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domenica 26 maggio 2019

Cronaca lunedì 28 aprile 2014 ore 14:30

"I cancelli anti-movida per spostare il problema di qualche metro"

ConfcommercioPisa chiede sicurezza. Ma "La città non deve alzare le mani e proclamare il proprio fallimento con una sorta di riserva indiana"



PISA — "Lavoriamo tutti i giorni per una città che abbia più servizi, più parcheggi e meno Ztl, bagni pubblici e decoro, infopoint e cartelli turistici, shopping e passeggiate. Lavoriamo per una città accogliente, pulita, ordinata, aperta alle famiglie e ai bambini, dove chiese, musei, biblioteche, teatri siano aperti anche nei giorni di svago e di festa. Una città che vive e che viene vissuta da tutti, nel rispetto delle regole e della legalità".
Per questo ConfcommercioPisa respinge l'idea di chiudere con dei cancelli le zone della movida pisana.
"Non consideriamo - spiegano la presidente e il vice Federica Grassini e Alessandro Trolese - la parola movida come denigratoria, ma come una modalità positiva di socializzazione, dove l'unica vera distinzione è tra coloro che si vogliono divertire nel rispetto degli altri e delle regole e una minoranza, che quelle regole non le rispetta.

La sicurezza è un diritto, che va garantito a chi abita in centro e a chi abita in periferia, a chi è residente, commerciante, turista, studente. La sicurezza è un dovere che le autorità, a partire dal sindaco, debbono perseguire con tenacia e determinazione, concentrando e utilizzando tutti gli strumenti e le risorse, umane ed economiche, che la legge mette loro a disposizione. Noi imprenditori siamo i primi a dare il nostro contributo per una migliore convivenza civile”.
Secondo ConfcommercioPisa, "La nostra città non deve alzare le mani, arrendersi, proclamare il proprio fallimento e innalzare inutili cancellate nei vicoli del centro storico, una sorta di riserva indiana dove proteggere illusoriamente cittadini e commercianti dal degrado e dalla microcriminalità.

Questa dei cancelli anti-movida è davvero una proposta inaccettabile, tanto più per una città turistica come Pisa, che avrebbe il solo effetto di certificare al mondo la nostra assoluta impotenza a gestire l'ordine pubblico.

Spostare un problema di qualche metro, da una strada a un'altra, è forse risolverlo? Indirizzare tossici e sbandati dal vicolo alla piazza è una soluzione migliore e più efficace? Certo, se anche i cancelli non dovessero poi bastare, si potrebbe ricorrere al filo spinato di Rio De Janeiro e Joannesburg, sperando che in questo caso il rimedio sia efficace.

Non stiamo parlando dell'interesse privato di qualche residente, ma parliamo di Pisa, città rinomata nel mondo, che aspira a riconoscimenti internazionali. Si può parlare di Unesco, di patrimonio dell'umanità, per una città costellata di zone off limits, costruita intorno ad un mosaico di piccole corti private, chiuse a chiave e difese da cancelli? Oggi i vicoli e domani le piazze, perché no? Presto, chiunque si riterrebbe in diritto di proteggere e blindare il luogo in cui vive, sia vicolo, strada, piazza, trasformandolo magari in un comodo parcheggio privato". 



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