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La questione israelo-palestinese ignorata dal G20

di - lunedì 08 novembre 2021 ore 07:30

Si è concluso il viaggio ufficiale del presidente palestinese Abbas in Italia. Una visita che cade a pochi giorni dal G20 di Roma, dove la questione israelo-palestinese non è stata minimamente accennata. Relegata in secondo piano da altre emergenze. E dalla maledizione di Trump che, al rifiuto dei palestinesi di accettare il suo piano di pace, riversò su di loro le proprie ire: taglio ai fondi, ostracismo diplomatico, silenzio mediatico. 

L'arrivo di Biden ha dato segnali di inversione di tendenza, tuttavia, non ha brillato in energia e rapidità. Proprio la lentezza della tempistica ha spinto Mahmud Abbas a chiedere l'intervento di Draghi e quello di papa Francesco. Per non lasciare cadere nel vuoto la soluzione di “due popoli per due stati”. Ma soprattutto per non perdere il riconoscimento di cui gode in Europa. 

Nel 2003 forte dell'appoggio statunitense Abbas, più conosciuto come Abu Mazen, allora primo ministro era entrato in collisione con il presidente Arafat. Perderà la sfida ma non il gradimento dell'opinione pubblica che comincia a guardare a lui come riformatore e leader del cambiamento. Il declino e gli eccessi della corte di Arafat, accusata di aver instaurato un regime dove dilaga abuso di potere e corruzione, alimentano la protesta interna, che viene canalizzata da Hamas oramai forza antagonista a Fatah. 

Sulla figura di Abu Mazen convergono le attenzioni internazionali, il premio nobel per la pace Yasser Arafat non era più presentabile al tavolo della trattativa. Di Abu Mazen piace lo sguardo onesto e la disposizione moderata. Un anno dopo la morte del rais con un plebiscito popolare diventa il successore alla Muqata. Il periodo buio del terrorismo, l'occupazione, la Striscia di Gaza trasformata in regno di Hamas, il congelamento del processo di dialogo con Israele, la polarizzazione politica nel campo palestinese, e il ritorno di Netanyahu sulla scena politica mediorientale contribuiscono a segnare negativamente il percorso di Abu Mazen. 

Del tutto incapace di sradicare i mali lasciati dal suo predecessore, e risucchiato dal vortice della lotta interna tra le varie fazioni di Fatah. Tensioni che negli anni a seguire produrranno strappi e accese rivalità frammentando il movimento. In questo arco di tempo prossimo al ventennio Abbas ha disegnato la sua parabola di rapporti con Washington, passando dal picco delle ottime relazioni con la Casa Bianca di Bush figlio alla fase discendente, culminata nella controversia con Trump. 

Parallelamente ha finito per perdere appeal, legandosi saldamente alla cerchia di palazzo, commettendo così lo stesso errore fatale di Arafat. Privo della legittimità carismatica di Mr Palestina ha saputo mantenere il potere restringendo lo spazio democratico: negando di fatto il diritto a libere elezioni, fatta eccezione per quelle amministrative. 

Un antico proverbio arabo recita: «Finché hai i sandali ai piedi, schiaccia il cardo e le spine e apriti la via». Motto che si addice ad un presidente arabo di 86 anni che non ha intenzione di lasciare la poltrona, circondato da coccodrilli e serpenti.


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