"Pensavo fosse amore e invece era un calesse"? No, in questo caso la commedia politica andata in scena in città ieri sera potrebbe avere un altro titolo. "Pensavano fosse fascismo, invece era un cappotto termico". Quello che nel giro di poche ore era diventato un caso politico cittadino, con condanne, richiami all'antifascismo e allarmi per alcune presunte scritte comparse alla scuola Collodi, si è trasformato in una clamorosa gaffe. Alla fine infatti il fascismo non c'entrava nulla. La frase "Si fascia" non aveva infatti alcun significato politico: era un'indicazione lasciata dagli operai impegnati nel cantiere. E quelli interpretati come simboli riconducibili alla svastica erano frecce utilizzate per indicare le parti dell'edificio interessate dagli interventi.
Una spiegazione molto meno inquietante rispetto a quella che aveva infiammato il dibattito politico nella giornata di Domenica 16 Agosto. Tra i primi a intervenire erano stati esponenti del Partito Democratico, tra cui il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo, indicato tra i possibili futuri candidati del centrosinistra alla carica di sindaco di Pisa, e la senatrice Ylenia Zambito, entrambi con un comunicato stampa inviato alla nostra redazione. Sul caso era intervenuto anche il consigliere comunale Enrico Bruni, che successivamente ha cancellato il proprio post.
L'equivoco era nato proprio dalle scritte lasciate sulle pareti durante i lavori. Espressioni tecniche come "Si fascia" e "No fascia", insieme ad alcuni segni grafici tracciati sul muro, erano state interpretate come riferimenti all'immaginario fascista e nazista. La successiva ricostruzione della loro origine ha però completamente ribaltato la vicenda.
A quel punto, inevitabilmente, dal centrodestra è partita la controffensiva, con una buona dose di ironia. Particolarmente duro Angelo Ciavarrella, capogruppo in Consiglio comunale di Futuro Nazionale con Roberto Vannacci. "Il 16 Agosto è stato surriscaldato, qualora ce ne fosse stato bisogno, dal disperato grido di allarme di ben tre esponenti DEM pisani che hanno scambiato per un rigurgito del ventennio le scritte fatte sui muri dagli operai impiegati nei lavori alle scuole Collodi".
Ciavarrella ha ironizzato soprattutto sull'interpretazione data alle indicazioni del cantiere. "Immagino che quegli operai scrivendo sui muri le parole 'SI FASCIA - NO FASCIA' e disegnando alcune frecce non si sarebbero mai aspettati la boutade che ne è seguita".
Il consigliere ha quindi rivolto la propria "più profonda e ironica solidarietà" agli operai, le cui annotazioni sarebbero state "scambiate per un attacco alla democrazia". Poi l'affondo politico contro Bruni, Mazzeo e Zambito, ai quali Ciavarrella assegna ironicamente "il premio estivo per la saggistica fantasy".
"La prossima volta, prima di lanciare allarmi democratici domenicali, non ritengano più opportuno aspettare il lunedì e consultare un geometra o il capo cantiere", ha aggiunto Ciavarrella. "Eviteranno di scambiare un tubo del gas in manutenzione o le indicazioni per installare un cappotto per una minaccia alle libertà civili".
Ancora più sarcastico Simone Fabbrini, consigliere comunale di Futuro Nazionale, che ha aperto il proprio intervento con "Vi racconto una barzelletta". Fabbrini ha ricostruito a modo suo la vicenda: "Un giorno qualche esponente della sinistra pisana si sveglia e vede dei simboli strani sul muro di una scuola pubblica, decidendo che quella era l'occasione giusta per tornare a parlare dei cattivi fasssisti".
"Poco dopo – nell'umiliazione totale – scoprono che le scritte sul muro erano state effettuate da alcuni operai per procedere nel cantiere", ha proseguito. Quindi la conclusione: "Ecco... questa non è una barzelletta uscita male ma ciò che il Partito Democratico ha di meglio da offrire e cioè il nulla più assoluto. Fatevi curare, il caldo dà alla testa!".
La vicenda ha rapidamente scatenato anche l'ironia sui social. Tra i commenti arrivati anche da lettori di QUInews Pisa e da esponenti del centrodestra, è circolata una battuta diventata quasi inevitabile dopo il chiarimento. Il vicecapogruppo di Pisa al Centro Lorenzo Vouk ha commentato: "Ah ma non è Lercio?". Anche Maurizio Nerini, consigliere comunale di Fratelli d'Italia rincara la dose, "Vi ci vuole uno bravo davvero". Così come Francesco Niccolai, consigliere comunale passato al gruppo misto, che ha condiviso gli screen dei post cancellati dai politici del Partito Democratico. "Post invecchiati malissimo... e spariti dalla circolazione. Ma prima che fosse detto loro che si trattava di scritte di cantiere, come potevano aver rinvenuto qualcosa di asseritamente fascista? Credo che non siano necessari ulteriori commenti"
Così, nel giro di poche ore, quello che era stato presentato come un caso di scritte fasciste e naziste su una scuola si è chiuso con una spiegazione molto più prosaica: nessuna propaganda politica, ma indicazioni di lavoro lasciate dagli operai per la realizzazione del cappotto termico.