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martedì 18 giugno 2019

Attualità giovedì 01 ottobre 2015 ore 16:40

Cellule in orbita per studiare l'invecchiamento

L'assenza di gravità le rende più anziane. in pochi giorni. Mandate nello spazio, hanno fatto ritorno sulla terra e saranno studiate da un team pisano



PISA — Per studiare gli effetti dell'invecchiamento e della sedentarietà prolungata, gli scienziati dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore
Sant'Anna
hanno spedito campioni di cellule umane in orbita.

Partendo dal presupposto che l'assenza di gravità si comporti come una macchina del tempo, rendendo più anziane le cellule in pochi giorni terrestri, i ricercatori stanno cercando di individuare terapie più efficaci contro patologie come l'aterosclerosi e la pressione alta.

Endothelial cells, questo il nome del progetto, è culminato con il lancio di
cellule nello spazio, rientrate dopo un periodo di permanenza nella stazione spaziale internazionale, sabato 12 settembre

Il progetto è stato selezionato dalla European Space  Agency (Esa) e ha ricevuto il finanziamento dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Con Debora Angeloni hanno collaborato alla preparazione del lancio in orbita Ivana Barravecchia, Francesca Scebba, Olga V. Pyankova e Chiara De Cesari dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna.

"Nello spazio gli astronauti sono soggetti ad un  invecchiamento accelerato ma reversibile, che simula in maniera fedele ciò che avviene sulla terra in tempi molto più lunghi e in modo certamente non reversibile. Sui campioni di cellule rientrate in ottimo stato dallo spazio da ora in avanti sarà condotta un'ampia
serie di analisi di biologia molecolare - spiega Angeloni - L'obiettivo a breve termine della ricerca è caratterizzare i meccanismi molecolari attivati dalla permanenza nello spazio, quegli stessi che probabilmente sono attivati anche dall'invecchiamento fisiologico dell'endotelio".

"L'obiettivo a lungo termine - conclude la scienziata - è mettere a punto metodi per la prevenzione e per la riabilitazione utili non soltanto per gli equipaggi spaziali, soprattutto per quelli impiegati in missioni esplorative di lunga durata, ad esempio il progetto Marte, ma anche per un grande numero di pazienti sulla terra".



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