Cronaca Martedì 01 Settembre 2026 ore 14:50
Don Bosco, l'Asl rileva 294 detenuti per 199 posti

La relazione dell'Asl rileva celle sotto i tre metri quadrati a persona, muffe nelle docce e una cucina in pessime condizioni strutturali e igieniche.
PISA — Il carcere Don Bosco ospitava 294 detenuti al momento del sopralluogo dell’Asl, a fronte di una capienza dichiarata di 199 posti. Novantacinque persone in più. I dati sono contenuti nella relazione redatta dopo l’ispezione del 19 Agosto e trasmessa il 28 Agosto alla Regione Toscana, al magistrato di sorveglianza, al Comune e alla direzione della casa circondariale.
Nel dettaglio, il documento indica la presenza di 261 uomini e 33 donne. La capienza regolamentare è invece fissata in 177 posti maschili e 22 femminili. Tra i detenuti risultano inoltre 30 persone con tossicodipendenze seguite dal Serd, 177 cittadini stranieri e 36 persone con problematiche psichiatriche.
"Come evidenziano i numeri forniti dalla direzione del carcere relativamente alla popolazione carceraria presente, si rileva una evidente eccedenza rispetto alla capienza dichiarata. Questo sovraffollamento si traduce necessariamente in un peggioramento delle condizioni di vita delle persone detenute incidendo negativamente sulla fruibilità degli spazi e sulla qualità delle condizioni igienico-sanitarie", si legge nella relazione dell’Asl Toscana nord ovest.
I tecnici hanno rilevato che in molte celle visitate non sono garantiti i tre metri quadrati calpestabili per ogni persona. In diversi casi manca anche una separazione completa tra il bagno e la zona destinata al pernottamento. Nelle docce comuni della sezione maschile sono state trovate infiltrazioni, muffe e condensa. Il documento segnala inoltre barriere architettoniche, l’assenza di ascensori e la mancanza di celle adeguate alle persone con disabilità.
Il livello igienico-sanitario della sezione maschile viene giudicato complessivamente insufficiente. Per quella femminile la valutazione è invece accettabile. Alcuni reparti, il centro clinico e il settore dei semiliberi non sono stati visitati perché il sopralluogo è stato interrotto da un principio d’incendio nel settore giudiziario maschile.
La parte più critica riguarda la cucina, dove vengono preparati i pasti per l’intera popolazione detenuta. La relazione descrive intonaco sfaldato, pavimentazione incompleta, griglie di scarico assenti, ampie zone con muffa, insufficiente ricambio d’aria e scarsa pulizia nei locali di accesso. Il bagno riservato agli addetti risulta inutilizzabile.
"In conclusione i locali destinati a cucina si presentano in fatiscenti condizioni strutturali e pessime condizioni igienico sanitarie", scrive l’Asl. Nel documento si prescrive che "vengano risolte quanto prima le criticità igienico-sanitarie riportate" e che "si dia corso agli interventi manutentivi e strutturali atti al miglioramento degli ambienti e della qualità di vita della popolazione detenuta".
Sulla relazione è intervenuta Diritti in Comune, che ha attribuito il sopralluogo anche alle segnalazioni formulate durante le visite in carcere e all’esposto depositato il 27 Luglio.
"La relazione dell'Asl dopo il sopralluogo al Carcere Don Bosco del 19 Agosto, effettuato a seguito delle dichiarazione al termine delle visite e del nostro esposto depositato in data 27 Luglio, non lascia spazio a interpretazioni ulteriori o attenuanti. La situazione all'interno delle mura carcerarie non è al limite: il limite è stato ampiamente superato", ha dichiarato Diritti in Comune.
"Particolarmente grave è quanto viene rilevato nella cucina, il luogo in cui viene preparato il cibo destinato a tutte le persone private della libertà ristrette al Don Bosco. Una cucina nella quale, secondo quanto riferito anche da alcuni detenuti, sono stati anche avvistati roditori. Se nei mesi scorsi non fossero bastate le numerose testimonianze raccolte, le segnalazioni e i report prodotti dalle associazioni, oggi è un’autorità sanitaria pubblica a mettere nero su bianco la gravità delle condizioni in cui versa il carcere Don Bosco", ha aggiunto il gruppo.
La relazione dà conto di interventi contro cimici e roditori già effettuati o ancora in corso. I trattamenti contro le cimici avrebbero ridotto il fenomeno nelle sezioni meno affollate, mentre la presenza risulterebbe persistente nel reparto giudiziario. Per i roditori sono indicate derattizzazioni ordinarie e straordinarie nella cucina e nel reparto semiliberi.
"Non siamo dunque di fronte soltanto a una situazione nella quale vengono rilevate condizioni ambientali e igienico-sanitarie potenzialmente in grado di mettere a rischio, anche nell’immediato, la salute delle persone private della libertà, ma anche a condizioni di detenzione difficili e degradanti. Tra le persone qui trattenute vi sono, come riferito dalla stessa amministrazione penitenziaria, anche persone con dipendenze e problematiche psichiatriche, quindi persone che presentano condizioni di particolare vulnerabilità e che avrebbero bisogno, ancora più di altre, di ambienti adeguati, sicuri e dignitosi", ha dichiarato ancora Diritti in Comune.
"Adesso è il momento delle responsabilità: che il Ministero della Giustizia tramite il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria provveda alla necessaria manutenzione e riqualificazione degli spazi e garantisca il non sovraffollamento dell'istituto, di modo che gli interventi possano davvero risultare efficaci, e che la Regione Toscana, responsabile della salute delle persone che vi sono trattenute, ma anche di chi vi lavora, non solo si faccia carico della questione presso il Ministero per quanto di sua competenza, ma che provveda fin da subito a quegli interventi necessari, non più differibili, e che avrebbero una immediata ricaduta sulla salute della popolazione", ha aggiunto il gruppo.
"Il Comune, infine, potrebbe fare la sua parte, ma evidentemente la popolazione detenuta è l’ultimo dei pensieri della giunta: dopo aver dichiarato esplicitamente che la tanto richiesta pensilina per i familiari non verrà realizzata, continua a rimandare la costituzione di un tavolo cittadino sul carcere, che potrebbe invece rappresentare lo spazio ideale per mettere in sinergia istituzioni, terzo settore e società civile e promuovere quelle misure necessarie a rendere la pena finalmente conforme ai principi costituzionali", ha concluso Diritti in Comune.
Michele Bufalino
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