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lunedì 22 ottobre 2018

STORIE DELL'ALTRO SECOLO — il Blog di Marcella Bitozzi

Marcella Bitozzi

MARCELLA BITOZZI - Ex funzionario del Comune, con studi rivolti ai numeri, ho una sviscerata passione di scrivere fatti del mio paese e storie di gente che ci ha vissuto. E così, prima che anche l’ultima testimonianza possa andare perduta, mi sono decisa di parlare con le donne, con gli anziani, con coloro che erano bambini o adolescenti nel periodo bellico e fascista. Questo Blog lo dedico a mio padre, che ha vissuto il periodo della guerra, che è stato al fronte non in prima linea perché il suo mestiere di falegname gli aveva permesso di essere utilizzato per altre necessità.

Ferita dagli americani, salvata dai tedeschi

di Marcella Bitozzi - venerdì 27 luglio 2018 ore 07:30

Il 23 giugno 1944, due bombe furono sganciate dagli americani causando la morte di diverse persone ed il ferimento di altre. In paese, a Casciana Alta in provincia di Pisa, c’erano tanti sfollati, per lo più livornesi, che scappati dai frequenti bombardamenti a Livorno, città portuale, si erano rifugiati in campagna.

Erano circa le due del pomeriggio, quel 23 giugno 1944, c’era il sole e Giuliana, allora ragazzina, scese dal paese verso Via Lunga, come ogni giorno, per salire sulle piante dei susini e coglierne i frutti. Anche Fernanda e Irma, sfollate livornesi, con i loro figli, scesero dal paese verso Via Lunga. Il grano nei campi tutt’intorno era maturo, aspettava solo di essere colto, ma una legge nazionale ne vietava la trebbia, per evitare che finisse in mano tedesca.

La fattoria “Delle Piane” possedeva una trebbiatrice, la teneva nascosta dietro ad una siepe aspettando il momento adatto per metterla in moto. C’era fame, i contadini e le loro famiglie e tutto il paese aveva bisogno di quel grano.

Così Luigi detto "Gigi", salì su quella trebbiatrice e cominciò a tagliare il grano.

I tedeschi si preparavano alla ritirata, e gli americani che stavano avanzando, perlustravano dall’alto la zona, continuamente. Passando con un aereo, videro il fumo della trebbiatrice e sganciarono prima una bomba e poi un’altra, e a seguire numerose mitraglie.

Fernanda coprì con il suo corpo la sua bambina, salvandola, lei morì sul colpo. La bambina fu allattata dalla nonna madre anch’essa di un neonato e fu ripresa dal babbo quando tornò dalla guerra. Irma morì con il suo bimbo stretto al collo. Gigi cadde a terra con una ferita alla nuca. Fu soccorso da suo nipote, Sirio che gli alzò la testa e gli domandò:..”Zio come stai” E lui rispose: …”Sto bene” ma subito cadde a terra e non ci fu più niente da fare. La bara per Gigi fu costruita da Sirio in una sola notte.

Giuliana fu soccorsa dal suo babbo che sul posto aveva una stanza da lavoro. Aveva un braccio praticamente a brandelli e sgorgava sangue.

In Via Lunga c’era un accampamento di soldati tedeschi, una piccola base, con un ambulatorio e del personale medico. Furono i tedeschi a soccorrere Giuliana, ma l’impegno era troppo arduo per un piccolo ambulatorio come quello. Così un ufficiale tedesco la caricò sulla camionetta e la portò a Casciana Terme, dove c’era un piccolo ospedale, sempre tedesco.

Per la strada diverse furono le volte che la camionetta si fermò e i tedeschi e Giuliana trovarono riparo nelle fosse perché gli americani continuarono a mitragliare ancora per molte ore.

Giuliana fu operata in quell’ospedale, da un ufficiale medico tedesco, che volle tentare di salvarle il braccio, evitando ad ogni costo l'amputazione.

Dopo una ventina di giorni, i tedeschi si ritirarono e anche l’ospedale di Casciana Terme sarebbe stato chiuso. Così Giuliana fu fatta salire di nuovo su una camionetta tedesca e fu portata all’Ospedale di Volterra, ospedale psichiatrico quasi esclusivamente per soldati americani.

Di quell’ospedale Giuliana ricorda che una ricoverata, malata psichiatrica, le urlava sempre in viso a squarciagola “….ci sposeremo a luglio con tante rose..”. Scarseggiavano i medicinali e persino le bende. I genitori di Giuliana, appena il giorno dopo, furono chiamati dal personale medico di Volterra che gli disse : “…signori, portate a casa vostra figlia, le bende necessarie per lei non le disponiamo, non gliele possiamo cambiare più di una volta a settimana, troppo poco per una ferita così....."

Non era facile. Giuliana fu portata a casa e con l’aiuto del farmacista e del dottore di paese, fu possibile avere bende nuove almeno una volta ogni due giorni. La ferita era maleodorante e quando l’allarme suonava e c’era bisogno di entrare nei rifugi, Giuliana non era ben accetta. Così la mamma cercava di entrare per ultima cercando di dare meno fastidio possibile. “Cosa devo fare…” diceva questa povera donna con la bambina in braccio….

La famiglia di Giuliana perse la casa e lei e la sua famiglia furono ospitati dai proprietari della Fattoria Delle Piane.

Il fronte si stava spostando, i tedeschi erano in ritirata e gli americani avanzarono prendendosi tutto il territorio, anche Casciana Alta. Questo appena pochi mesi dopo.

Quasi una burla, l’ultimo tremendo fatto di sangue in una campagna tranquilla mentre la guerra stava finendo. Questo 74 anni fa a Casciana Alta. Pochi conoscono questo avvenimento. Giuliana, che è sempre rimasta a vivere a Casciana Alta, sposata con figli, nonna e bisnonna, lo racconta come se lo rivivesse adesso, quasi con dolcezza, e con altrettanta dolcezza mostra la sua ferita.

Fatti che fanno male e che ci sembrano incredibili, ma che sono realmente accaduti, purtroppo.

Marcella Bitozzi

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