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Una proteina per difendere i polmoni dei neonati prematuri

Uno studio internazionale guidato dall'Aoup ha portato a scoprire la funzione protettiva di un recettore contro la broncodisplasia polmonare

Un nuovo meccanismo di protezione dei polmoni nei neonati prematuri esposti al rischio di sviluppare la broncodisplasia polmonare, la più grave patologia respiratoria cronica dei neonati nati molto pretermine. È il risultato della ricerca pubblicata sul British Journal of Pharmacology e condotta da studiosi italiani guidati da Luca Filippi, professore associato di Pediatria generale e specialistica all’Università di Pisa e direttore dell’Unità operativa di Neonatologia dell’Aoup, e da Alessandro Pini, professore associato di Istologia ed embriologia umana dell’Università di Firenze.

La broncodisplasia polmonare, infatti, colpisce soprattutto neonati sottoposti a prolungata ventilazione meccanica con elevate concentrazioni di ossigeno. Sebbene indispensabile per la sopravvivenza, l’esposizione prolungata può infatti danneggiare polmoni ancora immaturi. Così, nello studio cui hanno partecipato anche il Dipartimento di Chimica e Chimica industriale pisano, l'ospedale Meyer e l’Istituto nazionale di Ottica del Cnr di Sesto Fiorentino, i ricercatori hanno dimostrato che l’attivazione farmacologica del recettore adrenergico β3, proteina naturalmente regolata dai livelli di ossigeno, è in grado di proteggere il polmone dagli effetti dannosi dell’iperossia. 

In particolare, il trattamento ha preservato lo sviluppo degli alveoli e della rete vascolare polmonare, raddoppiando il tasso di sopravvivenza degli animali trattati rispetto a quelli di controllo.

I ricercatori hanno definito questo approccio una sorta di "placenta artificiale farmacologica", con l’obiettivo di proteggere gli organi ancora immaturi del neonato prematuro dagli effetti potenzialmente tossici di una precoce esposizione all’ambiente extrauterino ricco di ossigeno. "A sostegno di questa strategia - hanno specificato dall'Aoup - risultati analoghi e incoraggianti sono già stati osservati dal gruppo di ricerca anche in altri organi particolarmente vulnerabili nei neonati prematuri come la retina, l’intestino e il sistema nervoso, suggerendo che la stimolazione farmacologica del recettore β3 possa offrire una protezione sistemica contro i danni causati dall’esposizione a livelli troppo alti di ossigeno".