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Attualità venerdì 31 ottobre 2014 ore 11:33

Enrico VII morì per avvelenamento da arsenico

Non fu avvelenato dai suoi nemici, né morì di malaria. Secondo una scoperta pisana l'imperatore fu ucciso dalla terapia contro il carbonchio.



PISA — "Enrico VII era affetto da carbonchio (o antrace), una malattia contratta probabilmente da uno dei suoi cavalli e che prevedeva la somministrazione terapeutica di piccole dosi di arsenico". Con questa coperta Francesco Mallegni, docente dell’università di Pisa e direttore del Museo archeologico dell’uomo di Viareggio, ha risolto il mistero che per sette secoli ha accompagnato la morte dell’imperatore avvenuta nel 1313 a Buonconvento.

Mallegni ha potuto condurre le sue analisi sulle spoglie di Enrico VII grazie a un’operazione coordinata dall’Opera primaziale pisana, che alla fine del 2013 ha permesso di riesumare i resti ossei del sovrano conservati nel Duomo di Pisa, per rilievi antropologici e patologici: “Enrico VII soffriva di antrace – spiega Mallegni – una malattia che lo aveva attaccato durante l’assedio di Firenze e lo aveva costretto a ritirarsi a Pisa, città ghibellina da lui molto amata. Di lì era partito per l’impresa napoletana contro Roberto d’Angiò seguendo la via Francigena, ma il male lo fece soccombere nei pressi di Siena”.

Grazie alle analisi antropologiche, Mallegni ha potuto ricostruire il cranio e il calco di Enrico VII, le cui sembianze non si discostano da quelle riportate nelle fonti storiche: “L’imperatore era descritto come un uomo dal volto gradevole, con naso sottile e appuntito e dalla bocca ben formata, e la ricostruzione fisiognomica realizzata dallo scultore Gabriele Mallegni non se ne discosta. Le fonti parlano anche di un tic nervoso all’occhio sinistro, particolare che, unito a un quasi certo bruxismo (il digrignamento involontario dei denti) fanno pensare a un uomo forse tormentato, sebbene le fonti ne parlino come un sovrano calmo e taciturno”.

La ricerca ha poi svelato altri particolari su Enrico VII: il sovrano era alto 1,78 metri e snello, forse per dimagrimento dovuto alla malattia. Dallo studio antropologico dei resti inoltre, gli arti inferiori risultano molto più robusti di quelli superiori, caratteristica che prova che il sovrano andava a cavallo forse già da bambino. 

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