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lunedì 25 marzo 2019

Interviste giovedì 28 luglio 2016 ore 10:45

"Sistema universitario toscano esempio per Italia"

Il neodirettore della Scuola Normale Vincenzo Barone parla a QuiNewsPisa e annuncia:"Presto una sorella minore nel sud Italia"



PISA — Il professor Vincenzo Barone è il nuovo direttore della Scuola Normale di Pisa per il quadriennio 2016-2020. Ordinario di Chimica Fisica, succederà dal prossimo autunno a Fabio Beltram che ha guidato la prestigiosa istituzione universitaria dal 2010. Barone sarà il ventiduesimo direttore della Scuola fondata nel 1810 da Napoleone 


Ci levi subito una curiosità, come ha fatto ad essere unico candidato in una società come quella di oggi dove la politica e anche il mondo accademico ci raccontano quotidianamente di rivalità, divisioni, ripicche?

"Per la verità nella storia della Normale è successo anche altre volte. Vede, qui dentro c'è meno ambizione e siamo più legati a ricerca e didattica. Personalmente non avrei mai fatto il Rettore e neppure il direttore di dipartimento ma ho accettato di ricoprire un posto speciale perchè ho avuto molto dalla Scuola e perchè ho trovato consenso su un progetto"

Che sarebbe?

"La base programmatica è mettere insieme tradizione e rinnovamento, elementi di contaminazione tra culture, tra saperi ed esperienze, Integrare le scienze con le lettere. Lo dico in maniera molto semplice: esportare il modello utilizzato nelle cosiddette scienze dure secondo il quale per arrivare da A a C si passa sempre per B anche nella letteratura o nella ricerca storica è fuorviante, ma introdurre aspetti quantitativi nelle scienze umane è assolutamente positivo. E lo dico con convinzione, la classe di lettere è la vera forza della Scuola".


Già, ma forse si misura meno in produttività.

"Esatto, infatti i ranking che pure vedono la Normale primeggiare tengono conto di brevetti, pubblicazioni, trasferimenti di ricerca, tutta roba scientifica. Però un tedesco che vuole studiare chimica può trovare buone opportunità in Germania, un umanista trova qui in Italia un patrimonio straordinario di saperi e di “casi di studio”.


La Scuola Normale deve guardare oltre e dove?

"E' una struttura piccola e flessibile e dunque è un laboratorio. Lo dico in modo netto. Le Scuole superiori devono convergere e per prima cosa guardiamo soprattutto ai colleghi della Scuola Sant'Anna di Pisa e ad altre realtà che in Italia hanno corsi di laurea e dottorati. E poi le dirò di più" 

Cosa?

"La Scuola Normale ha anche una sede a Firenze e anche studenti della Scuola Sant’Anna studiano lì. Pur nelle specificità, non possiamo che avere una visione almeno regionale. E le assicuro che un sistema universitario regionale che possa integrare le università generaliste con le eccellenze può essere da modello per l'intero Paese".


Tutto questo è molto affascinante. Poi però ci sono i problemi di tutti i giorni. Ad esempio la movida di Piazza dei Cavalieri, che condiziona pesantemente anche la vostra sede storica e principale, palazzo della Carovana.

"Stiamo studiando soluzioni e ne abbiamo già individuata qualcuna, anche insieme alla Scuola Sant'Anna. Se nel percorso centrale da Piazza Martiri della Libertà sino a Piazza dei Cavalieri organizziamo manifestazioni, spettacoli, conferenze in piazza, in orario serale e notturno, possiamo contribuire a riqualificare l'intera zona e offriamo una occasione a pisani e non solo per conoscere qualcosa in più  anche di noi. Certo che per farlo serve la collaborazione del Comune e delle forze dell'ordine, non possiamo fare tutto da soli".


Insomma a Pisa ci pensate ancora?

"Certo che sì e vogliamo incrementare e ripensare la comunicazione, ad esempio con gli appuntamenti dedicati agli incontri con  personaggi significativi in diversi settori dell’arte, cultura, politica e altro.


La buttiamo lì, non è che invitate Jovanotti alla Normale?

"E perchè no? Ma anche Gad Lerner, Bollani, Camilleri, Laura Boldrini per parlare di inclusione. E poi vorrei che la stagione concertistica che organizziamo al teatro Verdi diventasse in futuro un po’ più "light" e “aperta". In più continuano le interazioni con le scuole medie e superiori in visita ai nostri laboratori e il prossimo anno organizzeremo un campus di orientamento di cento studenti proprio qui a Pisa.

Certo che Lei è un vulcano di idee. Senta ma come la mettiamo con la valutazione che ormai al giorno d'oggi è un criterio imprescindibile?

"Non abbiamo paura di essere valutati, ma in generale dico che non serve misurare e certificare le eccellenze. Serve alzare la media e poi le punte ci sono sempre. Idem la flessibilità, giustissima. Certo mi piacerebbe attuarla anche con le risorse in ingresso per pagare gli stipendi dei docenti".

Docenti ma anche studenti. I normalisti entrano qui dentro dopo una lunga selezione e la Scuola ha dato tanto anche al Paese

"E nessuno paga, non esistono rette. Questo è bene scriverlo a caratteri cubitali per chi ancora non lo sapesse. Prendiamo in media 60 studenti per mille domande. Non esistono preferenze o interferenze, tutti partono alla pari. Se ci saranno da ridefinire i criteri dei test di ingresso lo faremo. Poi chi sta dentro ha la grande opportunità di studiare, interagire, approfondire e noi dobbiamo dare agli studenti la grande possibilità di imparare a porsi domande e ad affrontare problemi complessi "


Ce la dà una anticipazione?

"Ne ho già fatte molte ma ne aggiungo una inedita. Mi piacerebbe realizzare nel sud Italia una sorella minore della nostra Scuola Normale, di cui noi potremmo fare da incubatore. In realtà ho un’idea anche sulla collocazione geografica precisa, ma non me la sento ancora di  dirla".

Alessandro Turini
© Riproduzione riservata



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