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Cronaca lunedì 19 maggio 2014 ore 13:21

Aveva 40 anni ed era alto un metro e 78

Foto Università di Pisa

Nuove indagini sullo scheletro di Enrico VII per valutare la causa della morte. Un drappo di oltre 3 metri è la sorpresa del sarcofago



PISA — Gli elementi del corredo saranno destinati al Museo dell’Opera del Duomo. La sorpresa maggiore all'apertura del sarcofago di Enrico VII è stato un drappo rettangolare lungo oltre tre metri, una rara testimonianza della produzione aulica di stoffe seriche degli inizi del XIV secolo.
Era il 1921 quando quel sarcofago fu aperto l’ultima volta, in occasione del 600esimo anniversario della morte di Dante, poi il monumento contenente le spoglie dell’imperatore Enrico VII e il suo corredo funerario fu ricollocato nel transetto destro del Duomo di Pisa.
Sono state l’apertura dello scorso anno e l’indagine ancora in corso, compiuta con strumenti e tecniche all’avanguardia, a svelare la reale importanza del tesoro custodito per sette secoli all’interno della cassa: "L’ispezione della tomba - raccontano dall'Università - è stata un’impresa molto impegnativa, che ha richiesto la collaborazione dei diversi enti interessati, arcivescovado e capitolo della Cattedrale, Opera della Primaziale Pisana, Soprintendenza BAPPSAED e Università di Pisa, i cui rispettivi rappresentanti hanno formato un comitato con il compito di seguirne tutte le fasi".
Rotti i sigilli dell’ultima ricognizione, all’interno della cassa sono apparse le ossa dell’imperatore avvolti in un drappo, sopra il quale erano appoggiati la corona, lo scettro e il globo. I tre oggetti richiamano con forte immediatezza le immagini dell’imperatore contenute nel resoconto illustrato in 73 miniature del suo viaggio in Italia, commissionato dopo il 1330 dal fratello Baldovino, arcivescovo di Treviri, e ora conservato a Coblenza nel Landeshauptarchiv. Nella cassa era inoltre presente un contenitore cilindrico di piombo con dentro una carta, rivelatasi in seguito settecentesca e riferibile alla ricognizione avvenuta in questo secolo.

A questo punto ha avuto indizio l’indagine vera e propria, che ha svelato il contenuto in tutta la sua consistenza. Quello che nel verbale del 1921 era sommariamente definito "un drappo sottile tessuto a fasce" si è rivelato fin da subito un documento di grande interesse per peculiarità e consistenza: si tratta infatti di un telo rettangolare di grandi dimensione – oltre 300 centimetri di lunghezza per 120 di larghezza – realizzato in seta a bande orizzontali alte circa 10 centimetri alternate nei colori – particolarmente ricchi di significato simbolico – nocciola rosato (dal rosso originale) e azzurro. Le bande azzurre risultano operate in oro e argento con coppie di leoni affrontati, emblema per eccellenza della sovranità, mentre una complessa decorazione monocroma tono su tono, allo stato attuale non ancora decifrabile, è presente nelle fasce rosate. Una fascia di colore rosso violaceo listata in giallo, posta in alto all’inizio della pezza, reca all’interno tracce d’iscrizione. Elemento che rende peculiare, se non unico, il manufatto è la presenza sui lati lunghi delle cimose e sui lati corti di due bande a piccoli scacchi, che segnano l’inizio e la fine della pezza: ciò definisce di fatto le dimensioni del drappo e potrà fornire importanti indicazioni utili per definirne la destinazione d’uso.

Altre rivelazioni sui resti di Enrico VII arriveranno presto da Francesco Mallegni, antropologo dell’Università di Pisa, che ha provveduto alla ricomposizione dello scheletro e del cranio, risultato molto guasto nella zona facciale. Tali operazioni, con i necessari interventi di restauro e l’applicazione di opportune metodologie, hanno consentito per ora di valutare la statura in vita dell’imperatore, risultata di circa 1,78 metri e di valutare l’età alla morte in circa 40 anni. Ulteriori analisi su piccolissimi frammenti inviati a laboratori specializzati potranno offrire nuovi elementi per chiarire lo stato di salute, le cause di morte e il trattamento del cadavere dell’imperatore dopo il precoce decesso avvenuto a Ponte D’Arbia nel 1313.

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