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"Senza alunni stranieri alcune scuole chiudono"

Dopo l'ok del Consiglio dei ministri al decreto sui "tetti" di alunni stranieri in classe, il sindaco alza la voce: "Servono risorse, non slogan"

Il sindaco Cecchelli

Il sindaco Matteo Cecchelli boccia senza appello il decreto sul tetto alla presenza di alunni stranieri per ciascuna classe. Il via libera, arrivato ieri, giovedì 24 Settembre, in Consiglio dei ministri, dà lo spunto al primo cittadino di San Giuliano Terme per far presente quale sia la situazione del suo stesso comune, nella morsa tra la difesa delle scuole di paese e la mancanza di insegnanti madrelingua e mediatori culturali.

"A scuola ci sono solo bambine e bambini che hanno diritto alle stesse opportunità educative e di crescita - ha spiegato - non lo dico io, ma la Costituzione italiana, che è, deve rimanere, la bussola che orienta le politiche tutte e in particolare quelle che si rivolgono ai più fragili e piccoli”. 

"Grazie anche all'intervento del presidente Mattarella, il provvedimento, per quanto ancora criticabile, fortunatamente riduce e limita drasticamente le dichiarazioni della presidente del Consiglio, tanto roboanti quanto vaghe - ha aggiunto - resta, però, sul tavolo il problema principale, di cui il decreto non si occupa quasi per niente e che riguarda le risorse per l’inclusione di questi studenti: sono fondamentali e non ci sono".

Il caso di San Giuliano Terme, appunto, è emblematico. "Dai dati degli iscritti alle scuole del nostro territorio emergono con chiarezza tre cose - ha affermato - in primo luogo che, in generale, di tetti ce n’è poco bisogno perché nella stragrande maggioranza di esse siamo abbondantemente al di sotto della soglia del 30%. Gli studenti non italiani nell’Istituto comprensivo Niccolini si fermano al 6,4% e al Gereschi arrivano all’11,8%. È vero, però, che ci sono contesti e frazioni in cui, senza gli alunni stranieri, alcune scuole probabilmente dovrebbero chiudere".

"È il caso, in particolare di quelle dell’infanzia a Pontasserchio e Pugnano nelle quali, invece, si sfiora il 30% - ha precisato - e siccome vogliamo che le scuole restino nelle nostre frazioni e paesi, e che in esse a tutti gli alunni sia riconosciuto un effettivo diritto all’istruzione, è necessario far presente che nelle due scuole dell’infanzia del nostro comune in cui la quota di alunni stranieri si avvicina al 30%, non ci sono né un docente per l’insegnamento della lingua italiana a chi ha un’altra lingua madre, né un mediatore linguistico e socio-culturale, nonostante le ripetute richieste dei dirigenti scolastici".

"Siamo fermamente convinti che la scuola pubblica debba essere il luogo in cui le differenze di origine, lingua e cultura siano occasione di conoscenza e convivenza - ha concluso - ma per questo, prima ancora che tetti o limiti, occorrono investimenti seri sulle politiche d’inclusione e interventi concreti. Non parole e slogan da dare in pasto alla campagna elettorale".