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​I riti portafortuna in Toscana: tra superstizione e tradizione

Riti, misteri, leggende accomunano l’Italia intera, da nord a sud, Toscana compresa, dove sono ancora vivi alcuni riti e atti scaramantici per avere buona sorte o scacciare la sfortuna. 



TOSCANA — Anche nell’epoca contemporanea, dove la razionalità la fa da padrone e nonostante i progressi scientifici, non mancano riti, scongiuri e superstizioni, in ogni fascia della società e in ogni situazione, dalla vita quotidiana al mondo dello spettacolo e dello sport; basti pensare ai tanti riti scaramantici di cantanti e musicisti e alle superstizioni nel mondo del poker professionistico, che sono almeno sei (ma è sicuramente una cifra al ribasso).

Molte di questi riti e leggende risalgono a un’epoca precristiana a cui si è poi sovrapposto il cristianesimo che spesso ha intaccato, ma non eliminato del tutto tradizioni molto antiche; altri rituali, invece, sono legati proprio alle festività del cattolicesimo oppure a tappe fondamentali della vita di una persona, come la laurea o il matrimonio.

La Toscana così come le altre regioni italiane ha le sue tradizioni, le sue fisime, i suoi scongiuri, i suoi riti scaramantici. Spesso, le tradizioni si legano a rituali di buon augurio, gesti e riti tesi ad attirare la fortuna, scacciare la malasorte. Ogni città ha le sue tradizioni beneauguranti: a Firenze, per esempio, meta di turisti e cittadini è la Fontana del Porcellino, una statua di cinghiale in bronzo nella Loggia del Mercato. Toccare il naso del porcellino, così dice la vulgata, porta fortuna, così come infilare una monetina nella bocca del cinghiale, a patto però che la monetina cada nella grata collocata sotto. 

Spesso, a cercare fortuna sono gli studenti alle prese con l’esame di maturità o gli esami universitari. A Pisa, i maturandi sono soliti mettere in atto il cosiddetto Rito della Lucertola. A cento giorni esatti dalla maturità, i ragazzi fanno un vero e proprio pellegrinaggio verso la Cattedrale, sulla cui porta è presente una piccola lucertola in bronzo: accarezzarla, così vuole la tradizione, è di buon auspicio per la maturità e il resto della vita. Un rito simile si tiene a Teramo con la benedizione delle penne.
Tempo addietro, poi, era di cattivo auspicio salire sulla Torre: lo studente avrebbe rischiato di finire fuori corso tanti anni quanti erano i giri necessari per arrivare alla cima.
Ben altre prove attendono i maturandi di Livorno e dintorni: il Santuario di Montenero, a Livorno, è l’occasione per mettere alla prova il proprio fisico con saltelli (tanti quanti il voto ambito) e scalinate da fare in ginocchio. A completare il rito, il lancio di una moneta sopra l’arco del Santuario e una preghiera alla Madonna, altro esempio di come sacro e profano, nelle superstizioni, spesso sono legati a doppio filo.

Ci sono poi tradizioni che la Toscana condivide con le altre regioni italiane, per esempio i riti legati alla Festa di San Giovanni.
L’elemento cardine della festa di San Giovanni, che coincide con il solstizio d’estate, è il fuoco: il 24 giugno, di sera, i Lungarni fiorentini si riempiono dei Fochi di San Giovanni, che illuminano l’intera città.
Ma le leggende e i riti legati a questa festa sono numerosi: per esempio, secondo la tradizione, durante la notte di San Giovanni è bene raccogliere la rugiada dall’erba, le “lacrime di Salomè” per migliorare la salute dei capelli o per bagnare i materassi per scacciare le tarme. Se una donna, poi, desidera rimanere incinta, è considerato di buon auspicio che si rotoli nella rugiada. 

E a proposito di amore, i fidanzati toscani sanno bene che il lunedì di Pasqua non è un giorno come un altro: un giro attorno alla Cappella di San Michele, sul Colle di Semifonte, avrebbe portato gioia e fedeltà eterna, scongiurando qualsiasi rischio di rottura.
Infine, e restando sempre sul tema, il matrimonio: la Toscana condivide col il resto della Penisola alcune tradizioni (la sposa in bianco, il dono delle bomboniere, il lancio del riso ai neosposini), ma in pochi sanno che fino a qualche secolo fa il colore della sposa non era il bianco, ma il nero: solo il cappello era bianco.
Abbiamo visto alcuni dei riti e delle superstizioni ancora vive in Toscana, un patrimonio antropologico di sicuro interesse; chissà poi che non avesse ragione il grande Eduardo De Filippo quando diceva “Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”.



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