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mercoledì 18 settembre 2019

Cultura mercoledì 18 dicembre 2013 ore 17:24

"Una vertenza per la Sapienza"

Nel suggerimento dei Cobas ci sono anche biblioteche di quartiere



PISA — "Aprire una vertenza articolata verso l’Università di Pisa, il Comune e il Miur affinché la Biblioteca della Sapienza venga subito riaperta e torni a essere quel patrimonio comune che è sempre stata, fruibile da tutti: studenti, ricercatori, lavoratori e cittadini".
La posizione è di Cobas Scuola e Confederazione Cobas e fa seguito all'iniziativa organizzata dagli Amici della Bup sulla situazione della Sapienza e della sua storica biblioteca. "È stato doloroso – spiegano - vedere un tale patrimonio culturale e cittadino ridotto in stato di abbandono, esposto a qualunque violenza e degrado, preda di mire spartitorie tra enti pubblici e obiettivo di interessi privati in agguato". Secondo i Cobas, questa vicenda è "l’ennesima conferma che lo stato di incuria e la dismissione degli spazi cittadini non è dovuta solo all’amministrazione, del sindaco Filippeschi, degli assessori, senza dimenticare le responsabilità della Provincia, ma risponde a logiche di profitto e svendita sul mercato anche di edifici di inestimabile pregio e valore storico. La chiusura della Sapienza è stata gestita dal sindaco e dal rettore Augello con metodi poco trasparenti operando la scelta della chiusura mentre in altri casi, dove il rischio era perfino maggiore, si sono trovate soluzioni diverse e più accettabili".
Secondo i Cobas, infatti, "il centro si va svuotando di quei luoghi d’incontro e confronto tra studenti, ridotti a puro business da mungere con affitti spropositati e con il trasferimento coatto degli studenti e delle facoltà fuori dal centro storico, come nel caso emblematico di Scienze Politiche".
Ecco la proposta, allora: biblioteche di quartiere aperte, luoghi di vita, studio e interazione culturale per tutti. Così da contrastare quel "progetto di deculturazione sociale, di trasferimento della formazione culturale ad agenzie virtuali e a supporti tecnologici che restringono le capacità critiche e riflessive degli individui". Il primo passo? "Costruire insieme una campagna di difesa della cultura e dell’istruzione con iniziative e mobilitazioni, nelle scuole come nelle università, assemblee di sensibilizzazione per ripensare una politica culturale fuori dalle logiche di mercato".



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