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Cronaca venerdì 04 aprile 2014 ore 12:25

I pisani a Del Rio: "Tagliare i parlamentari, altro che le Province"

L'opinione pubblica si spacca sul disegno di legge. La maggioranza dei pisani non ha fiducia nella proposta ma c'è anche chi è moderatamente ottimista



PISA — Pisa si spacca in due sul disegno di legge del ministro del Del Rio che ha già superato il voto del senato e ora dovrà andare al vaglio della Camera dei Deputati.
Trasferimento di personale e funzioni dalle province ad altri enti territoriali, trasformazione degli organi provinciali in enti istituzionali di secondo grado, ovvero con funzioni amministrative con una drastica riduzione della rappresentanza politica che non verrebbe più eletta dia cittadini se nono dopo l'approvazione di una legge ad hoc e dal 1 gennaio 2015, istituzione di 10 città metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Reggio Calabria e Roma Capitale.
Questi i punti chiave della riforma che divide la città tra gli speranzosi e gli scettici. Per Pisa , merita ricordarlo la situazione si è complicata rispetto alla riforma proposta dal governo Monti che prevedeva l'accorpamento delle province e in quel caso Pisa sembrava essere la candidata a rimanere capoluogo con una sorta di “annessione” di Lucca, Livorno, Massa Carrara, secondo le ipotesi che circolavano tre anni fa.

Comunque sia tra i pisano c'è chi vede male il modello proposto daI ministro Del Rio dove le province diventerebbero solo realtà amministrative e i consigli provinciali verrebbero sciolti. Su tutto questo il presidente della provincia di Pisa Pieroni ha già manifestato tutta la sua contrarietà.

Valentina Luschi, commerciante pisana dice: “Bisognerebbe tagliare altrove, partendo dagli stipendi e dai benefici dei parlamentari. Solo quando questo sarà fatto, allora si potrà pensare a una riforma degli enti locali”. Tra i contrari al disegno di legge c'è anche Enrico Tellini che esordisce dicendo: “Non servirà a niente perché occorrerà istituire nuovi enti in sostituzione a quelli provinciali. I problemi dell’Italia invece si risolverebbero facendo dei tagli ai vertici dello Stato”.

C’è poi chi, come Sergio Dantoni, pensionato e Daniele Merone, autista Ctt, definiscono la riforma come “un semplice spostamento di funzionari da un ente all’altro, che non farà risparmiare niente allo Stato, creando anzi un surplus di personale altrove”.

Della stessa opinione anche Giovanna e Emilia, commercianti: “ Un surplus che in Italia esiste già e che continua ad essere alimentato. Siamo stanchi delle parole, ora vogliamo i fatti e meno parlamentari”.

Per buona parte dei pisani, insomma sarebbero altri i provvedimenti da prendere oggi per il paese. C’è chi punta il dito contro gli stipendi e il numero dei parlamentari, chi sulla mancanza di sicurezza e chi come Gianmaria Mallegni esorta: “Sarebbe più utile dare spazio ai giovani, varare una riforma scolastica e investire su istruzione e sanità”.

Ma a Pisa la riforma sulle province vanta anche diversi sostenitori, tra questi Giuseppe Mosca. “Le province – dice Mosca - sono troppe e potrebbero essere benissimo accorpate. E’ anche vero però che dovrebbero essere ridotti il numero e gli stipendi dei funzionari ai vertici dello Stato”. Anche Giampiero Palermo, odontoiatra, guarda con speranza alla riforma ma pensa: “Dovrebbe essere accompagnata da una riforma economica che favorisca le piccole imprese e l’artigianato italiano, piuttosto che le multinazionali”.

Tra i sostenitori di una riforma cauta, da compiere un passo alla volta, c’è chi invece, come Jacopa Casara avverte la necessità di abolire le province il prima possibile e esclama: “ Ben venga la riforma, se questa porterà alla loro cancellazione”.

Se porterà a un taglio delle spese, la proposta trova favorevoli anche Elisa e Alice, commercianti del centro, anche se spiegano: “Ancora meglio sarebbe riformare completamente la dirigenza politica dello Stato e ridurne i privilegi. Il problema è che noi italiani non facciamo valere la nostra voce”. 



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