Cultura

Volontari salva-monumenti, la rivolta degli storici dell'arte

In 40 firmano una nota che definisce la bozza d'accordo "precedente preoccupante a livello nazionale". E si chiedono perché proprio Amici dei Musei

Sono quasi 40. Che parlano a nome proprio, ma che potrebbero essere la voce di molte altre persone che non ci stanno ad affidare il futuro del Paese a chi non è professionista.
L’Italia, la sua storia e la sua cultura, secondo questi storici dell’arte, non può reggersi sui volontari. Neppure quella di Pisa.

“Tutti noi – scrivono - riteniamo che l'accordo voluto dal Comune di Pisa per una task force di volontari dei Beni Culturali affidata all'Associazione Amici dei Musei, che andrebbe a costituire una sorta di Soprintendenza parallela, sia non solo inutile e dannosa, ma costituisca un precedente preoccupante a livello nazionale”. Tanto che arrivano a definire la bozza d’accordo come “ennesimo segnale di un Paese in cui le istituzioni hanno ormai abdicato alle proprie funzioni”.

“Come se fossero appena atterrati dalla luna – prosegue la nota -, i soggetti riuniti al tavolo prefettizio spiegano l'enorme pregio delle opere oggetto di ammirazione a livello mondiale e di attrazione, oltre che per i numerosi visitatori, soprattutto per gli studiosi e per l'insieme della comunità cultuale di altissimo livello nazionale ed internazionale. Il panorama presentato è drammatico: si parla di degrado, danni spesso irrisolti, carente manutenzione e usura delle strutture e dei manufatti”.

I soggetti firmatari possono anche concordare nell’esigenza di porre tempestivo rimedio, “Ma non è già il compito delle istituzioni? No, l'idea è quella di non svolgere più le proprie funzioni, ma delegarle a volontari, perché le operazioni di recupero e manutentive non appaiono fronteggiabili con le sole risorse pubbliche. Stato ed enti locali abdicano alle loro funzioni e coinvolgono un'associazione amica affinché formi un esercito della salvezza di chiese, palazzi e musei. Non ci si preoccupa nemmeno di preparare i volontari nel settore della storia dell'arte e della tutela, quanto di munirli di tessera di riconoscimento, attrezzatura adeguata e formarli in materia di salute e sicurezza del lavoro. Come tutti sanno, storia dell'arte e restauro sono patrimonio diffuso, anche se sparito dall'insegnamento scolastico: tutti esperti, tutti restauratori”.

Gli storici dell’arte, a sostegno della propria tesi, portano persino la Costituzione: “Le istituzioni riunite in prefettura paiono dimenticare l'articolo 9 della Costituzione (la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione) affidandosi a quella che definiscono una Sezione specializzata di volontari di pronto intervento, che tanto ricorda la Guardia Padana nel campo della sicurezza. Non si pensa eventualmente di reclutare giovani laureati in Conservazione dei Beni Culturali o diplomati nelle scuole di restauro, che loro specializzati lo sono per davvero ma volontari non vorrebbero e dovrebbero esserlo. Non ci sono soldi, dunque ci si affida a un'associazione privata composta da volenterosi appassionati di musei”.

Ma il punto per i firmatari è anche un altro: “com'è stata individuata questa associazione, già invitata al tavolo del 3 febbraio? Forse per i meriti nella sponsorizzazione, tra i tanti, del progetto degli Uffizi Pisani, ideati dall'ex Soprintendente Malchiodi? Non è un caso, allora, che proprio a ‘un ex Sovrintendente’ si intenda affidare il coordinamento generale”.