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domenica 26 maggio 2019

Politica giovedì 26 ottobre 2017 ore 10:39

Una mozione sul futuro di Camp Darby

Camp Darby

E' stata discussa e approvata in Regione una mozione presentata dal Pd, che impegna la giunta ad operarsi per la restituzione dell'area all'Italia



FIRENZE — Procedere a una attenta valutazione delle prospettive della base militare di Camp Darby, per arrivare alla graduale restituzione dell’area nella disponibilità dell’Italia e delle comunità locali. Passa a maggioranza una mozione presentata da alcuni consiglieri del gruppo Pd, primo firmatario Andrea Pieroni (con Alessandra Nardini, Nicola Ciolini, Valentina Vadi e Simone Bezzini) e sottoscritta anche da Serena Spinelli (Art.1-Mdp). 

La mozione impegna la giunta regionale ad attivarsi con il governo nazionale per “comprendere quali siano le reali prospettive operative dell’insediamento militare di Camp Darby” e rilanciare “un dibattito e un confronto tra le istituzioni locali”, per l’avvio “di un percorso, per anni auspicato, di graduale ritorno dell’area di Camp Darby nella disponibilità dell’Italia e delle comunità del territorio”.

“La presenza della base data 1954 - ha spiegato Andrea Pieroni nell’illustrazione in aula -, il tema ha implicazioni che riguardano il Governo nazionale. Gli scenari che portarono all’apertura della base sono completamente cambiati, non c’è più la guerra fredda”. E dal 2012, ha aggiunto Pieroni, “non è più una base con un comando autonomo, ma di fatto una guarnigione satellitare di Vicenza, derubricata a deposito di munizioni”

Ora, ha concluso il consigliere, c’è una necessità di “attenuazione dell’impatto ambientale”, si impone una “valutazione sulle ragioni dell’insediamento della base militare americana a Camp Darby e se questa presenza sia da considerarsi ancora attuale e necessaria”. Di qui, la mozione, “con la quale richiamiamo e sollecitiamo l’azione della Giunta regionale per rilanciare il dibattito”.

Il consigliere Roberto Salvini ha annunciato il voto di astensione del gruppo Lega nord, ricordando “quando c’erano circa tremila carri armati e ci lavoravano mille e duecento persone” e si dice dispiaciuto dell’impostazione proposta dalla mozione: “Si sta andando in una direzione completamente diversa”. Camp Darby, ha aggiunto Salvini, rimane “una base strategica”, pronta a ospitare “altri sistemi militari più moderni”. 

Secondo il capogruppo di Sì-Toscana a sinistra, Tommaso Fattori, “la base militare diventerà la principale sede di stoccaggio delle armi in partenza verso nuovi teatri di guerra”. Fattori contesta al gruppo Pd di aver “dato il via libera al potenziamento della base, quando era il momento di opporsi. Ora sono stati investiti 45milioni di euro, la riconversione è molto più lontana” e ricorda una mozione respinta dalla maggioranza. 

“Tutti sanno il perché dell’ampliamento della base”, ha dichiarato la consigliera Monica Pecori (Gruppo misto-Tpt), che cita un comunicato di Medicina democratica: “Migliaia di tonnellate di armamenti saranno imbarcate per la guerra in Siria e Yemen”. 

Secondo Irene Galletti (Movimento 5 stelle) “colpisce l’ingenuità con cui si pensa di parlare di rilancio del dibattito, quando si conoscono benissimo le prospettive della base, si sa benissimo che le decisioni sono già state prese”. Di qui l’annuncio del voto contrario anche del gruppo M5s.

“Le motivazioni che mi hanno spinto a proporre questo atto - ha successivamente commentato Pieroni - sono molteplici: innanzitutto, definire le prospettive di Camp Darby è importante per avere un quadro più chiaro possibile del futuro dei civili impiegati nella base, che ad oggi sono circa 400; poi perché la scadenza prevista dal piano di riorganizzazione Usa entro la quale decine di ettari di superficie torneranno sotto il controllo italiano è fissata per il 2019 e non è dunque poi così lontana; infine, perché auspico che la realizzazione del progetto del nuovo tratto ferroviario, da Tombolo alla base, sia portata avanti guardando alla sicurezza della mobilità, ma anche con un chiaro piano per il futuro”.

“Ma - conclude Pieroni - oltreché occuparsi del progetto che riguarda la realizzazione della ferrovia, è importante dunque interrogarsi su quale sia, oggi, la reale funzione della base di Camp Darby nel nuovo scenario internazionale. Perché interessarsi del progetto considerandone solo l’impatto ambientale e non il resto, come ha fatto qualcuno nei giorni scorsi, è un po’ fare come chi si ferma a guardare il dito senza accorgersi che punta alla luna”.



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