Pisa Sporting Club Venerdì 16 Ottobre 2026 ore 07:30
Sclosa, “A Pisa l'anno più bello della mia vita”

Così il doppio ex della partita, “Fu come un film di Hitchcock”. Sull'attualità, "le scorie le abbiamo avute anche noi, bisogna avere pazienza"
PISA — Ci sono partite che restano nella memoria di una città e calciatori che, con un solo gesto, entrano nella sua storia. Claudio Sclosa è uno di questi. Il 14 Giugno 1987 trasformò il rigore che aprì la strada alla vittoria del Pisa sul campo della Cremonese, prima del raddoppio di Lamberto Piovanelli. Quel 2-1 consegnò alla squadra di Gigi Simoni la promozione in Serie A.
A quasi quarant'anni di distanza, Sclosa torna a parlare di quella giornata e del suo legame con Pisa, città nella quale visse quella che considera la stagione più bella della propria carriera, anche per la nascita della figlia. L'ex centrocampista, che ha indossato anche la maglia della Cremonese e oggi lavora come coordinatore dell'area scouting giovanile del Torino, guarda poi alla sfida di sabato all'Arena Garibaldi. Tra ricordi, giudizi sul Pisa di Paolo Bianco e riflessioni sul calcio moderno, Sclosa racconta il passato e il presente di due società che puntano a tornare in Serie A.
Sclosa, sabato si affrontano Pisa e Cremonese. Per lei è una partita particolare, considerando il gol segnato nel 1987 e il successivo passaggio in grigiorosso. Che ricordi conserva di quella giornata?
“Quando ne parliamo sembra quasi di essere ripetitivi e nostalgici, anche perché sono passati tanti anni. Ma quella partita fu importantissima in un anno che fu come un film di Hitchcock. Non andare in Serie A in quella stagione avrebbe comportato anche problemi di natura societaria, perché c'erano situazioni particolari dal punto di vista economico e della continuità del club. Al di là di questo aspetto, però, rimane soprattutto il modo in cui vivemmo quella promozione. Fu l'apoteosi di un'annata trionfale”.
Una promozione che arrivò al termine di un campionato complicato, con un finale incredibile.
“Nel girone di ritorno eravamo arrivati a quattro punti dalla quartultima posizione. Poi ci ritrovammo a giocarci tutto nelle ultime giornate. Andammo a Cagliari sapendo che una vittoria ci avrebbe permesso di affrontare il finale con maggiore tranquillità. Invece arrivò la sconfitta, poi battemmo la Lazio, che doveva salvarsi, e infine andammo a Cremona ad affrontare la prima in classifica, che fino a quel momento non aveva mai perso in casa. Era una situazione particolare: con il pareggio saremmo andati agli spareggi, con la sconfitta saremmo rimasti fuori, mentre vincendo saremmo saliti direttamente in Serie A. Fu qualcosa di straordinario”.
Lei ha sempre raccontato che l'esperienza pisana cambiò anche la sua carriera. Quanto fu importante Gigi Simoni?
“Io divido la mia carriera in due parti: prima di Pisa e dopo Pisa. Prima facevo il compitino. Essendo un giocatore disciplinato, facevo sempre quello che mi chiedeva l'allenatore e venivo utilizzato nei ruoli che servivano alla squadra, ma che non valorizzavano le mie qualità. Giocavo spesso da tornante esterno. Poi arrivò Gigi Simoni, che ebbe la capacità di ascoltarmi. Tornai a giocare nel mio vero ruolo, quello di centrocampista, e da lì cambiò la mia carriera”.
A Pisa segnò anche sette gol, più che in qualsiasi altra stagione della sua carriera.
“Esatto. Ma soprattutto quell'anno nacque mia figlia. Per questo considero quella stagione la più bella della mia vita. È nata mia figlia, ho segnato sette gol e sono tornato in Serie A con una squadra nella quale ero arrivato dopo una serie di vicissitudini, comprese quelle legate al calcioscommesse e alla possibilità di rimanere nella massima categoria. Alla fine ne è valsa la pena. Rifarei tutto, subito. La gioia e l'emozione che abbiamo provato quella domenica a Cremona penso siano ineguagliabili”.
Passiamo al presente. Pisa e Cremonese sono entrambe reduci dalla retrocessione e cercano di riconquistare subito la Serie A. Come vede le due squadre?
“Sono situazioni che conosco bene. Quando retrocedi dalla Serie A parti con il presupposto di doverci assolutamente tornare, ma non è mai facile. Secondo me Pisa e Cremonese sono due buone squadre, hanno giocatori validi e diranno la loro in un campionato molto lungo. C'è anche il Palermo, che viene da tanti anni nei quali sta cercando di raggiungere questo obiettivo. Credo comunque che Pisa e Cremonese abbiano tutte le possibilità e le qualità per tentare la promozione”.
La Cremonese ha cambiato allenatore dopo appena due giornate, esonerando Giampaolo. Una scelta che ha sorpreso?
“Su questo preferisco non esprimere giudizi. Non conoscendo direttamente l'ambiente e quello che è successo, è difficile valutare una decisione del genere”.
Che partita si aspetta sabato? Il Palermo ha già preso un certo vantaggio e per entrambe sarebbe importante non perdere terreno.
“È una partita importante perché vincendo prendi slancio, rimani attaccato al gruppo delle prime e nello stesso tempo puoi staccare qualche avversaria. In questo momento i tre punti contano molto, non soltanto per la classifica ma anche per il morale. Ti permettono di acquistare fiducia e di non perdere contatto con le squadre davanti”.
Come giudica invece il Pisa costruito quest'estate e l'arrivo di Paolo Bianco in panchina?
“A me la squadra piace. Bianco è un ottimo allenatore, che ha già fatto bene. Bisogna capire che non tutto può funzionare immediatamente. Serve un po' di tempo. Anche noi, dopo una retrocessione, ci trovammo a convivere con le scorie che rimangono nell'ambiente e all'interno della squadra. Ci vuole tempo per comprenderle e superarle. Però credo che il Pisa abbia tutte le qualità per potersi ritagliare un ruolo importante in questo campionato”.
Oggi lei è tornato al Torino, dove si occupa di scouting. Qual è esattamente il suo ruolo?
“Sono il coordinatore dell'area scouting. È un lavoro che mi piace molto e che mi permette di seguire da vicino la crescita dei giovani calciatori”.
Il calcio sta cambiando anche fuori dal campo. Ci sono sempre più figure professionali che lavorano attorno alle squadre e ai singoli giocatori. Dove sta andando questo mondo?
“Sicuramente stanno entrando nel calcio tante professionalità nuove. Le società hanno reparti strutturati, con persone che lavorano per migliorare le prestazioni della squadra. Credo però che si andrà sempre di più verso una preparazione individuale, pur all'interno di uno sport collettivo. Ogni calciatore avrà il proprio gruppo di professionisti che lo seguirà per permettergli di rendere al massimo”.
Un modello simile a quello degli sport americani?
“Credo che stia già succedendo. Basta guardare i grandi calciatori: ognuno ha il proprio preparatore e figure professionali che collaborano con quelle della società. Il giocatore deve essere quasi una macchina perfetta. Gli impegni sono tantissimi, le partite ravvicinate, i viaggi spesso estenuanti. Se non sei preparato e seguito in ogni particolare, inevitabilmente le tue prestazioni ne risentono”.
E dal punto di vista della crescita dei giovani?
“Lì, secondo me, la situazione è perfino peggiorata. Vedo meno voglia di accompagnare i ragazzi in un percorso di crescita corretto e più attenzione al guadagno immediato. I giovani devono essere aiutati, stimolati, ma soprattutto devono capire che il ritorno economico deve arrivare dopo, quando ci sono i meriti per ottenerlo. Ci sono situazioni imbarazzanti, nelle quali ragazzi molto giovani pensano di aver già raggiunto tutto, quando invece hanno ancora tantissima strada da fare. È anche un riflesso della società di oggi, dove si vuole tutto e subito. Ma nel calcio, e nello sport in generale, questo non può funzionare”.
Lei ha vissuto anche il mondo dei procuratori, prima di dedicarsi allo scouting. Come mai ha deciso di cambiare strada?
“Credo che quello dell'agente non sia mai stato un lavoro tagliato perfettamente per me. Quando ho cominciato, la parte che mi piaceva di più era proprio la ricerca dei calciatori, individuare i profili giusti per le società. Era lì che mi sentivo a mio agio. Il resto probabilmente era meno nelle mie corde. Bisogna anche considerare che quando ho iniziato a fare il procuratore il calcio italiano era diverso. Poi tutto si è trasformato, è diventato un lavoro sempre più orientato all'affare immediato”.
È cambiato anche il rapporto con i calciatori?
“Sì. Forse è un termine brutto, ma in certi casi si è arrivati quasi all'usa e getta. Si cerca l'affare subito, mentre si dedica meno attenzione alla costruzione e all'accompagnamento della carriera di un giocatore. Ed è un peccato, perché soprattutto i giovani avrebbero bisogno di essere seguiti nel modo giusto”.
Michele Bufalino
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