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“Il Coraggio della Pace by Remind”, pubblico e privato uniti nel dialogo
ROMA (ITALPRESS) – Si è svolta a Roma, presso il Salone del Commendatore di Borgo Santo Spirito, la quarta edizione de “Il Coraggio della Pace by Remind”, l’iniziativa promossa da Remind – Associazione delle Buone Pratiche dei Settori Produttivi della Nazione. L’incontro ha riunito autorevoli rappresentanti delle Istituzioni nazionali ed europee, delle forze armate e […]

ROMA (ITALPRESS) – Si è svolta a Roma, presso il Salone del Commendatore di Borgo Santo Spirito, la quarta edizione de “Il Coraggio della Pace by Remind”, l’iniziativa promossa da Remind – Associazione delle Buone Pratiche dei Settori Produttivi della Nazione. L’incontro ha riunito autorevoli rappresentanti delle Istituzioni nazionali ed europee, delle forze armate e dell’ordine, della chiesa, dell’informazione e delle buone pratiche del Pubblico e del Privato, con l’obiettivo di promuovere un confronto sul significato della pace e, soprattutto, sulle condizioni necessarie per costruirla e renderla duratura. Al centro dei lavori una visione della pace che supera la sola assenza di guerra per assumere una dimensione concreta e quotidiana: la pace come infrastruttura civile della Nazione, fondata sulla sicurezza, sulla giustizia, sulla salute, sull’amore, sul lavoro, sulla libertà, sulla conoscenza, sulla verità, sulla qualità dell’informazione, sullo sviluppo e sulla fiducia nei confronti delle Istituzioni. Ha aperto i lavori Paolo Crisafi, Cavaliere di Gran Croce Presidente di Remind: ‘Con la quarta edizione de Il Coraggio della Pace by Remind vogliamo rinnovare un impegno che sentiamo ancora più necessario: creare uno spazio nel quale governo, parlamento, istituzioni, imprese, professionisti e società civile possano incontrarsi e riconoscersi in una responsabilità comune, anche partendo da sensibilità e posizioni differenti – ha detto -. Parlare di pace oggi non significa soltanto auspicare la fine dei conflitti. Significa interrogarci sulle condizioni che rendono una comunità più coesa, sicura e capace di affrontare le proprie differenze senza trasformarle in divisioni. Dobbiamo considerare la pace come un’infrastruttura della Nazione: qualcosa che si costruisce quotidianamente attraverso l’amore, la sicurezza, la salute, il lavoro, la giustizia, la verità, la conoscenza, la qualità dell’informazione e la fiducia nelle Istituzioni. Sono elementi apparentemente diversi, ma che concorrono tutti alla stessa condizione fondamentale: permettere alle persone di vivere il presente e progettare il proprio futuro con risposte a questo stato di paura che inevitabilmente la situazione geopolitica attuale ci fa vivere”.‘E’ un impegno – ha aggiunto – che ritroviamo anche nelle parole di Papa Leone XIV che, nella Magnifica Humanitas, ci richiama alla costruzione di una “civiltà dell’amore”, che non nasce da un singolo gesto, ma da una somma di responsabilità e comportamenti quotidiani. Un richiamo che riguarda tutti noi: disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, guardare alle persone e alle loro fragilità, coltivare il dialogo. Perchè la pace si costruisce anche nel modo in cui scegliamo di guardarci, ascoltarci e parlarci. In questo senso, Pubblico e Privato hanno una responsabilità che va oltre i rispettivi ruoli e interessi: contribuire al benessere e alla tutela di famiglie e imprese, alla solidità delle comunità e alla riduzione delle distanze che alimentano sfiducia e contrapposizione. Il coraggio che oggi chiediamo non è quello di rinunciare alle proprie idee, ma di fare delle differenze un’occasione di confronto e del confronto uno strumento di crescita, benessere e coesione. E’ da questa capacità che può nascere una pace giusta e duratura: non soltanto un principio da affermare, ma un bene comune da costruire e custodire insieme”.Il confronto si è quindi allargato alla dimensione europea, con l’intervento di Antonella Sberna, Vicepresidente del Parlamento Europeo: “Il titolo scelto per questa edizione contiene un messaggio forte. La pace richiede coraggio e siamo abituati ad associare il coraggio a chi combatte, a chi resiste, a chi non arretra, anche nel nostro immaginario. Ecco, ma serve altrettanto coraggio, a volte, per fermarsi, riflettere, ascoltare le ragioni dell’altro e provare a cercare una soluzione. Questa è la patria del compromesso, l’Unione Europea. Insomma, anche da questo ci facciamo insegnare, perchè la pace non è soltanto assenza di guerra: è una scelta quotidiana, un impegno concreto che nasce dalla capacità di riconoscersi, di dialogare e anche di saper costruire insieme”. Ha fatto seguito Renato Loiero, Consigliere del Presidente del Consiglio che ha fornito uno scenario economico asserendo che ‘la pace, oltre a essere un valore universale, è una vera e propria infrastruttura dello sviluppo: genera fiducia, attrae investimenti, stabilizza i mercati e permette a imprese e famiglie di programmare il futuro”. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo degli “Operatori di Pace” aperta dal Generale Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa. “La pace e la stabilità non sono conquiste definitive. Non si ereditano: si costruiscono e si difendono, giorno dopo giorno, con scelte difficili e talvolta impopolari – ha spiegato -. Costruire la pace richiede grande coraggio. E il primo atto di coraggio è guardare il mondo per quello che è, non per quello che vorremmo che fosse. E’ in questo scenario che si inserisce l’invito del nostro Santo Padre: disarmare la tecnologia. Lo accolgo e mi permetto di accostarlo a parole che molti, in questa sala, conoscono meglio di me: Papa Leone parla di una pace ‘disarmata e disarmantè. Da soldato, quelle parole non mi suonano come un rimprovero, ma mi suscitano una domanda: in che modo, nella nostra professione, possiamo disarmare la tecnologia? La mia risposta è chiara: assicurando che le decisioni siano prese dall’uomo; con la sua intelligenza, il suo giudizio e la sua coscienza. Perchè nessun sistema di intelligenza artificiale, per quanto rapido e accurato, potrà sostituire un essere umano nel decidere se compiere o meno un’azione”.La sezione ha visto il contributo di S.E. Mons. Renato Tarantelli Baccari, Vicegerente della Diocesi di Roma: “Mi soffermo innanzitutto sull’importanza per chi vuole fare impresa, Remind raccoglie e riunisce imprenditori di varie realtà. E questo mondo dell’impresa in realtà è inteso soprattutto per la vostra sensibilità come un’imprenditorialità non soltanto in quanto produzione di valore economico, ma come una vera e propria responsabilità verso la persona, la comunità, il territorio, potremmo dire un’imprenditorialità che mira alla produzione di un valore sociale non solo appunto economico”.Ha fatto seguito il Gen. C.A. Salvatore Cuoci, Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito: “Avere il “coraggio della pace” significa, per l’Esercito e in generale per l’intero comparto Difesa, esprimere una deterrenza credibile in grado di prevenire i conflitti e garantire la sicurezza collettiva”. E’ intervenuto Lamberto Giannini, Prefetto di Roma: “La disinformazione va combattuta con la verità, perchè la verità dà un senso di sicurezza ai cittadini. Ci sono vari tipi di disinformazione: quella che aggredisce tante volte i mercati, ma anche, per quello che riguarda una realtà cittadina, propalare delle notizie false oppure, come spesso è accaduto, far sì che vengano riprese per i social delle immagini o dei disordini creati apposta per poter essere ripresi, avere delle visualizzazioni. Questo è qualcosa che va, a mio avviso, combattuto con molta fermezza”.Serafino Sorrenti, Vicepresidente Esecutivo del Consorzio Europeo Edic ha dichiarato: “L’intelligenza artificiale sta modificando il modo in cui lavoriamo, produciamo conoscenza, assumiamo decisioni e organizziamo servizi pubblici e privati. Di fronte a questa accelerazione, la risposta non può essere frenare l’innovazione, ma governarla. E governarla significa mantenere l’uomo al centro”.Dalla cultura dell’incontro e dell’accoglienza alla tutela della persona, il valore della pace è stato quindi declinato nella sua dimensione sociale e sanitaria dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha dichiarato: “La pace non riguarda soltanto le relazioni tra gli Stati. E’ una condizione essenziale per la vita delle persone, per il benessere delle comunità e per la tutela dei diritti fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa un posto centrale – ha detto -. I conflitti producono conseguenze profonde e durature sulla salute delle popolazioni: distruggono strutture sanitarie, interrompono l’accesso alle cure, aggravano le condizioni di chi è più fragile e lasciano ferite fisiche e psicologiche che possono essere trasmesse anche alle generazioni successive. Per questo la salute è, a sua volta, uno straordinario strumento di pace”. Dalla tutela della salute alle conseguenze economiche dei conflitti, il confronto ha quindi messo in evidenza come la pace rappresenti una condizione essenziale non soltanto per il benessere delle persone, ma anche per la stabilità e la crescita del Sistema Italia. Su questo aspetto è intervenuto Maurizio Leo, Viceministro dell’Economia e delle Finanze, evidenziando: “Anche dal punto di vista economico il coraggio della pace significa fare delle scelte impegnative, scelte impegnative per i cittadini, scelte impegnative per le imprese e lo si deve fare soprattutto in un momento come questo, noi oggi assistiamo a diversi conflitti, il conflitto russo-ucraine, il conflitto in Medio Oriente e questo sta comportando delle ricadute assolutamente negative per il nostro Sistema Paese”. Vi è stato poi un focus su turismo e cultura dell’abitare i saluti istituzionali di Gianmarco Mazzi, Ministro del Turismo, che ha affermato: “Il turismo è sinonimo di pace, è uno strumento potentissimo perchè racchiude in sè proprio il senso dell’accoglienza, costruisce ponti tra culture, tra i popoli e tra le religioni. Grazie a Remind per questa giornata di riflessione e buon lavoro a tutti voì. Massimo Ponzellini, Presidente Comitato Remind Cultura dell’Abitare, ha evidenziato che ‘un accordo di pace ogni due mesi, per trecento anni: non è la prova che la pace funzioni, è la prova che la guerra non smette mai di tornare. Ogni trattato firmato è già, in qualche misura, un’ammissione di sconfitta: quella di non essere riusciti a proteggere chi non aveva scelto di combattere”. Uno spazio specifico è stato dedicato anche alla responsabilità dell’informazione attraverso la sezione “Le Parole che Uniscono” che ha visto la partecipazione di Fabio Carducci Responsabile della Redazione Romana de Il Sole 24 Ore: “Il giornalismo economico può contribuire concretamente alla cultura della pace, spiegando le cause dei conflitti e le loro conseguenze sull’economia reale, monitorando le scelte dei governi e l’andamento della spesa militare, senza distorsioni ideologiche”. Un approfondimento sull’importanza del linguaggio è stato effettuato da Leonardo Donato Editore di Fortune Italia: “Il linguaggio più militarizzato che circola oggi in Italia non è solo quello della politica, è anche quello dell’economia: guerra dei prezzi, guerra dei dazi, war room, deadline. Se il lessico è bellico, il ragionamento diventa a somma zero, e un Paese che pensa a somma zero smette di investire e di fidarsi”. Ha fatto seguito Marco Iasevoli Capo Servizio Politica Interna di Avvenire: “Le parole che unisco sono le storie che riconciliano con l’umano, quelle che proviamo a raccontare ogni storia sul giornale. Le storie di Nico, Enzo, Amalia… nomi apparentemente anonimi ma che in realtà lasciano un segno profondo in chi li incontra. E che lasciano una domanda: davvero non c’è alternativa a un cinico individualismo?”. Andrea Monda Direttore de L’Osservatore Romano si è soffermato: “Le parole non sono mai neutre; sono pietre scagliate per ferire oppure ponti gettati verso l’altrò. Ha chiuso i lavori Mons. Josh, Decano della Facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Salesiana: “In una cultura che glorifica la strapotenza, la supremazia e la violenza, siamo tentati di pensare che la pace sia una virtù dei deboli. Non è affatto così. E’ stato proprio Mahatma Gandhi a insegnarci che è più coraggioso essere non-violenti che essere violenti. La pace è una forza interiore, una forza morale”. I cantanti Lucia Rubedo e Stefano Abitante hanno accompagnato con la loro musica il messaggio di incontro e condivisione che ha attraversato l’intera iniziativa, dedicata ad Adele, mamma del presidente Crisafi, e, attraverso il suo ricordo, a tutte le mamme.
– foto ufficio stampa Remind –(ITALPRESS).
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