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Politica Lunedì 17 Agosto 2026 ore 20:45

Pensavano fossero scritte fasciste, invece era un cappotto termico

Clamorosa gaffe del Partito Democratico. Le scritte alla scuola Collodi ora sono un caso. Erano semplici indicazioni di cantiere per gli operai



PISA — "Pensavo fosse amore e invece era un calesse"? No, in questo caso la commedia politica andata in scena in città ieri sera potrebbe avere un altro titolo. "Pensavano fosse fascismo, invece era un cappotto termico"Quello che nel giro di poche ore era diventato un caso politico cittadino, con condanne, richiami all'antifascismo e allarmi per alcune presunte scritte comparse alla scuola Collodi, si è trasformato in una clamorosa gaffe. Alla fine infatti il fascismo non c'entrava nulla. La frase "Si fascia" non aveva infatti alcun significato politico: era un'indicazione lasciata dagli operai impegnati nel cantiere. E quelli interpretati come simboli riconducibili alla svastica erano frecce utilizzate per indicare le parti dell'edificio interessate dagli interventi.

Una spiegazione molto meno inquietante rispetto a quella che aveva infiammato il dibattito politico nella giornata di Domenica 16 Agosto. Tra i primi a intervenire erano stati esponenti del Partito Democratico, tra cui il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo, indicato tra i possibili futuri candidati del centrosinistra alla carica di sindaco di Pisa, e la senatrice Ylenia Zambito, entrambi con un comunicato stampa inviato alla nostra redazione. Sul caso era intervenuto anche il consigliere comunale Enrico Bruni, che successivamente ha cancellato il proprio post prima di scusarsi, pubblicamente, per l'errore. "Negli ultimi mesi Pisa è stata bersaglio di numerosi atti vandalici contro luoghi della memoria, spazi sociali e muri della città. Una lunga scia di intimidazioni fasciste, iniziata con scritte comparse sul muro del circolo Alberone e proseguita con episodi sempre più espliciti in città [...] Proprio per questo è doveroso chiarire che le scritte apparse sul muro della scuola primaria Collodi non avevano, come inizialmente temuto, un significato fascista. Erano indicazioni legate a lavori in corso: quelli che sembravano simboli runici erano frecce e la scritta interpretata come “sì fasci” era in realtà un “si fascia” scritto in modo poco leggibile. Sono contento che questa vicenda si sia chiarita nel migliore dei modi ed è giusto riconoscere con chiarezza l’errore di interpretazione. La preoccupazione espressa da me e da altri nasceva però da una sequenza reale e grave di episodi che non può essere sottovalutata. Possiamo anche sorridere dell’equivoco, ma non liquidare con battute il clima nel quale è maturato. Riconoscere un errore non significa abbassare la guardia: Pisa ha bisogno di attenzione e di una condanna netta di ogni intimidazione fascista".

L'equivoco era nato proprio dalle scritte lasciate sulle pareti durante i lavori. Espressioni tecniche come "Si fascia" e "No fascia", insieme ad alcuni segni grafici tracciati sul muro, erano state interpretate come riferimenti all'immaginario fascista e nazista. La successiva ricostruzione della loro origine ha però completamente ribaltato la vicenda.

A quel punto, inevitabilmente, dal centrodestra è partita la controffensiva, con una buona dose di ironia. Particolarmente duro Angelo Ciavarrella, capogruppo in Consiglio comunale di Futuro Nazionale con Roberto Vannacci. "Il 16 Agosto è stato surriscaldato, qualora ce ne fosse stato bisogno, dal disperato grido di allarme di ben tre esponenti DEM pisani che hanno scambiato per un rigurgito del ventennio le scritte fatte sui muri dagli operai impiegati nei lavori alle scuole Collodi".

Ciavarrella ha ironizzato soprattutto sull'interpretazione data alle indicazioni del cantiere. "Immagino che quegli operai scrivendo sui muri le parole 'SI FASCIA - NO FASCIA' e disegnando alcune frecce non si sarebbero mai aspettati la boutade che ne è seguita".

Il consigliere ha quindi rivolto la propria "più profonda e ironica solidarietà" agli operai, le cui annotazioni sarebbero state "scambiate per un attacco alla democrazia". Poi l'affondo politico contro Bruni, Mazzeo e Zambito, ai quali Ciavarrella assegna ironicamente "il premio estivo per la saggistica fantasy".

"La prossima volta, prima di lanciare allarmi democratici domenicali, non ritengano più opportuno aspettare il lunedì e consultare un geometra o il capo cantiere", ha aggiunto Ciavarrella. "Eviteranno di scambiare un tubo del gas in manutenzione o le indicazioni per installare un cappotto per una minaccia alle libertà civili".

Sulla vicenda delle presunte scritte e dei simboli estremisti apparsi al cantiere della scuola Collodi di Pisa interviene il Segretario Provinciale di Futuro Nazionale, Mario Palmieri, commentando l’allarme lanciato sui social dal trio PD. "Esprimo la mia più sincera solidarietà politica al consigliere Enrico Bruni, al vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo e alla senatrice Ylenia Zambito per questo clamoroso scivolone". dichiara Mario Palmieri. "Sottrarre tempo prezioso alle ferie e alla tranquilla domenica estiva, dopo un periodo di intenso lavoro al servizio della comunità, per lanciare allarmi social contro presunti rigurgiti eversivi è uno sforzo quasi commovente. Peccato che quei simboli e quelle scritte non fossero altro che indicazioni operative di cantiere per il cappotto termico. Rimuovere i post a tutta velocità non cancella lo strabismo ideologico della sinistra: d'ora in poi converrà consegnare agli operai un “vocabolario DEM”, così da scongiurare una nuova minaccia all'ordine democratico". "La vicenda assume contorni ancora più grotteschi»" incalza Palmieri. "Scelto per infliggere il “cappotto politico” al centrodestra alle prossime comunali, Mazzeo si ritrova ora a dover gestire il più prosaico cappotto termico della scuola Collodi. Godiamoci quel che resta dell’estate: quel pericolo agitato a gran voce è estinto ormai da ottant’anni, ma c’è chi continua a usarlo come pretesto propagandistico, collezionando gaffe inenarrabili".

Ancora più sarcastico Simone Fabbrini, consigliere comunale di Futuro Nazionale, che ha aperto il proprio intervento con "Vi racconto una barzelletta". Fabbrini ha ricostruito a modo suo la vicenda: "Un giorno qualche esponente della sinistra pisana si sveglia e vede dei simboli strani sul muro di una scuola pubblica, decidendo che quella era l'occasione giusta per tornare a parlare dei cattivi fasssisti".

"Poco dopo – nell'umiliazione totale – scoprono che le scritte sul muro erano state effettuate da alcuni operai per procedere nel cantiere", ha proseguito. Quindi la conclusione: "Ecco... questa non è una barzelletta uscita male ma ciò che il Partito Democratico ha di meglio da offrire e cioè il nulla più assoluto. Fatevi curare, il caldo dà alla testa!".

La vicenda ha rapidamente scatenato anche l'ironia sui social. Tra i commenti arrivati anche da lettori di QUInews Pisa e da esponenti del centrodestra, è circolata una battuta diventata quasi inevitabile dopo il chiarimento. Il vicecapogruppo di Pisa al Centro Lorenzo Vouk ha commentato: "Ah ma non è Lercio?". Anche Maurizio Nerini, consigliere comunale di Fratelli d'Italia rincara la dose, "Vi ci vuole uno bravo davvero". Così come Francesco Niccolai, consigliere comunale passato al gruppo misto, che ha condiviso gli screen dei post cancellati dai politici del Partito Democratico. "Post invecchiati malissimo... e spariti dalla circolazione. Ma prima che fosse detto loro che si trattava di scritte di cantiere, come potevano aver rinvenuto qualcosa di asseritamente fascista? Credo che non siano necessari ulteriori commenti". Così, inoltre, la consigliera comunale di Fratelli d'Italia Rachele Compare, "La caccia al fascismo che finisce… davanti a un cappotto! Mazzeo, Bruni e Zambito vedono nelle scritte sui muri delle Scuole Collodi chissà quale rigurgito fascista. Peccato fossero semplicemente indicazioni tecniche degli operai per i lavori di ripristino del cappotto. Insomma, non era tornato il fascismo: era tornato il cappotto! Quando l’ideologia acceca la ragione, anche le scritte degli operai diventano un complotto fascista! E, se manca la sostanza, evidentemente ogni muro può diventare un manifesto elettorale. Quelli bravi". 

Così, nel giro di poche ore, quello che era stato presentato come un caso di scritte fasciste e naziste su una scuola si è chiuso con una spiegazione molto più prosaica: nessuna propaganda politica, ma indicazioni di lavoro lasciate dagli operai per la realizzazione del cappotto termico.

Michele Bufalino
© Riproduzione riservata


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