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martedì 12 dicembre 2017

Cronaca venerdì 16 giugno 2017 ore 09:40

Il difficile reinserimento e poi l'ultima rapina

Simone Bernardi, il rapinatore ucciso dal gioielliere durante un tentativo di rapina, lavorava per una cooperativa sociale. Oggi l'autopsia

PISA — A marzo aveva lasciato il penitenziario Don Bosco di Pisa dopo aver scontato una condanna di otto anni per furti e rapine commesse altrove. Durante il suo percorso di reinserimento sociale Simone Bernardi, il rapinatore che martedì sera è stato ucciso dal gioielliere Daniele Ferretti durante un tentativo di rapina, si era legato sentimentalmente a una volontaria. Nel 2014 ha partecipato insieme ad altri carcerati all'incontro con Papa Francesco in occasione del Giubileo e ed era stato ammesso al regime di lavoro esterno per una cooperativa sociale.

La ricaduta in un passato fatto di furti e rapine, martedì sera gli è costata la vita. Mentre proseguono le indagini per ricostruire l'esatta dinamica dell'accaduto, vanno avanti anche le ricerche dei due complici di Bernardi, fuggiti con la pistola dopo la sparatoria. 

Oggi sarà effettuata l'autopsia sul corpo di Simone Bernardi.

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