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Takeda, Cgil, “Accordo separato inaccettabile”

Filctem e Nidil contestano l’intesa firmata da azienda, Adecco e Cisl per i lavoratori somministrati: “Nessuna certezza su cifre e date”

Nuova frattura nella vertenza dello stabilimento Takeda di Pisa. Filctem Cgil e Nidil Cgil spiegano le ragioni della mancata firma sull’accordo relativo all’incentivo all’esodo dei lavoratori somministrati. L’intesa è stata sottoscritta da Takeda e Adecco con Felsa e Femca Cisl prima dell’ultimo tavolo di crisi convocato il 18 Settembre dalla Regione Toscana.

Secondo la Cgil, l’accordo chiederebbe ai lavoratori di accettare in anticipo la cessazione della missione e di rinunciare a eventuali rivalse future, senza conoscere con certezza l’importo dell’incentivo e la data di conclusione del rapporto. Il periodo indicato andrebbe dal 30 Settembre 2026 alla fine di Marzo 2028.

“Non lo abbiamo firmato, e non potevamo firmare, perché questo accordo separato, così come è stato formulato, potrebbe rappresentare una cambiale in bianco sulla pelle del personale in staff leasing, già duramente colpito dall’improvvisa scelta di cessazione di tutti i rapporti di lavoro in somministrazione. Ai lavoratori viene chiesto di sottoscrivere oggi la non opposizione alla cessazione della missione, rinunciando a ogni rivalsa futura a tempo indeterminato, a fronte di una cifra teorica non certa e di una data di cessazione del tutto indefinita, collocata in un arco temporale fin troppo elastico che va dal 30 Settembre 2026 alla fine di Marzo 2028. È un ricatto che non garantisce né il reddito né la continuità lavorativa”, hanno detto Alessandro Conforti, segretario generale della Filctem Cgil di Pisa, e Damiana Fiamingo, segretaria generale della Nidil Cgil di Pisa.

I due sindacati sostengono inoltre che l’importo potrebbe essere ridotto in base alle assenze maturate dal lavoratore tra il momento della firma e la cessazione effettiva del rapporto, comunicata soltanto in seguito.

Filctem e Nidil avevano proposto l’apertura immediata degli ammortizzatori sociali, ritenuti necessari per tutelare l’occupazione e la continuità produttiva del sito di Ospedaletto. Avevano inoltre chiesto di riportare la discussione sull’incentivo all’interno del tavolo regionale, introducendo una data certa per la conclusione del rapporto e una somma fissa collegata alle rinunce richieste al lavoratore.

“Il tavolo di crisi della Regione Toscana si è caratterizzato nel tempo come uno strumento fondamentale e autorevole di mediazione, capace di governare e risolvere le vertenze industriali più complesse del territorio. Anche in questo caso stava svolgendo il proprio ruolo nella ricerca di soluzioni condivise e di buonsenso. Nella vicenda Takeda, tuttavia, questa funzione è stata pesantemente svilita dall’azienda e dalla Cisl, che sono arrivate in Regione con un accordo già sottoscritto, rifiutando qualsiasi modifica e negando anche la disponibilità a redigere una dichiarazione integrativa proposta dalla Regione Toscana”, hanno aggiunto i rappresentanti della Cgil.

Il sindacato richiama anche la recente sentenza del Tribunale di Pisa sul ricorso presentato ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, concluso con la condanna di Takeda per condotta antisindacale.

“Invece di cogliere la pronuncia del giudice come un segnale per ripristinare corrette relazioni industriali e rispettare i diritti dei lavoratori, l’azienda ha scelto la via della rottura e del depotenziamento dei tavoli pubblici”, hanno commentato Conforti e Fiamingo.

Filctem e Nidil chiedono infine alla Regione Toscana di difendere il ruolo del tavolo istituzionale e ribadiscono la propria contrarietà alle scelte aziendali che, secondo i sindacati, farebbero ricadere sui lavoratori le conseguenze delle delocalizzazioni. Sullo sfondo ci sono anche le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali interne, previste nei primi giorni di Ottobre.