Attualità Domenica 04 Ottobre 2026 ore 14:30
FairPlay, da quasi dieci anni al fianco dei giovani

Presentato come una novità un progetto contro disagio giovanile e bullismo. Ma il Gruppo Paim puntualizza, "sul territorio un'esperienza c'è già"
PISA — Un progetto strutturato contro il disagio giovanile, il bullismo e il cyberbullismo, con interventi nelle scuole, coinvolgimento di studenti, famiglie e insegnanti, attività di sensibilizzazione, formazione e sportelli di ascolto. È il nuovo piano quadriennale promosso dall'assessorato alle politiche giovanili del Comune di Pisa e realizzato con la cooperativa sociale Arnera, articolato nei percorsi “Giovani in ascolto” e “Giovani e bullismo”. Nella presentazione ufficiale il Comune ha sottolineato in particolare un elemento di novità. "È la prima volta che il Comune di Pisa attua un progetto di questo tipo con una durata quadriennale", evidenziando la volontà di costruire percorsi strutturati e continuativi rivolti ai giovani.
Ed è proprio su questo punto che dal Gruppo Paim nasce una domanda. "Perché a Pisa - hanno scritto in una nota - un'esperienza strutturata con obiettivi in larga parte analoghi esiste già da quasi dieci anni. Si chiama FairPlay ed è un progetto promosso da Gruppo Paim che negli anni ha lavorato sulla prevenzione del disagio giovanile, sul bullismo e sul cyberbullismo, coinvolgendo ragazzi, scuole, insegnanti e famiglie e mettendo a disposizione anche uno sportello gratuito di ascolto psicologico. Non solo. Il rapporto con il Comune di Pisa su questi temi non è una novità. Nel 2024 era stato lo stesso Comune a presentare ufficialmente “Fare Squadra”, progetto realizzato in collaborazione con Gruppo Paim per "sensibilizzare, prevenire e contrastare fenomeni di bullismo e cyberbullismo,sia nelle scuole che nelle associazioni sportive". Il progetto prevedeva anche la formazione di peer educator e attività nelle classi e nel mondo dello sport. È quindi difficile non interrogarsi sulla scelta di avviare oggi un nuovo percorso che presenta numerosi elementi già sperimentati sul territorio, anziché partire dal patrimonio di esperienza, relazioni e competenze costruito negli anni. La questione non è mettere in discussione l'utilità di nuove risorse destinate ai giovani. La questione è comprendere perché esperienze già esistenti, conosciute dalle istituzioni e sostenute negli anni anche attraverso collaborazioni con il Comune non siano state messe al centro di una progettazione capace di dare continuità e maggiore forza a quanto già realizzato".
Del resto, solo nell'ultimo anno, FairPlay ha coinvolto 70 classi e circa 1.400 studenti, attraverso 280 incontri in aula e circa 420 ore di attività educativa. Lo sportello di ascolto psicologico ha inoltre raggiunto 160 persone: 60 bambini e adolescenti, 55 insegnanti e 45 familiari, con circa 100-120 ore di ascolto e consulenza psicologica. A queste attività si aggiungono 20 incontri pubblici e tematici rivolti a scuole, insegnanti e cittadinanza e 8 incontri di socializzazione.
"La mano destra deve sapere cpsa fa la sinistra. Siamo contenti che il Comune decida di investire risorse sul disagio giovanile, sul bullismo e sul cyberbullismo. È un tema troppo importante per trasformarlo in una contrapposizione tra progetti - ha affermato Giancarlo Freggia, presidente di Gruppo Paim - ma proprio per questo non possiamo ignorare un dato: FairPlay lavora su questi temi da quasi dieci anni e lo stesso Comune di Pisa conosce bene questa esperienza e ha collaborato con noi. Non chiediamo di fermare nuove iniziative ma qualcosa di molto più semplice: prima di creare percorsi paralleli, guardiamo a ciò che il territorio ha già costruito, misuriamone i risultati e utilizziamo le nuove risorse per rafforzarlo, integrarlo e farlo crescere. Altrimenti il rischio è frammentare fondi, professionalità ed energie che potrebbero invece lavorare insieme"
"Non servono insomma esperienze contrapposte - ha sottolineato anche Simona Cotroneo, psicologa e psicoterapeuta - ma una rete nella quale competenze, servizi e professionalità possano rafforzarsi reciprocamente, mantenendo al centro i bisogni reali dei ragazzi edelle loro famiglie".
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