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Cronaca venerdì 28 marzo 2014 ore 17:00

Stop alla caccia nel periodo riproduttivo e metodi ecologici

Le proposte di Legambiente e Wwf al piano di abbattimento provinciale delle volpi



PISA — La rinuncia al contenimento della volpe almeno nel periodo riproduttivo, due anni sperimentali di sola applicazione dei metodi ecologici, la verifica dei danni causati dagli animali. Queste le proposte di Legambiente Valdera e Pisa e del Wwf, in risposta alla decisione della Consulta faunistico venatoria della Provincia che nei giorni scorsi ha dato il via libera all’attuazione del piano di abbattimento delle volpi.

Le associazioni ambientalista hanno presidiato durante l’assemblea e hanno in parte anche partecipato alla seduta della Consulta e ora, attraverso un comunicato stampa ribadiscono il loro “no” e lanciano le loro controproposte. “Sembra che l'abbattimento al di fuori del periodo cacciabile – hanno detto le associazioni – non venga effettuato per limitare il numero di individui, quanto più per garantire l'aumento dell'avifauna e dei piccoli mammiferi che saranno comunque sottoposti a prelievo venatorio nella stagione successiva. In più, dalla discussione è emerso che vista la biologia

della volpe, l'abbattimento di un individuo permette a un altro più giovane di insediarsi, senza risolvere il problema ma anzi aggravandolo. Tuttavia – dicono – secondo i sostenitori dell’intervento, l'abbattimento dell'individuo lascerebbe un vuoto temporale tale da permette la riproduzione delle famose specie nidificanti a terra, gran parte delle quali cacciabili”.

Gli animalisti hanno rifiutato anche la proposta della Provincia di dimezzare il numero di individui massimo cacciabile (da 500 a 250) e l'eliminazione della caccia dentro la tana. “Se la caccia alla volpe non risulta scientificamente necessaria e i danni non sono provati – sostengono Legambiente e Wwf – non ha senso uccidere un animale il cui unico difetto è di competere con i cacciatori per le stesse prede, soprattutto in periodo riproduttivo”.

Le richieste delle associazioni ambientaliste infatti sono la rinuncia al contenimento della volpe almeno nel periodo riproduttivo per la specie (dalla fine di febbraio alla fine di settembre), la sperimentazione per due anni di metodi ecologici e la richiesta in casi straordinari di verificare i danni ipoteticamente causati dalla volpe caso per caso, e solo dopo di essa concedere la cattura e il trasferimento dell'individuo là dove siano comunque stati già applicati i metodi ecologici.



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