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Attualità martedì 02 novembre 2021 ore 12:17

Vaccini e ricorsi al Tar, “abbiamo ben operato”

A dirlo è il direttore dell’Azienda Usl Toscana nord ovest rispetto agli operatori sanitari che non vogliono vaccinarsi



LIVORNO — I 380 ricorsi al Tar promosso da operatori, dipendenti e lo ero-professionisti contro l’obbligo vaccinale dovrebbero essere respinti. Lo ha comunicato l’Azienda Usl Toscana nord ovest a seguito della sentenza in materia emessa nei giorni scorsi dal Consiglio di stato.

"Le motivazioni della sentenza del Consiglio di Stato - ha spiegato il Direttore Generale Dott.ssa Maria Letizia Casani - ci rafforzano nella convinzione di aver ben operato anche nell'attuazione delle norme sull'obbligo vaccinale nell'interesse della collettività e soprattutto dei soggetti più fragili e della sicurezza delle cure, obiettivi per i quali torno a ringraziare quanti si sono resi disponibili anche oltre gli ordinari obblighi lavorativi".

"Peraltro - ha aggiunto il Direttore Sanitario, dott. Luca Lavazza - dei 380 circa originari ricorrenti contro la nostra Azienda, 50 hanno deciso di vaccinarsi, per altri 40 sono state accettate le motivazioni di differimento. Tenendo conto che si tratta anche di soggetti che operano altrove o sul libero mercato, il rifiuto della vaccinazione riguarda una piccola compagine di operatori rispetto ai 14mila dipendenti aziendali".

Tra i principali elementi esposti nei ricorsi ci sono la non sicura efficacia e sicurezza dei vaccini e il presento contrasto con l’art. 32 della Costituzione e il diritto di autodeterminazione che esso riconosce alla persona.

Aspetti che vengono snocciolati nella sentenza del Consiglio di Stato. Secondi i giudici, dunque, l’obbligo vaccinale per chi esercita una professione sanitaria risponde a criteri di ragionevolezza, proporzionalità e uguaglianza. Inoltre, ‘nel dovere di cura, rientra anche il dovere di tutelare il paziente’, quindi evidentemente non sono contemplate ‘visioni individualistiche e egoistiche’. Il Consiglio di stato ha anche fatto un passaggio sulla trasparenza che, se correttamene perseguita, contribuisce al rafforzamento dei diritti fondamentali e aiuta a stroncare il diffondersi di pseudoconoscenze o di credenze irrazionali.


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