Nella notte del 3 Settembre all’ospedale Sant’Eugenio di Roma si è spento Fabio Mussi, all'età di 78 anni.
Ex ministro del governo Prodi, esponente storico della sinistra, attualmente dirigente di Sinistra Italiana Avs era nato a Piombino il 22 Gennaio 1948. Giovanissimo entrò a far parte del Comitato Centrale del Pci, di cui poi fu parlamentare dal 1992 al 2008 (Pds, Ds). Capogruppo dei deputati del Pds-Ulivo nel 1996 e poi nel 2001 vicepresidente della Camera dei Deputati. Vice direttore di Rinascita e poi condirettore de L’Unità. Non aderisce al Pd, e contribuisce alla nascita prima di Sel e poi di Sinistra Italiana.
Il legame con il suo territorio è storico. Nel 2006 è stato eletto nel Consiglio comunale di Rio Marina in provincia di Livorno nelle file della minoranza con la lista Il lavoro è progresso. Mussi ha, inoltre, scritto la prefazione al libro di Danilo Alessi "Elba di Enrico", dedicato ad Enrico Berlinguer, storico segretario del Pci. In Parlamento era intervenuto spesso sulle questioni elbane tra cui lo sviluppo del Parco minerario (leggi qui i messaggi di cordoglio dall'Elba).
"Ho ancora nelle orecchie la sua voce squillante, la sua ironia tagliente e la passione travolgente. Fabio era un intellettuale raffinato, una persona coltissima, curioso e inquieto di quella inquietudine di cui abbiamo un disperato bisogno. - ha ricordato Nicola Fratoianni (Avs) sui social - Quando questa mattina ho aperto gli occhi e ho visto il messaggio di Valentina, sua figlia, non volevo crederci. Prima del ciao o del come stai, fluivano come una raffica di mitraglia le sue parole che ‘sezionavano’ letteralmente la questione di cui aveva premura di parlarmi. Mi telefonava per parlarmi dei problemi che vedeva crescere attorno a noi, per parlarmi di politica. Anzi di Politica con la P maiuscola. Perché Fabio non era solo uno straordinario dirigente politico, Fabio era un intellettuale raffinato, una persona coltissima, curioso e inquieto di quella inquietudine di cui abbiamo un disperato bisogno. Fabio Mussi era nato a Piombino nel 1948 da una famiglia di operai. Iscritto al PCI dal 1965 entrò giovanissimo nel Comitato Centrale. - ha ricordato - Quando molti anni dopo i DS si sciolsero per dar vita al PD lui scelse un’altra strada annunciando la sua decisione con quel ‘io mi fermo qui’ che dà la misura di uomo mai settario ma allo stesso tempo rigoroso e schietto. Nel mezzo cinque legislature in Parlamento, moltissimi incarichi e poi Ministro dell’Università e della ricerca nel secondo Governo Prodi. Poi la fondazione di Sinistra Democratica e qualche anno dopo, quella di SEL con chi come me aveva lasciato Rifondazione Comunista. È lì che l’ho conosciuto personalmente. Mio padre che lo aveva conosciuto molti anni prima all’università di Pisa me lo descriveva come quello che infiammava le assemblee per la sua retorica brillante e potente. Una retorica che non ha mai perso nonostante la fatica del corpo che si è misurata con i postumi di un doppio trapianto di reni che subì nel 2008. A lui affidammo la redazione delle tesi e la relazione introduttiva del congresso fondativo di Sinistra Italiana nel 2017. Il titolo ‘C’è Alternativa’ esprime bene la tenacia della sua ricerca. La Politica per cambiare e trasformare il mondo. Un’ambizione mai personale ma sempre collettiva contro la rassegnazione. Aprendo quella relazione Fabio ci disse più o meno così: ‘Compagne e compagni, qui si ritrovano uomini e donne che in questi anni hanno mantenuto fermo un punto: uno sguardo di sinistra sull’Italia e sul Mondo’. Caro Fabio, questa promessa posso fartela. Quel punto continueremo a tenerlo fermo. A te devo e dobbiamo moltissimo. Mi mancherài. Mi mancheranno le tue telefonate, mi mancherà la tua voce e la tranquillità che mi dava parlare con te per chiederti un consiglio o una opinione nei momenti complicati. Un grande abbraccio alla moglie Luana e alle figlie Valentina e Gaia.Ciao Fabio, e grazie. Che la terra ti sia lieve".
"Caro Fabio, - ha scritto sui social Nichi Vendola (Avs) - è sempre spiazzante il confronto con la morte, dà le vertigini la cognizione dell’irreparabilità della scomparsa fisica di una persona a cui si vuol bene. È un vero smarrimento: rendersi conto che non sentirai più quella voce così singolare, che non incontrerai mai più il guizzo di quello sguardo! Prima ancora del dolore per me c’è lo stupore della morte. E la tua scomparsa, la conclusione così frettolosa e inaspettata della tua vita terrena, questo tuo congedo discreto in una notte di fine estate, mi ha disorientato e lasciato senza fiato. Perchè non è solo uno strappo nella rete degli affetti. È una lacerazione che taglia la carne viva della nostra storia collettiva, è una ferita - ha proseguito l’esponente di Avs - tanto privata quanto politica. Noi ci conosciamo e ci vogliamo bene da più di quarant’anni: tu eri l’immagine di un Pci effervescente e curioso, colto e popolare, sapevi annusare e talvolta annunciare orizzonti di futuro. In quel partito abbiamo condiviso la bellissima battaglia contro il nucleare, perchè cambiasse la cultura industrialista della sinistra e si potesse coniugare la questione sociale con la questione ambientale. Sapevi che la politica, per chi ambisce al cambiamento del mondo, deve essere un principio di speranza, un pensiero critico, una narrazione corale, una profezia laica. Oggi il rumore di fondo della lotta politica evoca solo ferocia, ferocia in purezza: le 'scimmie del quarto Reich', per dirla con Fabrizio de Andrè, comandano nei palazzi che contano e veleggiano nei sondaggi. È un tempo cupo, livido, cattivo, neppure un genocidio in diretta social interrompe la pubblicità o la fiera della vanità. E se tu vai via ora noi siamo più soli, la tua perdita è pesante nell’intimo dei nostri cuori ma ancor più lo è sulla pelle del nostro cimento collettivo. Ti piangiamo per questo, - ha concluso Vendola - perchè ci mancherà la tua saggezza e la tua ironia. Ci mancheranno i tuoi occhiali e le tue ali. Ci mancherai, Fabio carissimo, ma noi non ti dimenticheremo, ti porteremo con noi, raccoglieremo le tue parole, racconteremo la tua storia, e sarai con noi e nelle nostre passioni".
“Con Fabio Mussi scompare una figura significativa della sinistra italiana, protagonista di una lunga stagione politica e istituzionale. Parlamentare, dirigente politico e ministro, ha attraversato da protagonista momenti decisivi della storia della sinistra e del paese, mantenendo sempre autonomia di pensiero e rigore. Mussi era profondamente legato a Piombino, città operaia dalla quale era partito il suo percorso. La sua scomparsa lascia un vuoto nella sinistra e nella comunità piombinese. Alla sua famiglia rivolgo il mio cordoglio", è quanto ha dichiarato il deputato Dem Marco Simiani. E ancora: “La scomparsa di Fabio Mussi lascia un vuoto profondo nella comunità democratica e progressista toscana e nazionale. A nome di tutto il Pd Toscana, e mio personale, esprimo le più sentite condoglianze alla sua famiglia e a chi gli ha voluto bene. - ha ricordato il segretario regionale del Pd Toscana, Emiliano Fossi, ricorda lo storico dirigente della sinistra ed ex ministro - Piombinese, figlio di operai, Fabio ha sempre portato nelle istituzioni, in Parlamento e al Governo quella concretezza toscana schietta e rigorosa che lo aveva formato. Dal Comitato Centrale del PCI fino alla Vicepresidenza della Camera e al Ministero dell'Università e della Ricerca, ha attraversato le fasi cruciali del nostro Paese spendendo un'intera vita al servizio della politica e delle sue idee, con una coerenza intellettuale e morale portata avanti fino all’ultimo. Con Fabio Mussi se ne va un pezzo fondamentale della storia della sinistra italiana e della nostra regione”.
Sarà possibile dare un ultimo saluto a Fabio Mussi sabato 5 Settembre 2026 al mattino a Roma presso la camera mortuaria dell’ospedale Sant'Eugenio, dalle ore 9,30 alle 12. Poi nel pomeriggio di sabato a Piombino, alla sala del commiato presso la sala del commiato della Pubblica Assistenza di Piombino, dalle ore 16 circa. Nelle prossime settimane, infine, sarà promosso dalla famiglia un momento pubblico di ricordo e di testimonianze del contributo dato da Mussi alla sinistra del Paese.