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Attualità mercoledì 05 settembre 2018 ore 14:06

La Toscana ha ricordato le leggi razziali

La cerimonia si è svolta all'interno di San Rossore, dove Vittorio Emanuele III emanò il provvedimento. Incidente diplomatico al taglio del nastro



PISA — Leggi razziali ottanta anni dopo. Una delle pagine più buie della storia è stata ricordata oggi all'interno della tenuta di San Rossore, dove il Re Vittorio Emanuele III, il 5 settembre 1938, emanò il provvedimento "Per la difesa della razza nella scuola fascista".

Presenti alle cerimonie, tra gli altri, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, la vice Monica Barni, il rettore dell'Università di Pisa Paolo Mancarella, il sindaco di Pisa Michele Conti e la presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni.

Una prima parte dell'evento si è svolto negli spazi attigui alla lapide che ricorda la firma delle legge razziali e la persecuzione degli ebrei, poi le autorità e le moltissime persone presenti hanno preso parte ad un incontro pubblico che si è tenuto nella sala Gronchi della tenuta di San Rossore, dove è stata inaugurata anche la mostra “1938 – La storia” del Museo della Shoah di Roma a cura dell’ente parco San Rossore: un ricordo sull’esclusione e poi la persecuzione degli ebrei attraverso, foto, documenti e giornali in gran parte inediti.

Da annotare, a margine dell'inaugurazione della mostra, anche un momento di polemica che ha visto protagonista il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Il presidente era infatti ancora fuori dalla sala quando c'è stato il taglio del nastro ( dentro c'era comunque la vice Barni ) e Rossi non ha mancato di manifestare il suo disappunto, sottolineando, una volta dentro e rivolgendosi soprattutto al sindaco di Pisa Michele Conti e al presidente del Parco Giovanni Maffei Cardellini, che la tenuta di San Rossore è gestita dalla Regione e "Non avere aspettato il presidente della Regione è un fatto grave".

"Le leggi razziali furono una vergogna - aveva scritto sui social lo stesso Rossi in mattinata - ma ancora oggi i fantasmi del passato riaffiorano. Disgregazione, xenofobia, razzismo, nazionalismo sono usciti di nuovo come frutto di una crisi che ha colpito milioni di persone in Europa. Contro il razzismo dobbiamo agire per evitare il peggio".

"Siamo qui - ha ribadito Rossi all'incontro pubblico - per ricordare una delle pagine più infami della storia italiana. Una pagina che si consumò proprio qui a San Rossore, ottant'anni fa. In Italia il razzismo ha avuto un suo sviluppo, ma con il fascismo diventò un fatto di Stato, un elemento determinante sancito dalle leggi: la firma, il 5 settembre 1938, dei Provvedimenti per la difesa della razza, non si può considerare un atto come gli altri. Furono 670 gli ebrei deportati dalla Toscana e tornarono in poche decine dai campi di sterminio nazisti".

"Una grande inquietudine – ha proseguito - pervade tutti i democratici in questo periodo storico. Si affaccia l'idea che la storia possa ripetersi; si avvertono analogie, scivolamenti e dobbiamo preparare argini adeguati. Non ci sono certo le stesse condizioni che prepararono l'ascesa del nazismo e del fascismo. Però ora come allora siamo in presenza di una crisi economica che colpisce i ceti popolari, che genera un impoverimento culturale prima che materiale. Anche allora c'era la tendenza a sentirsi traditi, vittime. Anche allora c'era un fenomeno di immigrazione pesante dall'est verso la Germania, dopo la rivoluzione russa. Oggi si assiste alla caccia al nero e dietro a questo c'è una cultura. Per questo, con ancora più forza, occorre ribadire che esiste una sola razza: quella umana".

Rossi ha anche ricordato l'esempio virtuoso della Toscana che sta accogliendo, come regione, oltre 400mila immigrati "Che vivono e lavorano in questo territorio" e le tante iniziative messe in campo per il ricordo e rivolte soprattutto alle giovani generazioni.

Sempre nella tenuta di San Rossore, alla Sterpaia, si è svolto il pranzo con i giovani ebrei e i giovani rappresentanti delle comunità di immigrati presenti in Toscana e un confronto partecipato sulla diversità come valore, la formazione come garanzia di rispetto delle diversità e sui progetti efficaci per coinvolgere le nuove generazioni.

Dopo oggi il primo degli eventi promossi e finanziati dalla Regione e organizzati dalle Università toscane sarà il 20 settembre, quando professori ed accademici chiederanno scusa per l'avvallo alle leggi razziali fasciste del 1938, accolte nel silenzio complice quando non sostenute scientificamente a spada tratta. Accadrà nel cortile del palazzo della Sapienza dell'Università di Pisa. Il rettore Mancarella, a nome di tutta l'Accademia italiana che sarà presente con i propri rettori, farà ammenda per gli atti che, a partire dalla plebiscitaria decisione al "Giuramento di fedeltà fascista" del 1931, videro il mondo universitario complice verso le scelte del regime.

Ottanta anni fa le leggi razziali fasciste: la memoria e il ricordo


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