Pisa si conferma in cima a una classifica che pesa direttamente sulle famiglie. Secondo lo studio della Uil sul carico della Tari nei capoluoghi italiani, nel 2025 la città registra il costo medio più alto d’Italia: 650 euro l’anno per un nucleo di quattro persone in un’abitazione di 80 metri quadrati. Un dato che colloca Pisa davanti a tutte le grandi città, comprese le metropoli, e che certifica un primato negativo ormai consolidato.
L’analisi, curata dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali della Uil, prende in considerazione le tariffe applicate alle utenze domestiche, composte da quota fissa, quota variabile e tributo provinciale. Il campione utilizzato evidenzia come il costo pisano sia nettamente superiore alla media nazionale, che si attesta intorno ai 350 euro annui, e anche rispetto a città con una produzione di rifiuti e una complessità di gestione decisamente maggiori.
“Nel 2025 il costo maggiore si registra a Pisa con 650 euro medi l’anno a nucleo”, ha commentato Santo Biondo, segretario confederale della Uil, sottolineando come il dato rappresenti una delle principali criticità del sistema di gestione dei rifiuti a livello locale.
Sul piano politico, il tema ha riacceso il confronto. “I dati Uil diffusi oggi parlano chiaro: nel 2025 Pisa ha la Tari più alta d’Italia, 650 euro l’anno a nucleo, contro una media nazionale di 350 euro”, ha detto Antonio Mazzeo, vicepresidente del Consiglio regionale, definendo il risultato “un record negativo che colpisce famiglie e imprese” e attribuendo le responsabilità alle scelte dell’amministrazione comunale.
Ancora più dura la posizione di Diritti in Comune. “Tutto questo non è assolutamente accettabile”, ha detto Ciccio Auletta, capogruppo in Consiglio comunale, parlando di “una situazione di evidente ingiustizia fiscale, per di più senza alcuna trasparenza sui costi che effettivamente si pagano”. Auletta ha richiamato anche l’andamento della raccolta differenziata, che nel 2024 a Pisa si è fermata al 63,52 per cento, in calo rispetto agli anni precedenti, tornando di fatto ai livelli del 2020.
“Nel giro di cinque anni la Tari è passata dai 408 euro medi del 2020 ai 650 del 2025, senza alcun reale potenziamento del servizio”, ha aggiunto Auletta, denunciando un meccanismo che, a suo giudizio, continua a scaricare i costi esclusivamente su cittadini e piccole attività. Nel mirino anche il sistema delle agevolazioni, con risorse concentrate sugli alberghi di grandi dimensioni e scarsa attenzione alle altre utenze non domestiche.