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venerdì 24 maggio 2019

Cronaca sabato 24 maggio 2014 ore 12:30

Cascina all'epoca del Granduca Pietro Leopoldo

Fino al 29 maggio si potranno vedere in mostra alla biblioteca comunale le antiche mappe del catasto leopoldino



CASCINA — Fino a giovedì 29 maggio alla biblioteca comunale di Cascina saranno esposte, all'interno della mostra Le tracce di Leopoldo, 19 tavole che descrivono quello che all’epoca del Granduca Pietro Leopoldo era noto come “il piccolo granaio di Pisa”, ovvero Cascina e il suo territorio.


Le mappe, tutte databili attorno alla metà dell’Ottocento, fanno parte del patrimonio di documenti conservato all’archivio storico comunale, e rappresentano una copia splendidamente conservata di mappe del catasto leopoldino. Riportano con scrupolo strade, abitazioni, possedimenti, beni e proprietà, censiti dai funzionari del Granducato, allo scopo di organizzare al meglio la fiscalità dello stato toscano.

"L’Amministrazione comunale vuol valorizzare il proprio patrimonio storico -archivistico - ha detto l'assessore alla cultura del comune di Cascina Fernando Mellea - e queste mappe raccontano di come il territorio non debba essere considerato come qualcosa di immobile e statico, bensì come un entità in evoluzione con la società che lo vive. Il Comune è l’ente chiamato a governare questa trasformazione".


"Le mappe del catasto ci raccontano di una Cascina che nel XIX secolo era al centro di un territorio completamento agricolo - spiega  Giuliana Biagioli, docente di storia economina dell'università di Pisa e presidente dell'istituto di ricerca sul territorio e l'ambiente "Leonardo" - visto che quasi il 91 per cento dei terreni erano coltivati, i terreni a bosco o sterili erano praticamente inesistenti, con una superficie di fabbricati pari ad appena il 5 per cento dell’intero territorio e con una significativa presenza di prati (4 per cento), tanto che la zona di Ripoli e San Sisto era detta “delle prata”. A Cascina si coltivava intensamente il grano e il granoturco, e i campi erano divisi da prode in cui si coltivava la vite. La resa dei frumenti era più alta rispetto al resto della Toscana: per ogni chicco seminato se ne ottenevano 8 rispetto ad una media regionale di 6".

"Cascina e le sue campagne sono densamente popolate ha aggiunto Biagioli- nel 1825 vi abitavano 220 abitanti per chilometro quadrato, rispetto ad una media regionale di 60 abitanti per chilometro quadrato. La popolazione era concentrata lungo l’Arno, dove l’abbondanza di acqua e il terreno sciolto e sabbioso permettevano anche alle famiglie contadine che avevano piccoli appezzamenti di terreno, di 2-3 ettari, di sopravvivere e di coltivare soprattutto ortaggi, fino a riuscire ad esportarli verso Pisa, il porto di Livorno, l’Austria e La Germania. Nella seconda metà dell’Ottocento, poi, l’agricoltura prospera. Nel 1893 dalle stazioni ferroviarie cascinesi partono 119 vagoni di cavolfiori, 40 vagoni di patate ma anche tantissima frutta. Nel 1908 si arriva a 280 vagoni di cavolfiori e a 600 quintali di fagioli".

"Oltre alla piccola proprietà contadina e alla mezzadria, sul territorio di Cascina erano presenti anche molti braccianti, che prestavano la loro opera nei campi. E’ proprio grazie a questa forza lavoro che poi, nel corso del Novecento, sarà possibile lo sviluppo industriale legato alla lavorazione del legno» ha concluso Biagioli".



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