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Cronaca mercoledì 14 maggio 2014 ore 11:36

Sicurezza degli edifici, "Ci sono scuole di serie A e B"

Il presidente Pieroni critica la Spending Review. "Non si tratta di tagli: i fondi non ci arrivano già più. Saranno le Province a mantenere lo Stato"



PISA — Ci sono scuole di serie A e di serie B. E, quindi, anche studenti di serie A e di serie B, secondo quanto sostiene il presidente della provincia di Pisa Andrea Pieroni. 
"La scelta - spiega -, sul fronte della messa in sicurezza degli edifici scolastici, di consentire solo ai Comuni la possibilità di derogare al Patto di Stabilità interno lascia intendere che una parte della popolazione scolastica (quella delle superiori, i cui fabbricati sono sotto la responsabilità delle Province) sia meno degna di attenzione rispetto alle altre".

Ma questo è solo uno degli appunti che il presidente in scadenza di mandato fa alla riforma del governo Renzi.
Una riforma che poggia su "poche idee, ma confuse - secondo Pieroni. O, invece, molte, chiare e lucidamente tese a un obiettivo: mettere le Province in condizioni tali da collassare sotto il peso dell'assoluta mancanza di risorse, rendendole incapaci di qualsiasi attività e potendo così avere una giustificazione per cancellarle in via definitiva. Ma a rimetterci saranno le 'fette' di cittadinanza destinatarie dei servizi mantenuti in carico alle Province stesse: viabilità, edilizia scolastica, tutela dell'ambiente. Funzioni essenziali, che non potranno essere assolte, se si convertirà in legge il decreto con cui il governo ha apparecchiato un nuovo salasso a scapito delle finanze delle nostre amministrazioni".
Secondo la Provincia di Pisa, lo scenario che si va profilando con il percorso della Spending Review 2014 è un prelievo da oltre 2 miliardi di euro (da fare entrare nelle casse dell'erario), ripartito in parti uguali tra Stato, Regioni ed enti locali.
"Una sommaria divisione per tre - spiega Pieroni - che è un monumento all'iniquità: perché non tiene conto di come (tralasciando lo Stato) la spesa corrente delle Regioni sia di 48 miliardi (al netto della Sanità) e quella delle Province di 7,6, invece. Certo, considerando i Comuni (qui la cifra balza a 54 miliardi), gli enti locali presi in blocco vengono ad avere un 'peso' diverso: ma la suddivisione degli oneri tra Province e Comuni è stabilita nel rapporto di uno a uno (gli importi a carico delle prime sono di 360 milioni, quelli gravanti sui secondi di 340), nonostante, come appena evidenziato, la proporzione tra i valori delle rispettive spese correnti (7,6 miliardi contro 54) sia di uno a sette! Tenendo conto poi dell'ulteriore riduzione, pari a 100 milioni di euro, relativa al capitolo 'costi della politica', le Province andranno a corrispondere uno sforzo da 440 milioni".

Ma il calcolo dell'esborso non si ferma qui. "Anzitutto, finiamola con il chiamarli 'tagli'. Così sarebbe se si parlasse di riduzioni sui trasferimenti: ma questi già da due anni non esistono più, in virtù delle recenti Finanziarie. No, qui la 'direzione' è inversa: si tratta di versamenti, all'erario centrale, di tributi provinciali; per dirla chiaramente, le Province, traendole dai propri bilanci, pagano al Ministero dell'Economia 274 milioni: che sommati ai 440 annunciati per quest'anno daranno un totale di 634 milioni. Ecco, questo macigno renderà impossibile non solo centrare gli obiettivi del Patto di Stabilità (stabiliti oltre 2 anni fa e mai modificati, nonostante il tracollo nelle entrate). Ma anche adempiere le funzioni riguardanti gli ambiti già ricordati: strade, sedi degli istituti superiori, sicurezza del territorio".

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