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Cronaca lunedì 24 marzo 2014 ore 15:35

Caccia alla volpe, mercoledì si decide

Legambiente manifesterà sotto al palazzo dove si riunisce la consulta che decide sul piano di abbattimento di 500 volpi



PISA — Prima era stata deliberata, poi la rivolta popolare l'ha fatta sospendere. Ma sull'abbattimento di 500 volpi, la Provincia di Pisa ora deve decidere.
Mercoledì 26 marzo alle 15, mentre nella sala dei Comuni in via Pellico si riunirà la consulta faunistico-venatoria, fuori del palazzo della a manifestare ci saranno gli ambientalisti e gli animalisti della provincia di Pisa, con un presidio che andrà avanti dalle 15 fino alle 18 organizzato da Legambiente.
“La cosa più grave - sottolineano le associazioni ambientaliste e animaliste attraverso la voce di Legambiente Pisa e Valdera -, è il quadro conoscitivo assolutamente inadeguato e approssimativo su cui si fonda il Piano di controllo. Non si sa qual è la consistenza della popolazione di volpi in provincia di Pisa. Non si sa quante ne sono state abbattute durante la stagione venatoria, quando, nonostante si tratti di specie cacciabile, i cacciatori ne evitano l’abbattimento, per poi lamentarsi, a caccia chiusa, dei danni di questa specie, in modo da ottenere la possibilità di abbattimenti per tutto l’anno. Non si considera la relazione fra l’andamento delle popolazioni di volpe e i ripopolamenti a scopo venatorio, fatti con animali allevati, inadatti a difendersi, che facilmente diventano preda delle volpi. Dispiace continuano le associazioni ambientaleiste - vedere le associazioni agricole e venatorie difendere con tanta decisione un Piano di cui non si conoscono gli effetti di disturbo sulle altre specie: in pieno periodo riproduttivo infatti la caccia con i cani, estesa anche alla tana, può danneggiare specie protette come il tasso e l’istrice, ma anche molte specie di altri mammiferi e di uccelli. Inoltre l’uccisione dei cuccioli e delle femmine gravide, in una lotta senza quartiere a questo predatore, costituisce un elemento di crudeltà assolutamente gratuito e evitabile con altri metodi, che privilegino il controllo delle fonti di alimentazione, a partire proprio dalla disponibilità di prede: fagiani, lepri, pernici, allevate in cattività e inadatte alla vita selvatica”.

“Colpisce poi – concludono gli ambientalisti - che le associazioni agricole non si rendano conto dei pericoli connessi alla circolazione di persone armate nel periodo primaverile-estivo, quando l’uso turistico e ricreativo del territorio è maggiore e coinvolge centinaia di strutture agrituristiche e rurali, rischiando di provocare incidenti e una immagine del territorio pisano brutale e controproducente”.


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