Politica

Teatro Verdi, chieste dimissioni del Direttore

Dopo mesi di tensioni e mobilitazioni, i gruppi di opposizione chiedono le dimissioni del Direttore Generale della Fondazione

A distanza di mesi dalle prime proteste, torna alta la tensione attorno alla gestione del Teatro Verdi. In una nota congiunta, i gruppi consiliari "La città delle persone" e "Diritti in comune – Una città in comune – Rifondazione Comunista" chiedono apertamente le dimissioni del Direttore Generale della Fondazione, segnalando un clima di lavoro sempre più difficile e una gestione interna giudicata “inadeguata”.

Le nuove accuse arrivano all’indomani dell’assemblea straordinaria del personale del 21 Gennaio, durante la quale – si legge nella nota – sarebbero emersi episodi “di particolare gravità” che aggravano una situazione già segnalata in più occasioni, anche in sede di Commissione di Controllo e Garanzia. "È inaccettabile che proprio nel teatro cittadino, finanziato con fondi pubblici, si esasperi il clima di lavoro" hanno scritto i due gruppi. Nel mirino anche alcune scelte organizzative, come il coordinamento affidato a Matteo Chimenti – indicato come esponente di spicco di Forza Italia – e l’uso di collaborazioni fiduciarie che, secondo l’opposizione, rischiano di demansionare il personale storico.

"Una Direzione che non ascolta i dipendenti e, anzi, ne sminuisce il ruolo e il valore è una Direzione che non coglie l'importanza del lavoro che queste persone svolgono" hanno ribadito, sottolineando l’esperienza e la competenza delle maestranze del Verdi. Da qui la richiesta al Comune – socio di maggioranza della Fondazione – di intervenire con urgenza per ripristinare condizioni di lavoro serene, relazioni corrette e credibilità istituzionale. "Chiediamo un cambio urgente del Direttore Generale che evidentemente ha svelato tutta la propria inadeguatezza come da tempo evidenziamo".

Le dichiarazioni si inseriscono in una vicenda che ha preso forma già nei mesi scorsi. A Settembre i lavoratori avevano scioperato in seguito al mancato rispetto delle promesse di stabilizzazione contrattuale, coinvolgendo figure storiche del teatro come l’addetta al centralino dal 1992 e una stagionale in biglietteria da oltre dieci anni. Una decisione annunciata e poi ritirata dalla dirigenza, che aveva provocato dure reazioni e proteste pubbliche. A seguire, grazie alla mobilitazione sindacale, la direzione fu costretta a fare marcia indietro, ripristinando le stabilizzazioni e bloccando i tagli previsti.

Per l’opposizione, però, si trattava solo del primo atto di un piano di ristrutturazione definito “aziendalistico” e in contrasto con la natura pubblica del teatro. La nota di oggi conferma che le frizioni non si sono risolte e che la fiducia tra personale e vertici è ai minimi storici.