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Attualità Mercoledì 11 Marzo 2026 ore 08:30
"Il Pisa non cambi pelle per una annata storta"

L'esperta di management sportivo Anna Lucchesi su continuità, comunicazione con i tifosi e valorizzazione giovani. "Non giudicate tutto dai risultati"
PISA — Siamo sempre più vicini a un momento di passaggio per il Pisa Sporting Club. Per capire i passi da fare nei prossimi mesi abbiamo intervistato per Qui News Pisa Anna Lucchesi, esperta di management sportivo, comunicazione e dimensione psicologica applicata allo sport. Ha approfondito questi temi nel Master in Management dello Sport della SDA Bocconi, attraverso un progetto dedicato alla sostenibilità del calcio, alla governance dei club, al rapporto tra sport, territorio e sanità e alla costruzione di modelli organizzativi capaci di incidere anche sul benessere degli atleti e delle comunità. La sua esperienza maturata in ambito clinico e sanitario le consente di avere uno sguardo attento anche sugli aspetti relazionali e psicologici legati alla gestione del malcontento, delle aspettative e delle dinamiche emotive. Proprio questo aspetto può offrire una chiave di lettura interessante anche rispetto al momento del Pisa. In un contesto in cui il risultato sportivo condiziona fortemente l’ambiente, il tema della gestione del malcontento diventa centrale: dai commenti dei tifosi alla delusione che cresce quando i risultati non arrivano, fino a quel clima di lamentela continua che può accompagnare nei momenti critici la quotidianità del club.
Quale può essere, secondo lei, la strada del Pisa per il futuro?
"La mia è una risposta un po’ di pancia, però il quadro societario mi sembra abbastanza chiaro. La filosofia del club è ben delineata, ha una sua idea precisa e vuole andare avanti in questa direzione. La linea è quella: cercare giocatori all’estero, investire e costruire un certo tipo di modello. Anche se quest'anno forse sono mancati alcuni acquisti di categoria. Bisogna capire quanto si è esposta dal punto di vista economico, visti gli investimenti di quest'anno e perciò va capita quale sia da parte della società la necessità, in qualche modo, di rientrare da questi investimenti. A fine stagione qualcuno probabilmente andrà via, quindi una parte di questa esposizione, ammesso che ci sia, potrà essere riassorbita. Però, al di là del mercato, penso che il vero passaggio sia un altro".
Cosa intende?
"E' evidente che il progetto comprenda anche la realizzazione del centro sportivo. Tra un anno, un anno e mezzo, sarà terminato e lì si potrà sviluppare davvero un’idea più strutturata, come fanno tante realtà moderne: centro sportivo, settore giovanile, crescita interna. Nell’attesa che questa struttura sia pronta, la cosa più sensata da fare è puntare di più sul settore giovanile.
E quando parlo di settore giovanile non mi riferisco soltanto ai bambini. Spesso vedo società professionistiche che celebrano i risultati delle categorie più basse e sinceramente questo conta fino a un certo punto. Il nodo vero è costruire una filiera più solida, più utile anche al progetto sportivo ed economico della società. Bisognerebbe lavorare per avere una Primavera competitiva, possibilmente stabile ad alto livello, e magari anche una squadra Under 23 o comunque una struttura intermedia che accompagni i ragazzi verso il professionismo. Insomma, il Pisa dovrebbe sfruttare molto di più il bacino dei giovani. Anche perché, se l’obiettivo è fare business attraverso i cartellini dei giocatori, allora ha senso comprare all’estero, ma avrebbe ancora più senso affiancare a questa strategia una valorizzazione forte del vivaio. In un contesto del genere, il settore giovanile può diventare davvero una risorsa".
Dovesse arrivare la retrocessione, a livello psicologico, qual è l’elemento più importante che il Pisa dovrà tenere presente per evitare di farsi risucchiare da una stagione mediocre l'anno prossimo?
"Secondo me il primo punto è questo: in tante realtà, soprattutto guardando al calcio inglese, ci sono società che riescono a vivere anche annate con risultati sportivi negativi, ma mantenendo comunque conti sani, un buon rapporto con i tifosi e una rete forte di relazioni. In Italia invece succede spesso il contrario: se manca il risultato sportivo, sembra crollare tutto il resto. Si incrina il rapporto con i tifosi, si indebolisce l’entusiasmo, può calare anche la capacità di generare entrate e alla fine si crea un effetto a catena.
Per questo la prima cosa che mi viene da dire è che il Pisa dovrebbe coltivare di più il ponte comunicativo con il tifoso. E non soltanto con il tifoso storico, quello che comunque resta vicino alla squadra, ma con una platea più ampia. Bisogna ampliare e consolidare la rete dei tifosi e, più in generale, delle relazioni attorno al club, in modo che una stagione storta non provochi automaticamente un crollo complessivo. Il tema è evitare che una stagione negativa condizioni anche quella successiva. E questo non è scontato".
Pisa, storicamente, è una realtà più da Serie B che da Serie A. Però quest’anno si è creata un po’ di tensione. Secondo lei c’è anche una disabitudine, da parte dell’ambiente, a vivere campionati di questo tipo?
"Sì, ma anche in questo caso secondo me bisogna scollegare il tifo dal solo risultato sportivo. Va un po’ accantonata quella visione per cui, se il risultato arriva, allora funziona tutto, mentre se il risultato non arriva allora è tutto sbagliato. È una lettura troppo semplice.
Chi investe in una società, soprattutto se ha disponibilità economiche importanti, probabilmente ragiona con parametri diversi. Il risultato sportivo conta, è ovvio, ma non è l’unico elemento. E soprattutto va valutato nel medio-lungo periodo.
Questo è stato il primo vero flop sportivo da quando c'è questa dirigenza. E forse lo è più nei modi in cui si è sviluppato che nel risultato in sé, che in parte poteva anche essere messo in conto. Però non si può ridurre tutto a una lettura immediata del campo. Serve una visione più ampia".
Lei farebbe cambiamenti drastici?
"No, proprio per questo la proprietà dovrebbe evitare di prendere delle decisioni sulla scia dei risultati. Il pacchetto manageriale ha portato il Pisa in Serie A attraverso un risultato che è il prodotto di anni di gestione. Si possono prendere decisioni positive e negative nel corso degli anni, fa parte del gioco. Mai prendere delle decisioni drastiche. La strada della continuità è sempre la migliore, soprattutto se figlia di una visione. Poi va tarata sugli errori commessi, per evitare di ripeterli"
Michele Bufalino
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