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martedì 28 giugno 2016

LA BIBLIOTECA DI BABELE — il Blog di Francesco Feola

Francesco Feola

Francesco Feola, cilentano di Ascea, da anni è emigrato a Pisa (per studio, per amore, raramente per soldi), dove si è laureato in Lingua e Letteratura Italiana, e dove ora è Dottorando di Ricerca in Studi Italianistici. Legge tanto e talvolta scrive qualcosa che lo soddisfa, strimpella una vecchia chitarra classica e come mentore di Pisa CoderDojo cerca di insegnare ai bambini a programmare.

​Pisa città proletaria

di Francesco Feola - lunedì 14 marzo 2016 ore 09:12

Era il 1989 quando Athos Bigongiali faceva il suo esordio con Una città proletaria, stampato da Sellerio nella collana La memoria, fortemente voluta da Leonardo Sciascia

Al romanzo dell’autore pisano seguì un enorme quanto inaspettato successo, tanto che Elvira Sellerio volle subito una nuova edizione per l’anno seguente. Ma dopo aver ispirato anche uno spettacolo teatrale e un’opera lirica, essere rimasto per settimane nella classifica dei libri più venduti, e aver ricevuto recensioni lusinghiere come quella di Remo Ceserani su Il Manifesto, il libro è finito fuori catalogo, e sembrava destinato allo stesso oblio della storia che raccontava.

Ora, dopo più di venticinque anni, la giovane casa editrice pisana MdS l’ha riportato alla memoria pubblicandone la riedizione Sellerio del 1990, corretta e ampliata con nuovi capitoli, tra cui uno significativamente intitolato A conti fatti. Quindi, come sottolinea l’editore Fabio Della Tommasina, si tratta piuttosto di una terza edizione, che è stata presentata sabato 12 marzo al Teatro Verdi con il Prof. Marco Santagata a dialogare con l’autore.

Si rievoca la Pisa industrializzata nei primi anni del Novecento con la sua Camera del Lavoro, la vigilia della Grande Guerra tra interventisti e antimilitaristi, il furore, la rabbia e il fermento di quegli anni, l’anarchismo pisano e non solo, e la sua dialettica interna tra i diversi anarchismi. Protagonisti indiscussi, cui è dedicato l’intero racconto, sono i vinti. 

“Un libro – spiega Bigongiali – scritto come quando si accende un caminetto spento: con questa piccola idea in mente nacque una fiammata”. Una pagina di storia locale, che poi è storia italiana, messa da parte, più o meno volutamente dimenticata, ma che andava raccontata. “E lo feci nel modo più semplice possibile, usando le armi della Letteratura”. 

Un romanzo corale, frutto di uno scrupoloso lavoro sui documenti dell’epoca, che restituisce una Pisa vitale e fertile di cultura agli inizi del secolo scorso; un libro e una vicenda che forse oggi pochi conoscono, ma che riguarda la storia individuale e collettiva di tutti noi; un caso letterario che per la qualità della scrittura e la forza del testo piacque tanto ad Antonio Tabucchi da invitare Athos Bigongiali a pranzo nella sua casa di Vecchiano.

Un volume, nell’edizione targata MdS, importante anche e soprattutto per le nuove generazioni, per chi non può ricordare l’uscita del libro e per chi ancora non l’ha letto: attraverso gli eventi narrati, infatti, Athos Bigongiali ha saputo dare una chiave di lettura privilegiata dell’ambiente in cui i pisani di tutte le età, ma anche le migliaia di studenti e lavoratori fuorisede, vivono quotidianamente.

La copertina è molto più accattivante rispetto all’edizione Sellerio, proprio per raggiungere i lettori delle generazioni future: un’immagine trovata in rete su cui sono stati inseriti volti noti quali  Fabrizio De André, Errico Malatesta, Franco Serantini, Leda Rafanelli e altre importanti donne e uomini anarchici.

Francesco Feola

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