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Dove eravate quando avete capito il Coronavirus?

di - lunedì 23 marzo 2020 ore 08:00

Oppure, dov'eravamo mentre il Coronavirus ci stava venendo addosso? Tutti quelli che nel 2001 erano vivi e coscienti si ricordano dov'erano quando appresero che erano cadute le Torri gemelle. Lo seppi da internet, avevo appena controllato la mia primissima casella email. Virgilio aveva in home page la foto di una Torre fiammeggiante. Poi accesi la tv e un canale aveva la scritta “America sotto attacco”.

Per il Coronavirus è stato diverso. Prima ne abbiamo sentito parlare, poi lo abbiamo inquadrato come un problema lontanissimo. Ognuno ha appreso che fosse una cosa seria in un momento diverso.

Il momento in cui ho capito cos'era davvero il Coronavirus ho avuto paura. Quel momento è stato venerdì 6 marzo verso mezzanotte. Ero a letto, al buio. Ho letto una nota dell'Istituto superiore di sanità che aveva analizzato le prime 105 morti di persone positive al Coronavirus.

La mattina dopo, sabato 7 marzo, i morti totali erano 197. Oggi, 16 giorni dopo, sono 6,077. Ho iniziato a scrivere questo pezzo quattro giorni fa, i morti erano 3405.

Il terremoto ad Amatrice nel 2016 ha fatto circa 300 morti. Il record di morti in Italia, risultati positivi al Coronavirus, è di sabato 21 marzo. In sole 24 ore sono decedute 793 persone.

L'età media di quelle prime 105 persone morte era 81 anni. Il 67 per cento dei deceduti aveva tre o più patologie pregresse. La più frequente era l’ipertensione, presente nel 74,6 per cento del campione. I miei genitori sono ipertesi e fumatori. E' stato questo dato, scioccamente, egoisticamente, a farmi sobbalzare. Qualcosa che mi colpiva a livello familiare.

Ho preso seriamente il Coronavirus dopo che ho visto quanto potessero essere vulnerabili i miei genitori. Sabato 7 marzo abbiamo pranzato insieme perché era il compleanno del mio babbo, ma abbiamo rispettato le distanze e non ci siamo né baciati né abbracciati. Praticamente da più di due settimane stiamo rispettando le disposizioni che il Governo Conte ha varato dall'8 marzo in poi.

Qualche giorno fa ho fatto una ricerca su Whatsapp e sulla mail: la parola "coronavirus" è apparsa per la prima volta sul mio telefono il 22 gennaio (ed era riferita alla Cina). La parola "covid-19" è arrivata tre settimane dopo, 15 febbraio.

Tra la prima volta che ho letto Coronavirus sul mio telefono (quindi, indicativamente se ne parlava già da un po') e quando ho realizzato quanto drammatica fosse questa situazione sono passati quasi 45 giorni. Un mese e mezzo, questo il tempo che ho impiegato per capire davvero il Coronavirus.


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