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Attualità martedì 23 novembre 2021 ore 17:40

Telefono Donna, ogni mese 30 richieste di aiuto

Anche nel 2021 record di chiamate al centro antiviolenza gestito dalla Casa della Donna. In aumento studentesse universitarie e donne con disabilità



PISA — In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, l’associazione Casa della Donna ha presentato stamani, nella sede di via Galli Tassi, i dati relativi all'attività del centro antiviolenza nel corso dell’ultimo anno. Dal 1 Gennaio al 31 Ottobre 2021 il Telefono Donna, la linea di ascolto e accoglienza del centro antiviolenza pisano (che risponde al numero 050.561628), ha ricevuto 1.211 telefonate, un numero più alto rispetto agli anni precedenti la pandemia ma in continuità con il 2020, anno record di chiamate (1.296). 

Da Marzo 2020 ad oggi l’aumento delle chiamate è rimasto costante, sono circa 30 le donne che ogni mese chiamano il Telefono Donna per la prima volta. Nel corso del 2021 a chiamare il Telefono Donna sono state complessivamente 409 donne: ben 314 hanno contattato il centro antiviolenza per la prima volta e, dopo il primo contatto, circa la metà delle donne (46%) ha iniziato il percorso di uscita dalla violenza.

“L’alto numero di richieste di aiuto - afferma Francesca Pidone, coordinatrice del Telefono Donna - che abbiamo registrato anche nel 2021 è ancora legato agli effetti della pandemia. L’emergenza sanitaria e tutto ciò che ne consegue ha funzionato da catalizzatore. Tante donne hanno compreso che non potevano più continuare a sopportare gli atti di violenza quotidiana. Una violenza che proprio le restrizioni e la precarietà socio-economica causate dalla pandemia ha reso e rende ancora più insostenibile per le donne e i loro figli/e. Ecco che allora in tante hanno composto il numero del Telefono Donna per chiedere aiuto: un grande atto di forza e coraggio”.

A chiamare il Telefono Donna sono soprattutto donne tra 30 e 49 anni, in continuità con gli anni precedenti, ma nel 2021 sono aumentate le richieste da parte di giovani donne, soprattutto studentesse dell'Università di Pisa, che stanno vivendo o hanno vissuto situazioni di violenza. Un dato che evidenzia il bisogno da parte delle universitarie, in particolare fuori sede, di uno spazio di ascolto e aiuto per elaborare le violenze agita da partner o ex partner, oppure da familiari.

Sono, inoltre, in aumento le richieste di aiuto da parte di donne con disabilità o con patologie che subiscono maltrattamenti da partner e familiari. “Il dato relativo alle donne con disabilità deve fare molto riflettere - sottolinea Pidone -. Per le donne con disabilità il rischio di subire violenze e maltrattamenti è più alto rispetto alle donne non disabili. Non solo. Chiedere aiuto è ancora più difficile per una donna con disabilità. Fino a qualche anno fa la violenza sulle donne disabili era un fenomeno molto sommerso mentre adesso, grazie anche al lavoro di sensibilizzazione che portiamo avanti sul territorio insieme alle associazioni che si occupano di disabilità, c’è più informazione, più consapevolezza e allora cresce anche il numero di donne con disabilità che contattano il nostro Telefono Donna, talvolta con l’aiuto di persone vicine”.

Le reti amicali e familiari sono fondamentali per il contrasto alla violenza e non solo per le donne con disabilità. 

Un altro dato interessante presentato stamani dal centro antiviolenza pisano riguarda proprio le reti sociali. Nell’ultimo anno sono aumentate le telefonate al centro antiviolenza pisano di persone vicine (genitori, parenti stretti, amiche/i, vicine) a donne che vivono situazioni di violenza. Anche in questo caso complice la pandemia, come spiega Giovanna Zitiello, coordinatrice del centro antiviolenza della Casa della donna.

“Probabilmente i periodi di lock-down, coabitazione forzata e limitazioni di movimento - sottolinea Zitiello - hanno portato familiari, amiche, amici e vicine/i ad accorgersi e riconoscere gli effetti della violenza su sorelle, figlie, vicine di casa e amiche. La rete familiare e amicale può essere fondamentale per sostenere le donne e spingerle a chiedere aiuto. E proprio alle reti familiari, in particolare a coloro che restano dopo un femminicidio dedicheremo questo 25 novembre la bellissima mostra fotografica “The consequences. I femminicidi e lo sguardo di chi resta” realizzata dalla fotogiornalista Stefania Prandi. La mostra sarà visitabile gratuitamente alla Gypsoteca in piazza San Paolo All’Orto fino al 2 dicembre. Mentre ai figli e alle figlie delle donne uccise, i cosiddetti orfani speciali - continua Giovanna Zitiello - dedicheremo un pomeriggio di approfondimento mercoledi 1 dicembre sempre alla Gypsoteca. Non dobbiamo, infatti, mai dimenticare che la gran parte delle donne uccise per mano maschile sono madri”.

I numeri del centro antiviolenza confermano che le donne con figlie/i sono più esposte alla violenza. La metà delle donne che nel 2021 hanno chiesto aiuto al Telefono Donna sono madri. Oltre il 75% è italiana e la maggioranza ha una relazione stabile. Inoltre, ben il 49,2% è disoccupata o ha un lavoro precario.

“I dati relativi alla situazione lavorativa delle donne che subiscono violenza - osserva ancora Pidone - sono sempre più drammatici, e a questo si aggiunge l’aumento della violenza economica salita dal 17,1% del 2020 al 27,9% del 2021. Numeri che purtroppo con la pandemia ci aspettavamo perché, ad ogni crisi o emergenza, il prezzo più alto lo pagano le donne. In questo ultimo anno, infatti, tante donne hanno perso il lavoro e si trovano maggiormente in condizioni di sudditanza economica. Oltre alle disoccupate, aumentano anche le donne in emergenza abitativa. Con la pandemia le donne sono sempre più povere e la povertà rende ancora più difficile uscire dalla violenza. Ecco perché noi, come tanti altri centri antiviolenza, avevamo accolto con grande interesse la recente introduzione del cosiddetto ‘reddito di libertà’, salvo poi scoprire che ha un finanziamento così limitato che solo 625 donne in tutta Italia potranno usufruirne. Un numero ridicolo e una vergogna, soprattutto considerando quanto, invece, sarebbe importante offrire un sostegno economico alle donne che intraprendono percorsi di uscita dalla violenza e che vivono in situazioni di grande precarietà”.

Rispetto alla tipologia di violenza, rimangono stabili i dati relativi a violenze di tipo psicologico (86%) e fisico (52%), aumenta invece nel 2021 lo stalking che era fortemente diminuito nel 2020 proprio a causa dei lockdown. Con un ritorno a condizioni di quasi normalità nella mobilità e nella vita di tutti i giorni aumentano purtroppo i casi di stalking: dal 6,3% del 2020 si è passati al 17% di donne che nel 2021 hanno chiesto aiuto alla Casa della donna perché vittime di persecuzioni, pedinamenti e minacce.

Infine la provenienza geografica: delle 409 donne che nel 2021 hanno contattato il centro antiviolenza della Casa della donna, il 60% sono residenti nei comuni della zona pisana, il 20% in Valdera, il resto abita in Toscana o fuori regione. Un dato che rende la rete degli sportelli territoriali della Casa della donna ancora più importante. Così dopo Vecchiano, Vicopisano, Fauglia, S. Giuliano T., Calci e Crespina-Lorenzana, lo scorso settembre - con il sostegno della Società della Salute - è stato inaugurato uno sportello a Cascina, e pochi giorni fa un altro a Ponsacco, in collaborazione con il Comune e FarmaValdera.

“In questo anno - ha commentato la presidente della Casa della donna Carla Pochini - portare il centro antiviolenza sul territorio è stata la nostra priorità perché proprio la pandemia ha reso ancora più urgente il bisogno di attivare in tempi rapidi percorsi di uscita dalla violenza così da evitare esiti che possono essere anche drammatici. Ecco che molto ci siamo impegnate per ampliare la rete degli sportelli antiviolenza e per promuovere percorsi di informazione e sensibilizzazione. Come la campagna Fiori Rossi contro la violenza, che in questi mesi ha coinvolto a Pisa e provincia tante donne, gruppi, associazioni, esercizi commerciali. Una campagna di attivismo tessile che ha avuto un grande successo e che si concluderà proprio il pomeriggio di giovedì 25 novembre con un grande flash mob aperto a cittadine e cittadini che si snoderà dalle Logge dei Banchi a Piazza San Paolo all’Orto. Ma numerose sono le iniziative che abbiamo messo in campo in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne: in città e in tanti comuni della provincia fino al 2 dicembre convegni, dibattiti, presentazioni di libri, film, spettacoli teatrali, inaugurazione di panchine rosse". 

"Tanti eventi - ha concluso Pochini - che dimostrano una grande sensibilità del nostro territorio e un rinnovato e diffuso impegno contro la violenza”.


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