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martedì 22 agosto 2017

LA BIBLIOTECA DI BABELE — il Blog di Francesco Feola

Francesco Feola

Francesco Feola, cilentano di Ascea, da anni è emigrato a Pisa (per studio, per amore, raramente per soldi), dove si è laureato in Lingua e Letteratura Italiana, e dove ora è Dottorando di Ricerca in Studi Italianistici. Legge tanto e talvolta scrive qualcosa che lo soddisfa, strimpella una vecchia chitarra classica e come mentore di Pisa CoderDojo cerca di insegnare ai bambini a programmare.

​Mezz’ora dopo il tè con Virginia Woolf

di Francesco Feola - giovedì 11 agosto 2016 ore 07:35

Sto leggendo Diario di una scrittrice(A writer’s diary) di Virginia Woolf, in un’edizione Mondadori del 1959 trovata in biblioteca.

È il mio primo incontro con una delle voci che più hanno lasciato il segno nella letteratura del Novecento. Un incontro che non poteva essere più intimo e intenso. Forse il migliore.

Dei ventisei volumi di diario che Virginia Woolf lasciò alla sua morte, scritti dal 1915 al 1941, il marito Leonard Woolf ha curato, nel 1953, un’edizione con una scelta di brani significativi.

Il taglio restituisce, come appunto suggerisce il titolo, il ritratto della scrittrice Virginia Woolf, tacendo pudicamente le pagine più personali che riguardano la donna Virginia Woolf.

Sono davvero interessanti i suoi giudizi, spesso severi anziché no, sulle opere che sta leggendo, e sui colleghi scrittori suoi contemporanei, che incontra regolarmente, recensioni ancora più taglienti, proprio perché affidate a un diario, di quelle che pubblicava sul Times.

È inoltre un privilegio entrare nella fucina della sua arte leggendo le considerazioni, altrettanto severe, sulla propria produzione letteraria, ossia sui romanzi e racconti che già ha pubblicato, su quelli che sta scrivendo e su quelli che ha intenzione di scrivere, accanto a riflessioni sulla forma e sullo stile della sua scrittura.

E poi le descrizioni di persone, luoghi e avvenimenti, che sono in fondo la materia prima di cui si nutre la sua scrittura. Un diario cui Virginia Woolf si dedicava un po’ come esercizio di scrittura e un po’ per lasciare un messaggio alla Virginia del futuro.

Mi colpisce, infine, come pagina dopo pagina già s’intravedano, gradualmente e drammaticamente quali fulmini a ciel sereno, i segni di quella malattia che la condurrà al suicidio...

La lettura non procede molto spedita: perché sono in vacanza, perché la scrittura diaristica è molto densa, e anche perché la traduzione è in un italiano di mezzo secolo fa. Nonostante questo, leggendo sento che vorrei a mia volta scrivere un diario come quello di Virginia Woolf.

Il fascino di quest’opera mi rapisce, è uno di quei libri che vorrei continuare a leggere appena ne interrompo la lettura: sotto l’ombrellone, dopo pranzo, per conciliare la pennichella pomeridiana, o la sera prima di andare a letto. Anche se il momento ideale per leggerlo credo sia proprio lo stesso in cui lei solitamente lo scriveva, ossia in quella mezz’ora dopo il tè.

Francesco Feola

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