Politica Giovedì 01 Ottobre 2026 ore 10:35
"Al don Bosco il 150% di sovraffollamento"

Informativa al ministro Nordio sulla rivolta in carcere a Pisa, mentre Petrucci invoca le espulsioni: "Il 60% dei detenuti è straniero"
PISA — Inevitabilmente, quanto accaduto al carcere "don Bosco" di Pisa, dove tra il tardo pomeriggio di ieri, mercoledì 30 Settembre, e le primissime ore della mattinata di oggi è esplosa una rivolta dei detenuti di una sezione, ha scatenato le reazioni politiche.
A cominciare dal presidente della Toscana Eugenio Giani, che ha evidenziato come l'episodio richiami l’attenzione "sulle condizioni delle nostre carceri", tra "sovraffollamento, carenze strutturali e condizioni di vita difficili".
"Esprimo la mia totale e incondizionata solidarietà agli agenti della Polizia Penitenziaria e ai colleghi giunti da Firenze, che con grande professionalità e senso del dovere sono riusciti a domare la violenta rivolta scoppiata ieri sera e a riportare l'ordine - ha affermato invece Diego Petrucci, vicepresidente del Consiglio regionale - la situazione delle carceri è complessa e deriva da anni di totale immobilismo sul tema: bisogna però fare una riflessione sulla popolazione carceraria. Il don Bosco è infatti uno delle carceri toscane che vede una delle più alte percentuali di detenuti stranieri, quasi il 60%. La strada da seguire quindi, è anche quella di accelerare le espulsioni degli immigrati che delinquono: è tempo che si finisca di frapporre ostacoli o cavilli giuridici che impediscono i rimpatri. Su questo punto accogliamo con favore il fatto che il Governo stia portando avanti la realizzazione di un Centro per i Rimpatri nella nostra regione".
Intanto, la Uil Funzione Pubblica ha messo in chiaro i numeri. "A Pisa oltre 300 reclusi sono stipati in soli 185 posti, mentre risultano assegnati appena 185 agenti, quando ne servirebbero almeno 347 - ha spiegato Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria - situazione che è a dir poco precaria in condizioni normali, figurarsi quando si innescano disordini diffusi. È evidente che il sistema carcerario nel suo complesso non regga l'urto di 20mila detenuti in esubero: circa 66mila a fronte di poco più di 46.300 posti disponibili; e, per converso, di almeno 20mila agenti mancanti al fabbisogno operativo della Polizia Penitenziaria".
Nel frattempo, l'onorevole Fabrizio Benzoni, vicecapogruppo di Azione, è intervenuto alla Camera chiedendo un’informativa al ministro della Giustizia Carlo Nordio. "Oltre a esprimere la solidarietà agli agenti della Penitenziaria intervenuti, ricordo che quel carcere ha il 150% di sovraffollamento e sta subendo pesanti arrivi dalla casa circondariale di Sollicciano, che ha ricevuto una sentenza di chiusura di parte dei padiglioni - ha spiegato - la scorsa estate molti istituti penitenziari italiani sono stati al centro di rivolte e di aggressione nei confronti degli agenti penitenziari. Nelle carceri continuano a mancare formazione e lavoro, mentre il governo parla di 10mila nuovi posti da quattro anni, ma non se ne vede nessuno attuato".
Interrogazione al ministro arriva anche dal senatore leghista Manfredi Potenti. "Siamo, ovviamente, a conoscenza delle varie criticità presenti nelle carceri italiane e toscane, ma è inammissibile che dei detenuti possano, impunemente, fare addirittura delle dirette social, comunicando agevolmente con l'esterno - ha commentato - quello che è accaduto nella struttura carceraria pisana è, per noi, inaccettabile e ringraziamo le autorità competenti per aver gestito al meglio la situazione. È fondamentale chiarire in dettaglio i termini della grave vicenda e accertare le responsabilità. Ci preme, altresì, sottolineare come i problemi non riguardino solo i reclusi, ma pure la Polizia penitenziaria che lavora quotidianamente tra mille difficoltà, troppo spesso colpevolmente sottaciute, specialmente dalla sinistra".
"La rivolta è l'esito di una condizione invivibile e ingiusta, per i detenuti e per chi ci lavora, che è stata denunciata ed accertata negli ultimi mesi da più parti e che oggi accende un ulteriore riflettore nazionale - ha detto invece Paolo Martinelli, capogruppo de La Città delle Persone - sovraffollamento, carenze di organico, condizioni igieniche inaccettabili, morsi di cimici. In queste condizioni l'articolo 27 della Costituzione viene calpestato".
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