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giovedì 17 ottobre 2019

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Esperto dei Queen parla del film e di Freddie 4/5

di - mercoledì 30 gennaio 2019 ore 06:30

I quattro musicisti alla fine degli anni settanta
I quattro musicisti alla fine degli anni settanta

4° capitolo RAPPORTI DI AMICIZIA TRA I QUATTRO QUEEN

Il film Bohemian Rhapsody è risultato campione di incassi un po' in tutto il mondo, Italia compresa. Tuttavia la pellicola che ripercorre la storia dei Queen e di Freddie Mercury (e che si interrompe al 1985, sei anni prima della morte del cantante) ha fatto anche discutere. Molti critici e anche molti fan hanno apprezzato, allo stesso modo altri hanno avuto da ridire.

Il film ha avuto oltre 3 milioni di spettatori in Italia (ovvero un italiano su venti), dove è il più visto del 2018, e più di 700 milioni in tutto il mondo (una persona ogni dieci nel mondo). Alla 76esima edizione dei Golden Globe il film sui Queen ha vinto il premio come miglior film drammatico mentre Rami Malek quello per miglior attore.

Visto il successo della pellicola e viste le critiche, da appassionato dei Queen ho deciso di interpellare un esperto per saperne di più, non solo sul film ma anche sui Queen e su Freddie.

L'esperto è Claudio Tassone*, fondatore e gestore della Comunità Queeniana, community fondata nell'aprile del 2012 e che oggi conta più di 3200 iscritti in tutta Italia. Tassone ha 40 anni ed è di Napoli. Maggiori informazioni su di lui si trovano in fondo all'articolo. Le foto che si trovano nell'articolo e nella fotogallery sono tratte in parte da Comunità Queeniana (grazie!) e in parte da Wikipedia.

Qui sotto il sommario, a seguire la quarta parte di questa lunga intervista, Rapporti di amicizia tra i quattro Queen. L'ultima parte uscirà mercoledì 6 febbraio.

Sommario

1. PARTIAMO DAL FILM BOHEMIAN RHAPSODY (leggibile cliccando qui)

2. I QUEEN E L'ITALIA (leggibile cliccando qui)

3. DOMANDE VARIE SU FREDDIE (leggibile cliccando qui)

4. RAPPORTI DI AMICIZIA TRA I QUATTRO QUEEN

5. ALTRE DOMANDE E CURIOSITA' SUI QUEEN (leggibile cliccando qui)

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4. RAPPORTI DI AMICIZIA TRA I QUATTRO QUEEN

Quel che sappiamo è che i rapporti tra i quattro sono sempre stati saldi, almeno fino alla morte di Freddie. Poi John si è staccato pian piano...

“Hai detto bene: John si è staccato pian piano. Lui e Roger sono stati i primi a rimettersi al lavoro sulle registrazioni lasciate in sospeso da Freddie Mercury, mentre Brian non aveva tanta fretta e voleva piuttosto trovare il proprio posto come artista a se stante. John era ancora lì quando arrivò la chiamata di Roger e Brian per registrare No-One But You, l’ultimissimo brano registrato a nome Queen, ed era ancora insieme a loro con Elton John alla voce nel 1998 a Parigi”.

“Ognuno elabora la perdita di una persona cara in modo differente, ma non me la sento di dire che John abbia sofferto più degli altri due la fine tragica di Freddie e che per questo si sia ritirato. Il bassista già non aveva molta voglia di proseguire con la band ai tempi di The Miracle, convinto a partecipare solamente dalle incerte condizioni di salute dell’amico e collega. Brian May era già in depressione a quel tempo, a causa non solo della notizia riguardante Freddie, ma anche per la perdita del padre e della fine del primo matrimonio con la madre dei suoi tre figli. Non che ora io voglia minimizzare le sofferenze di Brian, ma era già ferito per conto suo. Secondo me, anche se non lo ha quasi mai dato a vedere, è proprio Roger Taylor la persona fra i tre Queen superstiti ad aver incassato e assorbito il contraccolpo peggiore. Sia lui che Brian hanno completato e portato avanti due album solisti e dei tour in giro per il mondo negli anni che hanno seguito la scomparsa di Freddie, ma entrambi sono giunti alla conclusione che la “nave madre”, come la chiama May, era il luogo più sicuro in cui rifugiarsi. Quando c’è una mezza intenzione si trova sempre il mezzo per realizzarla. Ed ecco prima Paul Rodgers e ora Adam Lambert, chiamati ad interpretare dal vivo il catalogo dei Queen”.

Negli ultimi album i Queen decisero di intestare le canzoni a tutti e quattro, ma oltre a cantare il più possibile quale è stato il contributo musicale e di testi di Freddie negli album 1989, 1991 e 1995?

“Freddie e la sua condizione sono stati fattori fondamentali nelle canzoni di quel periodo. Prendiamoli brevemente in esame gli album pubblicati in questi tre anni. Durante le sessioni di The Miracle ci fu la confessione di Freddie agli amici/colleghi riguardo la propria malattia. Decisero di comune accordo che per massimizzare l’unione all’interno della band e fugare ogni individualismo, avrebbero attribuito tutte le canzoni ai Queen e non più ai singoli autori. Il contributo di Freddie Mercury è totale nella scrittura del brano The Miracle, un pezzo melodico, dolce e innocente, nel quale si tessono le lodi di tutto ciò che di più bello c’è nel creato divino, fino all’espressione del desiderio unico di pace mondiale e stop a tutti i conflitti. A seguire potrei menzionare canzoni in ordine decrescente di popolarità come Breakthru (in particolare l’introduzione e il tema generale), Was It All Worth It, My Baby Does Me, Khashoggi’s Ship e Party”.

L’album Innuendo, per quanto sia un immenso attestato di grandezza “a la Queen”, non vede fra le canzoni di Freddie la stessa intensità del passato. Il fatto che sia uscito come singolo pone in primo piano la stravaganza di I’m Going Slightly Mad, scritta come delirio ludico nelle ultime notti spensierate con qualche amico nell’amata Garden Lodge. Dagli anni delle sessioni solistiche di Barcelona venne ripescata All God’s People, che da incompiuta si chiamava Africa By Night, nella quale è fondamentale la verve dell’amico pianista Mike Moran. In un album così impegnato, specialmente come i testi che in Innuendo sono carichi di significati come mai in precedenza, trovò spazio il brano Delilah, la dedica personale di Freddie, gattaro dentro (in senso più che buono), alla sua micetta domestica preferita e alla quale tutto era concesso. Ma, secondo il mio parere, il contributo più valido di Freddie nei brani pubblicati nel 1991 è evidente in Don’t Try So Hard, canto disperato e introspettivo all’inizio, che lascia spazio a una inattesa estasi, in un crescendo operistico, quasi lirico: la salvezza è nelle grandi cose, non in quelle passeggere. Freddie lo canta a voce alta “Quanto è bello il mondo! Questa sì che è vita! Ci sono solo sciocchi a dettare le regole. Non facciamola tanto difficile”. Bellissima”.

Dopo la pubblicazione di Innuendo, i Queen non staccarono la spina quasi per niente. Le registrazioni proseguirono, con Freddie alla ricerca quasi disperata di materiale da cantare. Come suo contributo compositivo portò all’attenzione il brano A Winter’s Tale, una poetica e struggente ode alla magica quiete, dipinta (neppure se fosse stato un quadro) con lo scenario che si era presentato mesi prima a Montreux, durante una delle sue ultime passeggiate sulla magica riviera della cittadina elvetica. Gli sforzi e il desiderio di Freddie di sapere rilasciate al pubblico le sue ultime registrazioni si materializzò quattro anni più tardi nell’album Made In Heaven, uno dei preferiti di Brian May”.

In realtà non fu la malattia a rallentare il ritmo di Freddie come compositore e musicista, che per tutti gli anni ’70 era stato una macchina da guerra in quanto a creatività e genialità. Già dai tempi di The Works, registrato prevalentemente nella soleggiata Los Angeles dall’estate del 1983, aveva infatti deciso di concentrarsi maggiormente sul canto, delegando agli altri tre e al turnista Fred Mandel l’impegno al pianoforte e alle tastiere. Questa tendenza si confermò anche negli album successivi, compresi quelli solistici. In particolare durante tutte le sessioni di Barcelona si affidò completamente alla creatività di Mike Moran, il quale al piano e alle tastiere contribuì in modo significativo alla composizione e alla registrazione di intere parti orchestrali sinfoniche. Pertanto fu una prosecuzione naturale il fatto che negli ultimi tre album dei Queen (compreso quello ultimo e postumo) la presenza di Freddie in veste di compositore sia stata sempre più defilata”

Gli altri tre Queen hanno detto quali sarebbero state secondo loro canzoni da concerto degli ultimi album, quelli post Magic Tour?

"È un vero peccato che la carriera live dei Queen non sia andata avanti. Paradossalmente il Magic Tour è arrivato appena all’inizio della fase di ripresa dopo la discutibile svolta musicale dei primi anni ’80. Gradualmente, dall’album The Works in poi, la band stava ritrovando con una certa difficoltà la propria ispirazione in studio. Ovviamente c’era tutto il catalogo da portare in scena per darlo in pasto al pubblico, ma la mancanza di nuovi pezzi fortemente trascinanti dal vivo è stato un po’ un limite negli ultimi due tour. Solo Radio Ga Ga e Friends Will Be Friends avevano certi requisiti fra i loro singoli dell’epoca. 

In realtà non hanno parlato molto di questo argomento. Piuttosto dovevano difendere la condizione di impossibilità ad andare in tour, nascondendone agli occhi indiscreti della stampa e di un certo pubblico il vero motivo; e cioè, perché Freddie aveva contratto l’HIV. Però ricordo un’intervista in cui Brian May ha dichiarato che la sua canzone I Want It All era nata con una vocazione assolutamente live, anzi, era stata ispirata proprio durante il Magic Tour dalla sua futura moglie Anita Dobson (che pare fosse solita dire "voglio tutto! E lo voglio subito", ndr). 

E in effetti il suono potente, i cori e il ritornello trascinante sono tre degli ingredienti da mescolare per ottenere le canzoni giuste per lo scopo.

Potremmo provare insieme a immaginare quali sarebbero potuti essere nuovi cavalli di battaglia fra le tracce degli ultimi due o tre album. Headlong ha dimostrato di essere un gran pezzo live nelle esibizioni della Brian May Band, nella prima metà degli anni 90. Innuendo, il brano che apre l’album omonimo, è nato come jam session, il testo possiede un indiscutibile pathos, e ha una struttura molto simile a Bohemian Rhapsody che, come sappiamo è una bomba dal vivo. The Show Must Go On ha tutti gli elementi necessari, compresa la carica emozionale. These Are The Days Of Our Lives si è rivelata azzeccata ed emozionante nei concerti Queen+, post-Freddie, e avrebbe sicuramente rappresentato un momento introspettivo immancabile anche con il gruppo in formazione storica; Bijou, quasi completamente strumentale, ha di fatto sostituito o pesantemente integrato il celebre guitar solo di Brian May nei tour insieme a Paul Rodgers. 

Faccio un po’ di fatica a individuarne qualcuna dall’album postumo Made In Heaven; potrebbero essere tutte le canzoni o nessuna, forse per via del fatto che si tratta di un lavoro in cui le melodie rappresentano la vera “potenza” delle canzoni. Chissà, magari un giorno avremmo assistito a Freddie e compagni che suonavano dal vivo You Don’t Fool Me al posto di Another One Bites The Dust (con il dovuto rispetto per il successo clamoroso di quest’ultima). 

Ho solo un’ultima cosa che voglio dirti riguardo la tua domanda: anche se non è una canzone dei Queen, sono stato rapito da Sunny Day di Roger Taylor, pubblicata nel suo ultimo album solista del 2013 (Fun On Earth). Non ti nascondo che di notte ho sognato ripetutamente questa canzone eseguita dai Queen sul palco di un grande stadio, con Freddie che entrava in scena per cantarla: “In a heartbeat...”. Pensaci! Fa venire i brividi".

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COMUNITÀ QUEENIANA ITALIANA

E' nata da un'esigenza di Tassone, quella di aggiornare gli altri per essere aggiornato lui stesso su tutto ciò che riguarda i Queen e i suoi componenti: “Avevo voglia di offrire uno spazio comune in cui si potesse condividere e discutere di tutto: dalla possibilità di registrazioni inedite alle vacanze di Roger Taylor, dalle collaborazioni musicali di Brian May al suo impegno per la difesa degli animali, dalle curiosità sulla storia della band all’ultimo incontro ravvicinato con John Deacon. Freddie Mercury naturalmente sarebbe stato costantemente un tema centrale”.

Ad oggi su Comunità Queeniana ci sono oltre 400 articoli pubblicati, composti da notizie approfondite, da traduzioni in italiano di interviste (una delle chicche come è la traduzione continua e integrale che Tassone fa del blog Ask Phoebe, in cui Peter Freestone, assistente personale di Freddie dal 1979 al 1991, risponde ai fan sui temi più disparati) e altri contenuti editoriali ripescati dal passato più o meno recente. Comunità Queeniana italiana conta ben 25000 visite per settimana, centomila al mese.

Oltre a questo esistono un canale YouTube e uno su Vimeo “grazie ai quali abbiamo messo online contenuti interessanti e unici, come ad esempio video sottotitolati da noi in italiano per migliorarne la fruibilità nel nostro paese”.

“Il contenuto davvero unico che potrai trovare solo sulla nostra pagina web è la “Cronologia Queeniana”. È stata una mia intuizione. Come avviene per le cose migliori, ho tratto ispirazione da un mio limite: ho una pessima memoria. Come avrei potuto quindi ricordare puntualmente e con un certo livello di dettaglio (discretamente alto) tutto quello che i Queen e i singoli componenti della band hanno combinato in quasi 50 anni di carriera? Ed ecco che ho iniziato a raccogliere ed affinare sempre più una effettiva cronologia di tutti, ma proprio tutti gli eventi: si parte dagli anni di nascita fino ad arrivare ai giorni nostri, mese per mese, anno per anno, evento per evento. Solo dando un’occhiata di persona è possibile comprendere l’eccezionalità di quanto offre online la Comunità Queeniana”.

*Claudio Tassone è nato a Napoli 40 anni fa e lavora come impiegato in una nota azienda italiana: “La mia passione per i Queen ha radici lontane nel tempo. Quando avevo circa 4 anni mi capitò di ascoltare alla radio It’s Late, la canzone scritta da Brian May per l’album News Of The World. Quel riff così tipico, caratterizzato dal suono unico che contraddistingue la Red Special mi ha colpito nonostante ancora non avessi neppure imparato a scrivere… E poi, vogliamo parlare di una radio italiana che trasmetteva i Queen con It’s Late all’inizio del 1982?! Doveva essere un segno del destino. Ovviamente non avevo nessuna cognizioni di chi fossero i Queen. Sapevo solo che quel riff di chitarra mi piaceva da morire. Per questo iniziai già da piccolissimo a farmi una qualche cultura sul rock, un genere di musica che non si ascoltava affatto in casa nostra; mio padre era più per la classica o al massimo per le canzoni tradizionali. Fino all’età di 8 anni non mi focalizzai sui Queen, per vari motivi: in primis non c’era internet e tutte le inesauribili fonti di informazioni delle quali tutti disponiamo oggi, e poi i miei non avevano nessuna voglia di regalarmi un disco rock. Non ho mai approfondito questa cosa, ma credo che non vedessero di buon occhio il rock. Insomma, quando arrivò il 1986 i Queen pubblicarono A Kind Of Magic, l’album che rappresentava quasi la colonna sonora del film Highlander con Christopher Lambert. Tutte le radio passavano la title track e in tanti la canticchiavano, anche fra i miei compagni di classe. A mia madre piaceva questo attore e la cosa fece da catalizzatore per far entrare i Queen nelle grazie dei miei genitori. Il caso volle che in quegli anni la band facesse la svolta “pop” nella propria musica e così quasi tutto (per fortuna non tutto) iniziò ad avere per loro un senso più tranquillo e scanzonato. Stranamente non fu A Kind Of Magic il loro primo album che potei stringere nelle mie mani. Nel 1989, quando ormai a 11 anni avevo piena coscienza di ciò che volevo, trovai anche il motivo per farmi fare il regalo giusto. Alla fine di un buonissimo anno scolastico, alla domanda “Cosa vorresti per regalo?” risposi “l’album The Miracle dei Queen!”. Ricordo che un sabato di giugno saltai in auto con mio padre e andammo in centro a Napoli per cercare il mio “premio”. Non ci crederai, ma l’album era esaurito (sia cassetta che vinile) e i negozianti non avevano alcuna confidenza nel fatto che potesse tornare disponibile. Pazienza. Fu una grande delusione, ma mi consolai con il fatto che nelle radio era sempre presente I Want It All, con quelle chitarre potentissime e la voce graffiante di Freddie Mercury. Non avevo ovviamente nessuna idea che in circolazione vi fosse una malattia che ce l’avrebbe portato via così presto. Tornando ai miei tentativi, dopo l’estate dovetti aspettare il Natale per riprovare ad ottenere il dono tanto desiderato. Ma niente, Miracle non era disponibile. Stavolta non ero più disposto a tornarmene a casa con le mani vuote. In uno dei negozi in Piazza Garibaldi vidi dentro a una vetrina la scritta “Queen”. Non avevo mai visto quell’album. Era per la precisione una musicassetta, quella semi-ufficiale chiamata Queen – At The Beeb, contenente un paio delle primissime sessioni incise dalla band per la BBC. Praticamente a quei tempi era una primizia e una rarità assoluta, specialmente in Italia. Senza nessuna incertezza la scelsi come regalo natalizio, anche se sotto l’albero non ci arrivò mai: la ascoltai appena comprata, dalle cuffie del mio walkman, mentre in macchina rientravamo a casa. Erano registrazioni dei primissimi Queen, quelli dell’hard rock più estremo che avessero mai inciso! E mi piacevano da impazzire. Da allora e fino al 1993 comprai praticamente tutta la discografia Queen, in vinile, perché era così che volevo ascoltarli. Alla fine fu una buona intuizione, visto che i vinili oggi vanno di nuovo per la maggiore. Purtroppo, nel frattempo tutto il mondo dovette fare i conti con la scomparsa di Freddie, a causa dell’AIDS. Seguirono anni molto bui per noi fans della “Regina”. Se prima le reazioni di chi mi circondava erano “i Queen… chi????”, ora erano diventate “i Queen? Ah, sì, quelli del cantante drogato, pedofilo (informazione falsa e sciagurata diffusa da un assurdo servizio del TG RAI) e gay (come se fosse stato un crimine). Quei tempi erano quel che erano purtroppo. Ma tutte quelle cose non fanno che aumentare la gioia che ho al giorno d’oggi, con i Queen riconosciuti come fenomeno assoluto, sia musicale che sociale”.


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