizioni sociali, economiche e demografiche dei territori. La montagna non è solo altimetria, ma una condizione esistenziale dei luoghi”.

La protesta si allarga. Dal PD ai sindaci locali, fino alle associazioni di categoria e ai movimenti giovanili, cresce la pressione per una revisione della norma. “Serve un’azione comune per chiedere al Governo di ripristinare la classificazione montana dei nostri comuni” ha concluso la segreteria provinciale GD. “Non possiamo tollerare che aree già fragili vengano abbandonate in nome di calcoli tecnici lontani dalla realtà”.