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Politica martedì 20 aprile 2021 ore 17:30

Rischio terreni contaminati, Bedini fa il punto

L'assessore Filippo Bedini

L'assessore all'ambiente ha riferito sui cantieri dell'ex Vacis e all'aeroporto militare, finiti nell'inchiesta su 'ndrangheta e rifiuti del Cuoio



PISA — In merito all'inchiesta giudiziaria denominata "Keu", sul presunto smaltimento illecito di rifiuti del Comprensorio del Cuoio in vari cantieri edilizi della Toscana da parte di clan della 'ndrangheta, l'assessore comunale all'ambiente Filippo Bedini ha risposto a un question time presentato dal consigliere Francesco Auletta (Diritti in Comune). In particolare, Auletta ha chiesto "quali iniziative urgenti abbia intrapreso l'amministrazione a tutela della salute pubblica e dell'ambiente per avere tutte le verifiche sulla presunta presenza, secondo quanto emerso dalla stampa a seguito di questa inchiesta, di elementi altamente inquinanti all'interno di cantieri nell'aeroporto militare di Pisa e nell'area ex-Vacis".

L'assessore ha premesso che i due casi sono ben distinti e che gli uffici comunali sono costantemente in contatto con Arpat e con il suo direttore, Gaetano Licitra

In merito all'ex Vacis, "il sito oggetto dell'attuale intervento di riqualificazione - queste le parole di Bedini - è stato oggetto di specifica indagine ambientale con un procedimento che attualmente chiuso. E' stata effettuata la presa d'atto della mancata necessità di bonifica e chiusura del procedimento, a seguito di uno specifico parere di Arpat protocollato col numero 62794 dell'8 Luglio del 2020 che ha definito l'area non contaminata e quindi esclusa dalla necessità di attivazione del procedimento di bonifica" 

"In data 22 Marzo 2021 la società che esegue i lavori - ha proseguito l'assessore -, volendo utilizzare per la modellazione dei terreni le terre scavate, pur essendo risultato che quel terreno non necessita di bonifica, ha effettuato ulteriori campionamenti che hanno confermato l'assenza del superamento delle concentrazioni della soglia di contaminazione, confermando la possibilità di riutilizzo delle terre come sottoprodotti presso il sito di produzione. Stamattina il direttore di Arpat, su richiesta dell'ufficio ambiente, ha comunque comunicato che nei prossimi giorni effettuerà ulteriori nuovi accertamenti sul sito ex Vacis".

In merito al presunto smaltimento illecito di fanghi all'aeroporto militare, Bedini ha fatto sapere che "agli atti dell'ufficio risulta unicamente attivo un procedimento relativo alla rimozione dei rifiuti presenti sotto il Piano di riflessione della guida planata". 

"Nel mese di Giugno del 2020 - ha spiegato - la ditta che stava eseguendo i lavori per la realizzazione di questo Piano di riflessione della guida planata ha acquistato materiale stabilizzato riciclato certificato da utilizzare come sottofondo del piano di riflessione. Questo stabilizzato è stato posto in opera nei mesi di Giugno e Luglio del 2020. In data 19 Ottobre 2020 la Procura della Repubblica di Firenze ha inviato alla ditta che stava eseguendo i lavori una comunicazione nella quale si evidenziava che, nel mese di Giugno, erano stati eseguiti campionamenti e analisi del materiale classificato come aggregato riciclato e che, dai risultati, risultava che tale materiale era da qualificare come rifiuto. Pertanto, in tale comunicazione, la Procura chiedeva, leggo testualmente, se i destinatari della comunicazione avessero effettuato autonomamente analisi e/o verifiche sul materiale impiegato, gli esiti delle stesse e le eventuali adozioni di operazioni finalizzate al ripristino e allo smaltimento del materiale posto in opera".

"Dalla suddetta comunicazione è seguita la realizzazione di un piano di investigazione ambientale in contraddittorio con Arpat - ha aggiunto Bedini - mirato alla verifica analitica del materiale aggregato riciclato posto in opera sotto il Piano di riflessione". Tale materiale, "secondo i documenti trasmessi dall'impianto, risultava qualificato giuridicamente come End of Waste, in quanto in possesso dei requisiti geotecnici e ambientali previsti dalla normativa. Tuttavia, in seguito ai risultati analitici del suddetto piano di investigazione, si è rilevato invece non rispettare i requisiti ambientali; e pertanto, non potendo essere considerato come End of Waste ma configurandosi ancora come rifiuto, si è rilevato opportuno prevedere nella rimozione". 

"Al momento - ha concluso Bedini -, i soggetti coinvolti stanno procedendo alla rimozione e allo smaltimento di tutto il Piano di riflessione realizzato e al collaudo finale delle matrici ambientali, cioè sottosuolo e falda acquifera, sotto il controllo di Arpat". La quale ha precisato, "con specifico parere, che qualora si dovessero riscontrare superamenti delle concentrazioni della soglia di contaminazione, dovrà essere presentata una notifica di potenziale contaminazione ai sensi della legge e, in funzione anche dei contaminanti e delle matrici contaminate, sarà individuato uno specifico iter di bonifica con gli enti competenti, da parte della proprietà e di altri attori eventualmente interessati".

A margine, da parte dell'assessore Bedini anche due considerazioni politiche. "La prima è la tragicità delle notizie che tutti abbiamo appreso, la gravità di una situazione che coinvolge purtroppo in maniera prepotente la politica e in particolare una parte, che governa attualmente il territorio del Cuoio, e mi auguro che prima possibile sia fatta luce sulle responsabilità. Perché è quanto mai preoccupante che ci siano eventuali infiltrazioni mafiose nella nel mondo del trattamento dei rifiuti, che è mondo lo sappiamo tutti, da sempre, esposto a questo tipo di rischi e che quindi dovrebbe o tutti ci aspetteremmo che fosse particolarmente monitorarlo, attenzionato. Invece continuiamo a scoprire che troppo spesso non è così".

"L'altra è una riflessione rispetto ad Arpat, che in Toscana conta poco più di 600 dipendenti e che riteniamo, auspichiamo, e coinvolgeremo in questo senso le le nostre forze politiche, perché la Eegione provveda a rinforzare adeguatamente la struttura organica di Arpat. Perché tutte le volte che, anche in questo consesso, abbiamo avuto una interlocuzione con questo ente, la prima cosa che è emersa da chi ne ha la responsabilità, è la carenza di personale. Io credo che, su questo tipo di cose, non possiamo rischiare che non sia fatto tutto quello che deve essere fatto per motivi legati alla carenza di personale. Quindi mi auguro che la Regione Toscana, da questo punto di vista, provveda a fare in modo che Arpat possa lavorare a pieno regime. Perché questa vicenda, così drammatica e vergognosa, testimonia ulteriormente l'importanza della funzionalità e dell'operatività di questo soggetto".

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