Pisa Sporting Club Mercoledì 12 Agosto 2026 ore 09:00
"Mio babbo calciatore", la magia di un documentario di terza media

All’esame Federico Andreotti presenta un documentario nato con il suo insegnante di sostegno Flavio Innocenti sul papà Paolo, commuovendo tutti
PISA — “Io sono orgoglioso del mio babbo”. Per Federico Andreotti, Paolo è prima di tutto il suo babbo prima ancora di un ex calciatore. Federico ha appena concluso la terza media alla scuola “Domenico Cavalca” di Vicopisano e ha una disabilità intellettiva. Nel suo percorso scolastico è stato seguito, insieme alla classe, dal docente di sostegno Flavio Innocenti. Per Pisa il nome Andreotti significa molto. È uno dei calciatori che accompagnarono il club negli anni più difficili della sua storia recente, quelli successivi al fallimento del 1994. Andreotti vestì la maglia nerazzurra dal 1995 al 2000, diventandone capitano e contribuendo alla rinascita di una società costretta a ripartire dall'inferno della Serie D. Pisano e tifoso del Pisa prima ancora che calciatore, è rimasto negli anni profondamente legato alla città, alla squadra e alla Curva Nord.
È da qui che nasce questa storia, un progetto pensato per dare a Federico uno strumento in più per esprimersi, lavorare sul linguaggio e, soprattutto, raccontare qualcosa che sentisse davvero suo. E Federico ha scelto il Pisa. Ha scelto suo padre, la sua storia da capitano, l'Arena Garibaldi, la Curva e quei ricordi che nella famiglia Andreotti passano ormai da una generazione all'altra. Ne è nato un documentario di circa dieci minuti con oltre 2000 visualizzazioni (visibile a questo link) presentato all'esame orale di terza media, nel quale è stato proprio Federico a decidere la direzione del racconto. Abbiamo raggiunto telefonicamente il professor Innocenti, che ha raccontato a Qui News Pisa la genesi del progetto.
Professor Innocenti, da dove è partita l'idea di realizzare un documentario per l'esame di Federico?"
“Federico ha qualche difficoltà nell'esprimersi e l'idea iniziale era quella di realizzare un lavoro che ci permettesse di lavorare sulla prosodia, sul modo di parlare e sulle parole. Allo stesso tempo volevamo dargli la possibilità di portare all'esame orale un prodotto che non fosse la solita presentazione in Power Point. Lui voleva fare qualcosa sul Pisa. Io di calcio non mi sono mai interessato particolarmente, ma gli ho detto: proviamo”.
Federico ha preso subito in mano le redini del progetto? "Assolutamente sì. La cosa divertente è stata che Federico ha fatto una serie di proposte che io, sinceramente, all'inizio pensavo fossero del tutto irrealizzabili! Quando mi disse che voleva intervistare Baldocchi, il capo ultras, gli risposi che non lo conoscevo e non sapendo se fosse il caso di portarlo all'esame di terza media. Poi voleva andare allo stadio a correre con il pallone e io gli facevo notare che l'Arena Garibaldi è uno stadio di Serie A, che non si può entrare così a fare le riprese... E invece alla fine abbiamo fatto davvero tutto! È stato un viaggio bellissimo".
Come sono state realizzate le riprese? Hai curato tu la regia? "In realtà io non sono un documentarista e non avevo mai fatto riprese video. Ho usato semplicemente il cellulare, è stato tutto molto semplice e spontaneo. La cosa fondamentale è che nella costruzione del documentario ho scelto di dare a Federico il pieno potere della narrazione. Questo mi ha portato su strade che, seguendo la mia logica formale, non avrei mai percorso. Per esempio, secondo me l'intervista al tifoso della curva era un po' lunga e l'avrei tagliata, ma ho voluto seguire fino in fondo le indicazioni di Federico. Lui non voleva tagliare nulla, le riprese sono rimaste integrali. Riguardandolo adesso, capisco che il valore autentico di quest'opera deriva completamente dalle sue scelte".
Ci sono stati anche altri contributi speciali all'interno della scuola?
"Sì, ed è stata una magia. Alle spalle di Federico c'è una famiglia straordinaria e un grande supporto da parte dei miei colleghi. In più c'è Nina, una sua coetanea, mia alunna di Materia Alternativa e un talento musicale assoluto. In pochi minuti, durante una prima ora di lezione, ha registrato con voce e ukulele una raffinatissima colonna sonora cantando De Gregori. C’è stata una convergenza di fattori positivi che ha reso il prodotto davvero speciale".
Come è stata accolta la proiezione il giorno dell'esame?
"È stata una sorpresa per tutti perché lo abbiamo tenuto nascosto fino alla "première" durante l'esame orale. I professori l'hanno visto per la prima volta in quel momento e devo dire che ha colpito tantissimo. Verso la fine c'è una dimensione di commozione fortissima. Per me ha rappresentato la conclusione più bella di due anni entusiasmanti trascorsi con questa classe. È un racconto che è diventato uno spaccato autentico di una famiglia e del suo legame profondo con la città e con la curva".
E adesso cosa c'è nel futuro di Federico?
"Federico si è iscritto al liceo artistico. Lavorare su un prodotto video e artistico come questo aveva perfettamente senso all'interno del suo percorso. Ora comincerà le scuole superiori; io rimango come docente alle scuole medie, quindi non lo seguirò sul piano scolastico, ma siamo diventati grandi amici e rimarremo sicuramente in contatto. Ha iniziato un nuovo capitolo, e sono certo che si farà valere".
E' orgogliosa anche la sorella, Martina Andreotti. "Ex alunno ma per sempre amici, verremo spesso a bussare alla tua porta", - ha scritto ringraziando il professor Innocenti -. Grazie per il tempo prezioso che ci hai dedicato e per la dedizione quotidiana che non ti è mai mancata Flavio, sarai sempre il nostro ex professore preferito. E che fortuna per chi ti incontrerà sulla sua strada".
Michele Bufalino
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