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Politica Giovedì 01 Ottobre 2026 ore 14:30
"Al don Bosco il 150% di sovraffollamento"

Informativa al ministro Nordio sulla rivolta in carcere a Pisa, mentre si susseguono le reazioni politiche: dal Consiglio regionale a quello comunale
PISA — Inevitabilmente, quanto accaduto al carcere "don Bosco" di Pisa, dove tra il tardo pomeriggio di ieri, mercoledì 30 Settembre, e le primissime ore della mattinata di oggi è esplosa una rivolta dei detenuti di una sezione, ha scatenato le reazioni politiche.
A cominciare dal presidente della Toscana Eugenio Giani, che ha evidenziato come l'episodio richiami l’attenzione "sulle condizioni delle nostre carceri", tra "sovraffollamento, carenze strutturali e condizioni di vita difficili".
"Come sottolineato anche dal presidente Giani, è fondamentale che il dialogo e il confronto prevalgano e che vengano tutelate tanto la dignità delle persone detenute, quanto la sicurezza di quelle che lavorano nel carcere in una situazione complicatissima - ha aggiunto l'assessora regionale Alessandra Nardini - a questo proposito, il mio ringraziamento va a chi in queste ore ha lavorato per questo, a partire dalla direttrice Alice Lanzarotto, che ho avuto modo di conoscere e apprezzare la dedizione con cui porta avanti il suo ruolo, e alla Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del carcere di Pisa, l'avvocata Valentina Abu Awwad. Le condizioni del carcere di Pisa le conosco bene, anche per le visite che ho effettuato negli ultimi mesi, e tornerò anche nelle prossime settimane. Il sovraffollamento che c'è è intollerabile, ma non è solo questo: da tempo denunciamo una situazione insostenibile, sia per quanto riguarda i numeri che per quanto riguarda le carenze strutturali e igienico-sanitarie, soprattutto nelle sezioni maschili. Sono condizioni indegne".
"Esprimo la mia totale e incondizionata solidarietà agli agenti della Polizia Penitenziaria e ai colleghi giunti da Firenze, che con grande professionalità e senso del dovere sono riusciti a domare la violenta rivolta scoppiata ieri sera e a riportare l'ordine - ha affermato invece Diego Petrucci, vicepresidente del Consiglio regionale - la situazione delle carceri è complessa e deriva da anni di totale immobilismo sul tema: bisogna però fare una riflessione sulla popolazione carceraria. Il don Bosco è infatti uno delle carceri toscane che vede una delle più alte percentuali di detenuti stranieri, quasi il 60%. La strada da seguire quindi, è anche quella di accelerare le espulsioni degli immigrati che delinquono: è tempo che si finisca di frapporre ostacoli o cavilli giuridici che impediscono i rimpatri. Su questo punto accogliamo con favore il fatto che il Governo stia portando avanti la realizzazione di un Centro per i Rimpatri nella nostra regione".
Anche il sindaco della città, Michele Conti, è intervenuto. "Fin dalla serata di ieri sono rimasto in costante contatto con il prefetto, seguendo l’evolversi degli eventi e lavorando in raccordo con le istituzioni preposte - ha spiegato - questa mattina ho sentito anche il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, che mi ha dato la propria disponibilità a venire personalmente in visita. Sarà un’occasione importante per verificare direttamente le criticità del don Bosco e confrontarci con chi vi lavora ogni giorno. Il Governo ha ereditato una pesante situazione delle carceri italiane, ma sta affrontando il problema con interventi concreti. A queste misure si aggiungono gli investimenti sull’edilizia penitenziaria, un piano da 10mila posti in più entro il 2027, e il rafforzamento degli organici della Polizia Penitenziaria".
Nel frattempo, l'onorevole Fabrizio Benzoni, vicecapogruppo di Azione, è intervenuto alla Camera chiedendo un’informativa al ministro della Giustizia Carlo Nordio. "Oltre a esprimere la solidarietà agli agenti della Penitenziaria intervenuti, ricordo che quel carcere ha il 150% di sovraffollamento e sta subendo pesanti arrivi dalla casa circondariale di Sollicciano, che ha ricevuto una sentenza di chiusura di parte dei padiglioni - ha spiegato - la scorsa estate molti istituti penitenziari italiani sono stati al centro di rivolte e di aggressione nei confronti degli agenti penitenziari. Nelle carceri continuano a mancare formazione e lavoro, mentre il governo parla di 10mila nuovi posti da quattro anni, ma non se ne vede nessuno attuato".
Interrogazione al ministro arriva anche dal senatore leghista Manfredi Potenti. "Siamo, ovviamente, a conoscenza delle varie criticità presenti nelle carceri italiane e toscane, ma è inammissibile che dei detenuti possano, impunemente, fare addirittura delle dirette social, comunicando agevolmente con l'esterno - ha commentato - quello che è accaduto nella struttura carceraria pisana è, per noi, inaccettabile e ringraziamo le autorità competenti per aver gestito al meglio la situazione. È fondamentale chiarire in dettaglio i termini della grave vicenda e accertare le responsabilità. Ci preme, altresì, sottolineare come i problemi non riguardino solo i reclusi, ma pure la Polizia penitenziaria che lavora quotidianamente tra mille difficoltà, troppo spesso colpevolmente sottaciute, specialmente dalla sinistra".
La senatrice Ylenia Zambito, del Partito Democratico, si è invece unita al segretario provinciale dei dem, Giovanni Russo. "Servono risposte istituzionali urgenti e interventi strutturali immediati, non il silenzio di un esecutivo sordo ai diritti costituzionali e umani dei reclusi e alla sicurezza del personale", ha detto Zambito. "Sosteniamo quello che è un vero e proprio grido d’aiuto - ha aggiunto Russo - le carceri italiane non sono all’altezza del loro compito e certificano il fallimento del Hoverno: condizioni di vita disumane, sovraffollamento, percorsi di reinserimento insufficienti, investimenti non pervenuti".
"La rivolta è l'esito di una condizione invivibile e ingiusta, per i detenuti e per chi ci lavora, che è stata denunciata ed accertata negli ultimi mesi da più parti e che oggi accende un ulteriore riflettore nazionale - ha detto invece Paolo Martinelli, capogruppo de La Città delle Persone - sovraffollamento, carenze di organico, condizioni igieniche inaccettabili, morsi di cimici. In queste condizioni l'articolo 27 della Costituzione viene calpestato".
Sulla stessa linea Luigi Sofia, capogruppo di Sinistra Unita in Consiglio comunale. "Quello che è accaduto non nasce nel vuoto - ha affermato - a Luglio siamo entrati nel carcere e abbiamo visitato l'istituto insieme a Ilaria Cucchi. Quel giorno assistemmo a scene di autolesionismo e al tentativo di suicidio di un giovanissimo detenuto, salvato grazie all’intervento degli agenti della Penitenziaria. Quando un carcere viene lasciato sprofondare nel sovraffollamento, nel degrado, nelle carenze igienico-sanitarie e nella mancanza di personale, a pagarne le conseguenze sono tutti: le persone recluse e le persone che lì dentro lavorano. Ignorare per mesi una situazione che continua a peggiorare non produce sicurezza, ma aumenta il rischio che le tensioni esplodano".
"Ieri sera siamo stati a lungo davanti al don Bosco, insieme ai volontari del carcere e vicini ai familiari dei detenuti - ha aggiunto Enrico Bruni, consigliere comunale del Partito Democratico - i familiari presenti hanno mostrato fotografie di detenuti con il corpo segnato da numerose punture di cimici e con importanti lesioni cutanee, alcune delle quali venivano indicate come possibili manifestazioni di scabbia. Già il 20 Settembre una familiare aveva denunciato la presenza nel Don Bosco di topi, blatte e cimici nei letti, oltre a muffa, sporcizia e gravi problemi di igiene. La protesta è terminata. I problemi che l’hanno innescata, invece, sono ancora tutti lì. E sarebbe il peggiore degli errori pensare che, chiusi i cancelli e spente le sirene, si possa semplicemente tornare alla normalità".
"La rivolta nata all'interno del carcere don Bosco è il frutto purtroppo inevitabile di scelte politiche che da anni ritengono le politiche di investimento sulle carceri del tutto secondarie - ha dichiarato Giulia Contini, capogruppo di Diritti in Comune - se, infatti, la pena non può mai essere contraria al senso di umanità, ci dobbiamo chiedere che cosa stiamo facendo per alleviare la sofferenza delle persone private della libertà personale. Perché scontare la pena in una struttura come quella del carcere don bosco non può che essere una sofferenza e anche perché a patire quella sofferenza sono delle persone".
Le posizioni dei sindacati
Intanto, la Uil Funzione Pubblica ha messo in chiaro i numeri. "A Pisa oltre 300 reclusi sono stipati in soli 185 posti, mentre risultano assegnati appena 185 agenti, quando ne servirebbero almeno 347 - ha spiegato Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria - situazione che è a dir poco precaria in condizioni normali, figurarsi quando si innescano disordini diffusi. È evidente che il sistema carcerario nel suo complesso non regga l'urto di 20mila detenuti in esubero: circa 66mila a fronte di poco più di 46.300 posti disponibili; e, per converso, di almeno 20mila agenti mancanti al fabbisogno operativo della Polizia Penitenziaria".
"Quello che è accaduto a Pisa conferma, tuttavia, quanto sia diventata difficile la situazione nelle carceri toscane - ha detto Francesco Oliviero, segretario del Sappe per la Toscana - il carcere di Pisa e gli altri istituti della regione sono ormai un vero e proprio inferno lavorativo, gestito nella totale indifferenza dell'amministrazione penitenziaria centrale. A fronte di una situazione di questa gravità, la proposta di integrazione dell'organico arrivata dai vertici è di appena 55 uomini e 5 donne, complessivamente 60 unità da distribuire in tutti gli istituti dell'intero distretto toscano. Una misura del tutto insufficiente rispetto alle esigenze reali e rischia di apparire come una risposta inadeguata a chi quotidianamente lavora esposto a situazioni di pericolo. Le piante organiche, come denunciamo da tempo, non sono mai state adeguate alle effettive necessità degli istituti. Il risultato di anni di tagli, disattenzione e carenze organizzative è sotto gli occhi di tutti: sezioni devastate, poliziotti costretti a turni massacranti e condizioni di sicurezza sempre più difficili".
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