Pisa Sporting Club

Tanti errori in fase di pianificazione, ma il tempo è dalla parte del Pisa

Il ko con il Lecce ha sancito la retrocessione, il club non ha mai avuto così tanto tempo per analizzare gli sbagli e costruire subito la Serie B

Le responsabilità principali stanno nella costruzione della stagione, anche Giovanni Corrado lo ha ammesso in conferenza stampa. La proprietà guidata da Alexander Knaster, i Corrado e l’ormai ex direttore sportivo Davide Vaira non sono riusciti ad allestire una rosa all’altezza della Serie A. Si è investito tanto, ma spesso male. Gli anni di assenza dalla categoria e lo scarso appeal di una neopromossa possono spiegare alcune difficoltà, non una catena così lunga di scelte sbagliate.

Dopo la sconfitta col Lecce il Pisa è ultimo con 18 punti, 2 vittorie, 12 pareggi e 21 sconfitte. I gol segnati sono 25, appena 9 in casa, mentre quelli subiti sono 63: la peggior difesa del campionato. Con Alberto Gilardino erano arrivati 14 punti in 23 gare. Con Oscar Hiljemark appena 4 in 12 partite, con 6 reti fatte e 23 incassate. Una caduta netta, dentro una stagione che aveva illuso solo a tratti.

Il momento migliore resta quello tra Novembre e inizio Dicembre. La prima vittoria contro la Cremonese, il pareggio di San Siro col Milan sfumato al 93’, l’1-1 di Bergamo all’esordio e la striscia di sei risultati utili consecutivi avevano fatto pensare a un Pisa ancora inserito nella lotta salvezza. Poi sono arrivati gli scontri diretti persi con Parma e Lecce, il crollo di Gennaio, il 6-2 con l’Inter dopo il doppio vantaggio iniziale e la sconfitta col Sassuolo. 

Il mercato estivo, valutato all’inizio con ottimismo, si è rivelato fallimentare alla prova del campo. Anche il mancato appeal ha inciso. Diversi obiettivi hanno scelto altre strade. A Gennaio il club ha provato a correggere la rotta con uno sforzo economico enorme, ma il cambio in panchina ha aggravato tutto. Hiljemark è arrivato dopo un casting rapido e non ha mai capito la sua squadra. 

Oggi il tecnico non è più in prima fila per la panchina del prossimo anno e il futuro appare lontano da Pisa. La società si starebbe già guardando intorno, valutando anche allenatori di comprovata esperienza per la Serie B. Prima dell’esonero di Davide Vaira era stata valutata anche l’ipotesi Antonio Manicone come traghettatore, poi respinta dalla proprietà. 

La stagione è stata segnata anche da un difetto ricorrente: il Pisa ha spesso giocato alla pari, ma ha perso lucidità nella ripresa o nei minuti finali. Roma, Milan, Sassuolo, Inter, Juventus, Bologna e Torino hanno raccontato lo stesso film, poi anche Parma e Lecce nelle ultime due partite della stagione. 

Dentro il disastro però, qualcosa va salvato. La vecchia guardia ha retto con dignità. Caracciolo, Calabresi, Canestrelli, Moreo, Marin, Touré e Angori hanno provato a tenere in piedi la squadra anche nei momenti peggiori. Moreo è diventato il miglior marcatore nerazzurro, Caracciolo ha retto la categoria con orgoglio, Marin lascerà probabilmente dopo essere entrato nella storia del club come lo straniero più longevo. Aebischer, pur arrivato in estate, è una risorsa da non disperdere.

Fuori dal campo, invece, la società resta il punto fermo. L’Arena Garibaldi è stata messa a norma per la Serie A e il centro sportivo è partito con la posa della prima pietra: un progetto da circa 40 milioni di euro, con 12 milioni sostenuti dal sistema bancario locale e lavori affidati a Ing. Ferrari. 

Ora la stagione è finita e molti non resteranno. Ma le scelte dovranno essere ponderate. Alle partenze servirà rispondere con arrivi di livello, perché la Serie B non aspetta nessuno. È un campionato duro, bello e crudele, dove anche le squadre attrezzate possono scivolare.

Il tempo, almeno stavolta, è dalla parte del Pisa. La retrocessione anticipata al 2 maggio fa male, ma permette di programmare subito. Tornare in Serie B non è un dramma. Al nuovo direttore sportivo Leonardo Gabbanini il compito di ricostruire.