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LA BIBLIOTECA DI BABELE — il Blog di Francesco Feola

Francesco Feola

Francesco Feola, cilentano di Ascea, da anni è emigrato a Pisa (per studio, per amore, raramente per soldi), dove si è laureato in Lingua e Letteratura Italiana, e dove ora è Dottorando di Ricerca in Studi Italianistici. Legge tanto e talvolta scrive qualcosa che lo soddisfa, strimpella una vecchia chitarra classica e come mentore di Pisa CoderDojo cerca di insegnare ai bambini a programmare.

​Posso dire la mia sul caso Elena Ferrante ?

di Francesco Feola - martedì 18 ottobre 2016 ore 07:00

È inevitabile che ci si scervelli per risalire all’identità di una scrittrice così di successo, anzi così geniale, per restare alla sua tetralogia bestseller L’amica geniale, come Elena Ferrante.

È normale che qualcuno, anzi più di qualcuno, anzi tutti, pure quelli che poi si scagliano contro quelli che a tutti i costi vogliono risalire all’identità della scrittrice, quantomeno s’interroghi. E, gira che ti rigira, è altrettanto normale che qualcuno arrivi a formulare delle ipotesi plausibili.

Marco Santagata, professore di Letteratura Italiana all’Università di Pisa, dantista e scrittore, ha ricostruito l’identikit dell’autrice sulla base dei soli elementi testuali contenuti nel secondo capitolo della saga, Storia del nuovo cognome, in cui la protagonista Elena Greco diventa allieva della Scuola Normale Superiore, che Santagata conosce bene da normalista a sua volta. Un reportage apparso su La Lettura, supplemento culturale del Corriere della Sera, il 13 marzo di quest’anno rivelava che secondo Santagata dietro Elena Ferrante si cela Marcella Marmo, napoletana (che la Ferrante sia di Napoli sembra l’unico dato certo), normalista e professoressa di Storia Contemporanea all’Università Federico II. Ma la professoressa ha subito smentito di essere l’autrice geniale.

Ora il giornalista Claudio Gatti ha pubblicato, lo scorso 2 ottobre sulla Domenica del Sole24ore, l’inchiesta che sembra “smascherare” in maniera definitiva Elena Ferrante: si tratterebbe di Anita Raja, traduttrice partenopea che vive a Roma. E che non ha smentito la notizia, bensì ha creato un account twitter per dare conferma e chiedere di essere lasciata in pace.

Incuriosito, ho cliccato sul tasto follow, messo mi piace ai suoi cinguettii e ritwittato alcuni di essi. Immediata l’ira dei fan, lettori e scrittori, contro il “paparazzo Gatti” per un’inchiesta che ha dato luogo a un acceso dibattito sul giornalismo, ovvero sulla linea sottile tra scoop e gossip. Ad ogni modo, caso risolto? Certo che no! La smentita stavolta è arrivata, sulle colonne di Repubblica, da Sandra Ossola, editrice di e/o che pubblica le opere della Ferrante: l’account twitter è un fake, una messinscena per depistare e confondere ancora di più. E dunque non solo il caso non sarebbe chiuso, ma il mistero su Elena Ferrante continuerebbe a infittirsi.

Io, che seguo la vicenda come spettatore, adesso ripenso a Benedetto Croce, il quale sosteneva che fosse inutile conoscere la biografia di un autore per comprenderne l’opera letteraria. Per poi trovarmi in disaccordo, perché oltre al nome e cognome, sia pure pseudonimo, io vorrei conoscere almeno le notizie essenziali sulla vita di un autore che leggo, spesso per me fondamentali per interpretare quello che scrive. E se io fossi fan di Elena Ferrante, vorrei sapere chi è Elena Ferrante.

Certo che se per ventiquattro anni un’autrice (o un autore?) tiene nascosta con tanta tenacia la propria identità, e al contempo ottiene un successo così vasto, è lecito quantomeno chiedersi il perché di questa scelta. Ed è altrettanto, non dico lecito ma comprensibile, che qualcuno maligni sul fatto che si tratti di «una geniale iniziativa commerciale, dal successo sbalorditivo», come aveva già sostenuto la giornalista Frederika Randall sulla rivista Internazionale del 2 gennaio 2015.

In fondo, anche i supereroi hanno le loro buone ragioni per tenere nascosta la loro identità: come il rampollo don Diego de la Vega, di famiglia troppo rispettabile per essere quel furfante di Zorro; o come il fotoreporter Peter Parker, che perderebbe il posto se non fotografasse sempre in esclusiva Spiderman; o come il multimiliardario Bruce Wayne, che vedrebbe sgretolarsi il suo impero se si sapesse che la notte va a fare a scazzottate con i cattivi di Gotham City nei panni di Batman.

O come ... (Anita Raja?), che però non si è ancora capito perché non voglia far sapere che è lei/lui Elena Ferrante, nuova Wonder Woman della letteratura non solo italiana ma internazionale, apprezzata anche oltreoceano, vedi il selfie postato su instagram dall’attore statunitense James Franco con la sua copia di My Brilliant Friend.

Cosa ne penso io? Innanzitutto penso che ci sia un vizio di forma nel modo in cui si sta cercando di risalire all’identità della scrittrice: tutti vogliono sapere chi è, quasi nessuno mi sembra che s’interroghi davvero sul perché dell’anonimato, a prescindere dal valore che questo possa avere, e di cui ha parlato Giuliano Milani, professore di Storia Medievale alla Sapienza Università di Roma, sull’Internazionale lo scorso 7 ottobre. E a proposito: che l’anonimato sia solo un modo per dare alla Ferrante la libertà di scrivere senza le scocciature di una vita pubblica, mi pare che non regga: anche se tutti sapevano chi fosse l’autore del Giovane Holden, J. D. Salinger riusciva a sfuggire, più o meno altrettanto bene, ai riflettori della sua notorietà!

Penso poi, come ho già detto, che trovo più che lecito voler sapere chi sia, certo entro i limiti dell’educazione e del rispetto verso il prossimo; e anzi, forse da questo punto di vista è Elena Ferrante che non rispetta fino in fondo i suoi lettori i quali, oltre a leggerla e ad amarla, le stanno anche fruttando una discreta fortuna economica...

Ma in definitiva, la penso un po’ come Erri De Luca, che dopo la presunta risoluzione del caso da parte di Claudio Gatti (per molti, credo, il vero supereroe della faccenda), ha dichiarato: «Svelato chi è Elena Ferrante? Chi se ne importa». Anche se, a differenza di Erri De Luca, ribadisco che a me di un autore interessa anche l’identità, oltre all’opera. Soprattutto quando sono un fan.

Francesco Feola

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