"A tre anni e mezzo di distanza dalla brutale aggressione che ha provocato la tragica scomparsa della dottoressa Barbara Capovani, nulla è cambiato". Una constatazione amara quella dell'Associazione Capovani, costituita in memoria della psichiatra uccisa al Santa Chiara nel 2023, e che arriva dopo l'ennesimo caso di aggressione avvenuta all'interno dell'Spdc dell'ospedale pisano.
Gli ultimi casi, compreso quello dello scorso Maggio, dimostrano infatti per l'associazione come i reparti di Psichiatria siano ancora fortemente esposti a episodi estremamente pericolosi. "Sono ancora oggi il luogo dove scaricare le problematiche che le strutture carcerarie, le Rems e le comunità terapeutiche, per cronica carenza di personale e di spazi adeguati".
"Ancora oggi, infatti, buona parte dei pochi posti disponibili nei reparti psichiatrici, è occupata, talvolta anche per settimane o mesi, da soggetti psichiatrici autori di reati o socialmente pericolosi, che dovrebbero avere la loro normale collocazione all’interno delle strutture carcerarie - hanno specificato - a rendere la situazione ancora più grave, oltre alla cronica carenza di spazi e personale, ci sono anche un sistema normativo disfunzionale e la mancanza di una disciplina organica".
"L'interessamento della classe politica locale e nazionale non ha portato a niente di concreto, né a livello di aumento di risorse né a livello di modifiche legislative - hanno concluso dall'Associazione Capovani - anche per questa ragione, stiamo perfezionando le procedure per istituire una borsa di studio a nome di Barbara Capovani per premiare ogni anno una tesi di laurea, che verrà selezionata tra quelle che analizzino l’attuale sistema, indicando possibili soluzioni per quella che la Corte Costituzionale ha definito come una urgente necessità di una complessiva riforma di sistema".