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Attualità Giovedì 05 Marzo 2026 ore 12:30

Unipi, l'agricoltura sostenibili ai raggi X

Uno studio che ha coinvolto anche gli studiosi pisani mette sotto la lente d'ingrandimento un fungo molto utilizzato nell'agricoltura sostenibile



PISA — L'agricoltura sostenibile è sempre sicura e sostenibile? Con questa domanda ricercatori e ricercatrici, anche dell'Università di Pisa, hanno condotto uno studio che è stato poi pubblicato sulla rivista internazionale Nature Microbiology. E che, nello specifico, ha preso in considerazione i funghi del genere Trichoderma, tra i principi attivi di natura biologica più diffusi in agricoltura sostenibile per contrastare le malattie delle colture e ridurre l’impiego di agrofarmaci di sintesi.

Lo studio aiuta infatti a capire perché Trichoderma sia così efficace nel controllo dei patogeni e indica come distinguere i ceppi più adatti all’uso agricolo da quelli che richiedono maggiore cautela. Per farlo, i ricercatori hanno esaminato 37 specie di Trichoderma, valutandone oltre 140 caratteristiche biologiche legate al metabolismo, alla resistenza agli stress ambientali, alla capacità di diffusione e alle strategie riproduttive.

Molte delle specie analizzate sono micoparassite: vivono cioè a spese di altri funghi, la maggior parte dei quali dannosi per le piante. Proprio per questa capacità svolgono un ruolo importante come agenti di biocontrollo, contribuendo a limitare naturalmente la diffusione delle malattie vegetali. Allo stesso tempo però, le specie analizzate hanno mostrato una forte variabilità di comportamento. Alcune, se non selezionati con attenzione, possono sfruttare condizioni favorevoli e produrre effetti non previsti, come una diffusione oltre l’area trattata, interferenze con altri organismi utili o problemi in contesti colturali specifici.

"Questo lavoro contribuisce a rendere l’agricoltura sostenibile non solo più vicina, ma anche più consapevole - ha spiegato Sabrina Sarrocco, docente di Patologia vegetale al Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali, da poco nominata vicepresidente della Società Italiana di Patologia Vegetale - mostrando come l’impiego di organismi benefici debba poggiare su una conoscenza approfondita delle loro caratteristiche biologiche e dei possibili effetti a lungo termine sull’ambiente e sugli organismi non bersaglio".

L'articolo stato realizzato nell’ambito del Community Science Program dello US Department of Energy Joint Genome Institute, coordinato dal Royal Botanic Gardens (Kew), in collaborazione con una rete internazionale di ricercatori di Trichoderma. Le osservazioni si sono basate su ricerche condotte in laboratorio e su campioni di suolo naturale, affiancate da analisi genomiche e da test ecologici su terreni forestali e agricoli.


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