Che si sappia, il terremoto di ieri 4 Agosto a Pisa con magnitudo 4.3 è stato il più forte dal 1846 quando una scossa di magnitudo 6.0 si verificò a Orciano Pisano: anche in quel caso era Agosto, il 14, e a mettere in fila i dati sugli eventi sismici nell'area è stato il gruppo di Sismologia dell’Università di Pisa che ha completato l’analisi sul sisma di ieri e sulle sue repliche avvertite distintamente dalla popolazione della provincia di Pisa e dell'alta Toscana tutta.
"L’evento principale - è l'esito dell'analisi firmata dai professori Francesco Grigoli, Giacomo Rapagnani e Emanuele Bozzi - si è verificato alle ore 10,15 locali (08:15 UTC). Sulla base delle registrazioni delle stazioni della rete sismica dell’Università di Pisa (le cui stazioni sono state acquistate dal CISUP all’interno del progetto PNNR ETIC), integrate con quelle delle reti nazionali INGV (IV) e dell’Università di Genova (GU), è stato localizzato pochi chilometri a sud-ovest di Pisa, in prossimità della costa, a una profondità ipocentrale di circa 9 chilometri".
"Rispetto alle zone sismicamente più attive del Paese, questo evento è avvenuto in un’area che, in base al Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15), non ha ospitato in passato terremoti di magnitudo particolarmente elevata. L’unica eccezione di rilievo è il terremoto di Orciano Pisano del 14 Agosto 1846, che con una magnitudo stimata di Mw 6.0 resta ad oggi l’evento più forte dell’area, almeno tra quelli conosciuti".
La localizzazione della sequenza è stata ottenuta con tecniche avanzate, che usano direttamente la forma d’onda e non richiedono la lettura manuale dei tempi di arrivo. Il meccanismo sorgente dell’evento principale è stato invece determinato attraverso l’inversione delle forme d’onda registrate dalle stazioni sismiche situate entro 120 chilometri dall’epicentro.
"Il risultato di questa analisi ha permesso di stimare la magnitudo momento di Mw 4.1 e un meccanismo focale di tipo normale con una piccola componente trascorrente. Un comportamento del tutto coerente - considerano gli scienziati Unipi - con quanto già noto per questa area della Toscana. L’evento del 4 Agosto va quindi letto come l’attivazione di una struttura distensiva sepolta al di sotto della pianura pisana, a profondità di circa 8 chilometri.
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Un’osservazione interessante riguarda la geometria del cluster: "Gli ipocentri - rivela l'analisi - si dispongono lungo una fascia leggermente allungata in direzione all’incirca N–S, orientazione compatibile con il secondo dei due piani nodali. Il numero limitato di eventi non consente però di discriminare in modo univoco il piano di faglia: solo l’analisi delle repliche nei prossimi giorni, con tecniche di localizzazione relativa, potrà chiarire quale delle due superfici si sia effettivamente attivata".
Le repliche, sì: una decina quelle registrate nelle ore successive alla scossa principale, tutte nella stessa piccola area e alla medesima profondità. "Si tratta di un’evoluzione ordinaria - osservano i professori - per una sequenza di questo tipo".
Il gruppo di Sismologia del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa prosegue con il monitoraggio della sequenza sismica: "Nell’area epicentrale il numero di stazioni sismiche disponibili è limitato - spiega Unipi in un nota - e questo rende difficile individuare e localizzare con i metodi tradizionali le scosse più piccole, che pure sono di gran lunga le più numerose e forniscono informazioni preziose. Per superare questo ostacolo i sismologi di Unipi applicheranno dei metodi di analisi innovative, sviluppate proprio all’interno del gruppo di ricerca di Sismologia, che permettono di ricostruire la posizione di questi piccoli terremoti anche quando le stazioni disponibili sono pochissime. L’obiettivo è ottenere una ricostruzione molto più dettagliata e completa dell’intera sequenza, utile a definire con maggiore precisione la geometria della struttura tettonica che l’ha generata".